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Il deficit: 2,4%, 2,2% o 2%? Cosa è meglio?


Il deficit: 2,4%, 2,2% o 2%? Cosa è meglio?
03/12/2018, 15:57

In queste ultime settimane si è discusso molto sul deficit: per l'Italia è meglio il 2,4%, come vuole ilgoverno? Oppure è meglio ridurlo al 2%, come l'Europa sembra disposta a concederci? oppure bisogna mandare a quel Paese l'Europa e farci il deficit che vogliamo? E soprattutto, questo che influenza ha sui cittadini? 

Per capirlo, dobbiamo spiegare cosa sia il deficit. Detto in maniera semplice, è la differenza tra le entrate di uno Stato e le sue uscite. Quindi, più è alto, più aumenta il debito pubblico. Certo, di per sè l'aumento del debito pubblico può essere compensato - per restare dentro al Trattato di Maastricht - da un aumento del Pil. Ma è chiaro che se il deficit aumenta di 10 e il Pil di 1, i due dati non si compensano. Quindi per avere una crescita sana dello Stato, i due dati vanno tenuti in equilibrio: il deficit deve aumentare meno di quanto aumenti il Pil (come risultato minimo ovviamente). 

E qui vorrei fare una parentesi. Spesso si sentono coloro che indicano l'Europa come nemico contestare il limite del 3% di deficit/Pil dicendo che non c'è alcuna base scientifica che ne dimostri l'importanza o la necessità di quella cifra. Il che è vero: non c'è nessuna base scientifica. La scelta del limite del 3% è semplicemente una scelta di buonsenso. E' come una mamma che abbia un figlio obeso che va pazzo per la Nutella. Potrebbe vietargli di mangiarne, ma è una soluzione troppo drastica. E alloar decide di fargli fare una dieta, aggiungendo una fetta biscottata con la Nutella a colazione. Perchè una fetta biscottata e non mezza? O due? Semplicemente per una scelta di buonsenso: non è zero e non è tanto da fargli male. Stesso discorso del deficit: non è zero e non è tanto da fargli male. E poi comunque è un limite che viene preso con una certa elasticità. Basta ricordare che l'Italia arrivò nel 2009 al 5,5% e nel 2006, senza l'intervento del governo Prodi, sarebbe arrivata al 6,4%...

I sovranisti obietteranno: ma se c'è elasticità, perchè l'Unione Europea fa storie per il deficit al 2,4%? E magari aggiungendo: "Dopo tutto anche Renzi ha avuto deficit sopra il 2,4%". La risposta è nel fatto che l'Unione Europea non valuta solo il dato in sè, ma anche l'andamento. Vero che il governo Renzi ha avuto deficit anche superiori al 2,4%, ma perchè veniva da deficit più alti. Cioè il governo Renzi ha portato il deficit dal 3% del 2013 al 2,4% del 2016. E Gentiloni l'ha fatto scendere ulteriormente. Invece questo governo propone di aumentarlo. Non è il 2,4% in sè, quanto il fatto che sia un deficit più alto rispetto a quello del 2018. Cioè si interrompe quel percorso virtuosoche si stava portando avanti dal 2012 (dopo il disastro del governo Berlusconi e della Lega). 

Ma qual è l'importanza per noi del deficit elevato? Cosa cambia per il signor Mario Rossi? Conseguenze dirette e immediate non ce ne sono. Ma di indirette tantissime. A cominciare dallo spread. SO che molti scherzano e dileggiano questo dato, ma è un errore farlo. Perchè lo spread è un indicatore di massima del livello di fiducia verso il futuro economico di un Paese. Non un valore assoluto, ma in genere se un Paese ha uno spread più alto, vuole dire che c'è in genere meno fiducia. E per un Paese che ha bisogno di chiedere prestiti al mercato, questo è un dato essenziale. Soprattutto perchè colpisce le finanze dello Stato: uno spread più alto significa che lo Stato deve pagare maggiori interessi. E per pagarli ha tre strade: maggiore deficit (che significa che lo spread aumenta di più creando una spirale micidiale), maggiori tasse, maggiori tagli alle spese. E le minori spese e le maggiori tasse si scaricano sui cittadini. Molti oggi fanno riferimento alla situazione degli anni '80, quando secondo loro l'Italia era una potenza mondiale (anche se stava solo nel G8 come oggi). In realtà è proprio in quel periodo che si è creato la base per il disastro odierno: i governi del pentapartito facevano deficit fuori controllo e pagavano i sempre maggiori interessi con maggiore deficit. Il risultato fu che nel 1992 per evitare il default, dovemmo fare una manovra finanziaria da 96 mila miliardi di lire (la famosa manovra Amato con la tassa sugli interessi dei conti correnti dei cittadini). E da allora ogni anno si sono fatte manovre di bilancio dove aumentavano le tasse e diminuivano le spese. 

