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Il crollo del Pil nel terzo trimestre dovuto al crollo dei consumi


Il crollo del Pil nel terzo trimestre dovuto al crollo dei consumi
13/11/2018, 16:04

La notizia non è nuova: il Pil italiano nel terzo trimestre ha avuto una crescita zero. Nei giorni scorsi è uscito su Repubblica un articolo in cui spiegava che il motivo principale è la paura dei cittadini: i soldi a disposizione sono pochi e quindi si cerca di risparmiare, per esempio amndando a fare la spesa al discount. Ed è questo che blocca l'economia italiana. 

In realtà, chi mi legge sa che io sono anni che batto su questo tasto. Per essere esatti, ci batto dal marzo 2008, quando scrissi che stavamo per imbatterci in una crisi economica. A dire il vero, l'editoriale era sull'Italia, quindi non parlai a livello mondiale. Ma dissi che visto il bassissimo livello dei salari, appena le esportazioni avessero avuto un intoppo, l'Italia sarebbe crollata perchè non c'era una domanda interna che ne sostenesse l'economia. Sei mesi dopo, ci fu la crisi della Lehmann Brothers che poi si estese alle altre banche americane e poi a quelle europee. L'ondata di paura che affiancò quella crisi provocò un crollo delle importazioni da parte di tutti i Paesi; e per l'Italia questo significò una chiusura quasi totale dei mercati degli altri Paesi. Poi a poco a poco la situazione si calmò e le altre nazioni hanno cominciato a crescere. E quindi l'Italia ha ricominciato ad esportare, aumentando il proprio Pil. E' questa la ragione del successo vantato dal Pd e dai governi Renzi e Gentiloni: le esportazioni. 

Non è stato il Jobs Act a far crescere l'economia, come dicono quelli del Pd. Anzi, è stato un ostacolo. Sono state le esportazioni, che hanno permesso al Pil italiano di crescere. In Europa siamo il terzo Paese esportatore, dietro Germania e Olanda. E' stato questo il nostro traino. Come dicono alcuni giornali, "abbiamo agganciato la locomotiva europea". Il che è vero. Ma è vero anche che ne siamo l'ultimo vagone, quello che fa da zavorra. E quindi, se l'Europa rallenta, come sta rallentando, noi siamo i primi a pagarne le conseguenze. Non è un caso che le stime di crescita di tutti gli istituti (Bce, Bankitalia, le agenzie di rating, Ocse, ecc.) ci danno ultimi in Europa nel 2018 e nei prossimi due anni, persino dietro la Gran Bretagna che ha a che fare con la Brexit. 

Teniamo presente una cosa. E' da idioti dire: "E' colpa dei governi precedenti". Perchè tutti i governi sono colpevoli, compreso l'attuale. Sono colpevoli tutti i governi dal 1996 ad oggi 13 novembre 2018, nessuno escluso. Perchè nessuno dei governi ha fatto nulla per aumentare i salari dei lavoratori. Anzi, tutti i governi hanno fatto qualcosa per abbassarli: il governo Prodi col "pacchetto Treu" (anche se all'epoca questo era ancora un peso sostenibile); poi la legge Biagi, poi la legge Fornero, infine il decreto Poletti e il Jobs Act. Ognuna di queste leggi ha aumentato la precarizzazione dei posti di lavoro, diminuendo quindi i salari dei lavoratori. Perchè le due cose sono collegate: meno diritti ha un lavoratore, più è soggetto alle imposizioni del suo datore di lavoro. E poichè l'interesse del datore di lavoro è aumentare i propri profitti, il primo modo per farlo è di ridurre i salari dei lavoratori. 

Bisogna ricordare che in Italia manca qualsiasi cultura manageriale. Anche da quelle che sono considerate scuole d'elite come la Bocconi, escono persone arroganti, prensuntuose, con la puzza soitto il naso, ma completamente a digiuno di come funzioni l'economia. Quindi le aziende sono gestite a livello familiare, di solito. Anche giganti come Mediaset. Al massimo si arriva al concetto di "familismo allargato": il manager è il figlio dell'amico o del politico che ti deve un favore o che ti farà un favore. Ma è chiaro che questo sistema non apre un futuro a nessuna azienda. Una azienda che voglia stare a lungo sul mercato deve saper investire. Investire in macchinari, in tecnologia, in progettazione, ma anche nei lavoratori. Con salari adeguati. E' questo che fa crescere le aziende e il Paese. Ma un manager può capirlo, un riccone che guarda solo ai profitti del trimestre no. 

Questo è un punto fondamentale, che nessuna università insegna. Le aziende private, tanto quelle piccole quanto quelle grandi, hanno anche un ruolo che potremmo definire "sociale". Che è quello di far crescere l'economia del Paese in cui opera. Non è un ruolo necessariamente in contrasto con l'arricchimento individuale. E' in contrasto con l'avidità eccessiva dei singoli. Dopo tutto, chi ha detto che uno deve arricchirsi all'infinito e rapidamente? Io posso guadagnare un milione di euro l'anno rispettando il ruolo sociale oppure 10 milioni danneggiando l'Italia. Chi ha detto che devo scegliere la seconda opportunità? E' chiaro che però questa scelta nessuno se la pone mai, la strada che scelgono è sempre la seconda. Serve una cultura manageriale e leggi apposite per impedire che avvenga la seconda cosa. 