Adesso però vediamo l'esempio positivo: la Germania. Anche la Germania ebbe il suo anno di crisi, nel 2009. Ma poi si riprese rapidamente e già dall'anno dopo ha cominciato a ridurre il deficit. Fino al 2014, quando ha ottenuto un avanzio primario, cioè entrate superiori alle spese. E da allora ha mantenuto un piccolo avanzo primario (tra lo 0,2 e lo 0,5% all'anno) e una crescita del Pil intorno al 2% all'anno. Con questi dati in soli 4 anni hanno non solo ridotto il debito pubblico in valore assoluto, ma hanno anche ridotto il rapporto debito pubblico/Pil dal 76% a circa il 60%. E questo mentre noi nello stesso periodo abbiamo fatto salire il rapporto dal 126 al 130%. Qual è la differenza, per i cittadini? Innanzitutto gli interessi sul debito: se riduci il debito, riduci anche gli interessi. E' elementare. Inoltre, dimostri di avere una economia solida anche nel futuro e questo abbassa lo spread. E' per questo che l'Italia col governo Prodi aveva uno spread di 37, col governo Berlusconi di 570, col governo Renzi intorno a 120-150 e col governo Salvini-Di Maio di circa 300. E' la misura della diversa fiducia sul futuro dell'Italia. 

Ma c'è un dato più importante. Immaginiamo che domani (e per domani intendo proprio domani, 4 dicembre) scoppia una crisi economica, come quella del 2008 o ancora più violenta. E' chiaro che, con un governo preparato, si possono attenuare le conseguenze negative: più welfare per i disoccupati, qualche sostegno alle aziende più in difficoltà, ecc. Ma i soldi da dove si prendono? Ovviamente a deficit: è la maniera più veloce per finanziare uno Stato. Ora immaginiamo che l'Italia voglia fare un piano straordinario da 50 miliardi: quanti sarebbero gli interessi da pagare? Sarebbero elevati, probabilmente il 6% oppure di più. Perchè ci sarebbe una difficoltà generale e in più la richeista di nuovi soldi. Quindi subentrerebbe il problema: con un debito pubblico al 130% del Pil e oltre, l'Italia è in grado di pagare i propri debiti? Anche perchè un deficit del genere non lo recuperi in un anno o due. Adesso prendiamo la Germania. Con un debito pubblico al 60% del Pil la Germania può variare un piano da 1000 miliardi di euro (non avete letto male, ho scritto mille miliardi, una cifra mostruosa) e comunque non superare il limite del 100% nel rapporto debito/Pil. Ed è chiaro che con 1000 miliardi in un Paese come la Germania puoi risanare qualsiasi cosa. Ma la Germania non ha quella riserva di risorse per caso. Le ha perchè ha un deficit che viene tenuto basso, bassissimo, come abbiamo visto. 

E qui ritorniamo ai soliti mali endemici dell'Italia, che la Germania non ha. O meglio ha in dimensione molto ridotta. Mi riferisco all'evasione fiscale, per esempio. In Germania l'evasore fiscale è visto come un appestato, avitato più o meno da tutti (almeno in pubblico) e pesantemente sanzionato dallo Stato. E in quel Paese l'evasione fiscale è pari a circa l'8% del Pil. In Italia, invece, dove l'evasore fiscale è considerato uno furbo, uno intelligente, uno che ha fregato il sistema, e dove le sanzioni sono inesistenti, l'evasione fiscale è oltre il 30% del Pil. Ed è questa la grossa differenza che renderà sempre l'Italia un Paese soggetto alla sovranità altrui. Perchè noi siamo indebitati fino al collo e quindi dobbiamo sperare sempre che gli altri ci prestino i soldi. La Germania invece non ha bisogno di sperare: sa per certo di essere una delle economie più solide del mondo e quindi i mercati, se vogliono depositare i soldi in modo sicuro, compreranno i suoi titoli. Perchè avranno un interesse bassissimo, ma di sicuro avranno i soldi indietro. Non è un caso che prima dell'euro, i titoli in marchi tedeschi fossero detenuti anche dalle banche centrali, come valuta di garanzia. 

Voglio aprire un'altra parentesi, sempre per i sovranisti. Perchè sull'argomento debito pubblico, la loro risposta è nota: basta che usciamo dall'euro, così la Banca d'Italia crea tutto il denaro di cui l'Italia ha bisogno e non abbiamo bisogno di indebitarci. Questa è stata esattamente la misura adottata dalla Turchia per frenare la fuga di capitali esteri, che ha provocato un innalzamento dell'inflazione sopra il 10% e un aumento del tasso di sconto (cioè il tasso di interesse che la Banca centrale si fa pagare dalle banche a cui presta i soldi) oltre il 15%. Per capirci, significa che oggi chi va a chiedere un mutuo in Turchia, rischia di sentirsi dire che deve pagare il 20% di interesse su quel mutuo, anzichè il 5% che c'è oggi in Italia. Non è esattamente la stessa cosa, non trovate? Perchè è questo che succederebbe, se uscissimo dall'euro (oltre a molte altre cose negative). Cioè avremmo un innalzamento dei tassi di interesse per evitare che l'inflazione salga troppo. E questo danneggerebbe fortemente tutta l'economia nazionale, oltre alle finanze dei cittadini. Chi ha qualche annetto in più ricorda che significa avere un mutuo con un tasso di interesse del 20% e la fatica di arrivare a fine mese con quel peso sullo stipendio. Perchè era quello che succedeva negli anni '70 e negli anni '80, quando il tasso di sconto della Banca d'Italia era superiore al 10%. 

Il problema è che l'economia non funziona a parti separate. E' come un motore molto complesso, dove ogni volta che si modifica qualche parte, ci sono conseguenze dall'altra parte. L'abilità di un analista economico è proprio quella di capire quali saranno i cambiamenti e valutare se essi saranno positivi o negativi nel suo complesso. Attenzione: non se ci saranno effetti negativi, perchè quelli ci saranno sempre. Ma solo se gli effetti positivi attesi riusciranno a superare quelli negativi. Per esempio, parlando in astratto, se si fosse creata una finanziaria in grado di aumentare il Pil del 3% nel 2019, l'Italia avrebbe anche potuto varare una manovra con un aumento del deficit al 2,4%. Perchè in quel caso l'aumento del Pil avrebbe compensato il maggior deficit. E' quello che fece la Germania tra il 2003 e il 2004, quando sforò il 3% del deficit. Lo sforamento fu dovuto alla decisione di fare un gigantesco piano di taglio delle tasse a favore dei redditi più bassi (vado a memoria, ma mi sembra che era nell'ordine degli 80 miliardi di euro). Poichè un tale taglio non si può riassorbire subito, la Germania andò in deficit; ma compensò negli anni successivi con un aumento del Pil notevole e un conseguente aumento delle entrate senza mettere nuove tasse. 

Ma l'Italia non ha mai presentato nulla del genere. L'ultimo taglio di tasse significativo fu quello di Berlusconi nel 2003, che ndava a favore di chi aveva redditi superiori ai 100 mila euro l'anno. E l'ultima volta che l'Italia ha varato un piano economico che non fosse quello di regalare una valanga di miliardi alle aziende fu quando il primo governo Prodi varò il prestito d'onore. Fu un'ottima idea, perchè con una spesa massima di 60 milioni di lire per ogni aderente (di cui il 40% restituito) creò 300 mila nuove aziende e quindi 300 mila disoccupati in meno. Ma stiamo parlando di tempi in cui il rapporto debito pubblico/Pil era in discesa verso il 100% e il deficit passava da quasi il 10% al 3%.

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di Antonio Rispoli
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