Qualcuno potrebbe dire che la cosa non riguarda questo governo, perchè è in piedi da pochi mesi. Ma è falso. La legge per ovviare a questo è facile: abolizione di tutti i contratti precari, introduzione del salario minimo per legge per tutti i contratti, severe sanzioni per tutti gli imprenditori che evadono le tasse. Perchè uno dei sistemi usati per avadere le tasse è quello di avere dipendenti che firmano contratti per esempio da 1200 euro al mese, però poi in realtà ne ricevono 6 o 700. Quindi sanzioni e controlli eviterebbero comportamenti illegali. Come si vede, è semplice. Ma nessuna maggioranza approverebbe mai una legge del genere. Sono gli imprenditori che finanziano i partiti e quindi nessun partito farà nulla per rallentare l'arricchimento degli imprenditori. Anche se questo significa sacrificare la gran parte delle 22 milioni di persone che lavorano come dipendenti. 

Purtroppo il nucleo è sempre là: l'egoismo. I partiti sono troppo egoisti per pensare ai cittadini; gli imprenditori sono troppo egoisti per capire che i loro dipendenti non sono oggetti da utilizzare fino allo sfinimento; i lavoratori sono troppo egoisti per pensare a quanto sia importante essere compatti contro certi comportamenti illegali o quasi illegali dei loro datori di lavoro. E il risultato è una Italia che arranca, dietro la bella facciata del "la manifattura italiana è la migliore d'Europa". E la dimostrazione l'abbiamo avuta in questi giorni, con la chiusura della Pernigotti. La società torinese è da tempo di proprietà di una società turca, che adesso ha deciso di spostare la produzione. Ma tutto nasce dalla vendita avvenuta 15 anni fa. Se un imprenditore è incapace, è chiaro che prima o poi vende per trasformare in denaro quello che ha.

Riflettiamo su una cosa. In Italia noi abbiamo la Pernigotti che è rimasta "familiare" per generazioni; abbiamo la Fiat che è di proprietà degli Agnelli da 120 anni; e così via. La stessa cosa non succede all'estero. La proprietà della Volkswagen o della Porsche non è degli eredi di Ferdinand Porsche. Ma allo stesso tempo, mentre la Pernigotti è finita in Turchia e la Fiat si è spostata a Detroit, la Volkswagen e la Porsche sono rimaste in Germania. Sono solo degli esempi, ma spiegano perchè la Germania è locomotiva economica d'Europa e l'Italia è il vagoncino della zavorra in fondo. 

E sempre dalla Germania possiamo prendere esempio per i salari. Nel 2014 è stata approvata una legge che fissa il minimo salariale a 9,5 euro l'ora per qualsiasi tipo di lavoro. Questo rappresenta una garanzia per il lavoratore, che sa che non prenderà meno di 1500-1600 euro al mese per un contratto di 40 ore la settimana. E che se fa gli straordinari andrà sopra questa cifra, senza che il datore di lavoro - come in Italia - gli faccia fare straordinari non pagati. Il datore di lavoro, a sua volta, sa che ha i propri lavoratori che sono fedeli e che quindi, una volta imparato il lavoro e l'uso di certi macchinari, resteranno con lui e lavoreranno con sempre più efficienza. E se ha bisogno di un nuovo lavoratore, può rivolgersi alle agenzie per l'impiego o alle scuole per avere un apprendista che lavorerà con un contratto di 400 euro al mese ma per imparare un lavoro, non per essere sfruttato. Un sistema ben regolato che alla fine lascia tutti soddisfatti: l'imprenditore che investe ma finisce con l'avere un ottimo ritorno; il lavoratore che guadagna bene e può spendere; il Paese che cresce ininterrottamente; il governo che ha bilanci statali sempre efficienti e una forte disponibilità di denaro da spedere in deficit. Non è un caso che la Germania sia uno dei pochi Paesi europei che dopo la crisi del 2008 è rientrato nel limite del 60% nel rapporto tra debito pubblico e Pil. E che sia stato il primo Paese europeo ad uscire dalla crisi del 2008. 

C'è un ultimo interrogativo, che mi pongo. Come ho detto, sono 10 anni che faccio presente questo problema. Completamente ignorato da tutti, più di una volta sbeffeggiato da persone che credono di saperne più di me per aver letto un blog scritto da chissà chi. Quando i nodi saranno arrivati veramente al pettine, cosa succederà? io non potrò fare niente come non posso fare niente adesso. Gli imprenditori che hanno i conti all'estero se ne andranno perchè nei Paesi vicini le cose andranno bene. E qui in Italia resteranno solo i lavoratori, sommersi dal mare di merda con cui politici e imprenditori ci stanno seppellendo. Se è questo che i cittadini italiani vogliono, continuate pure a fare a gara con frasi idiote tipo: "E allora il Pd?" o "E allora M5S e la Lega?" anzichè agire 

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di Antonio Rispoli
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