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Il falso "reddito di cittadinanza" del Movimento 5 Stelle


Il falso 'reddito di cittadinanza' del Movimento 5 Stelle
13/03/2018, 15:51

Uno degli argomenti di politica di cui si sta parlando in questi giorni riguarda i programmi dei vari partiti. E tra i più citati, c'è senz'altro il reddito di cittadinanza proposto dal Movimento 5 Stelle. Soprattutto dopo che si è diffusa la notizia di centinaia di persone che sono andate ai Caf delle proprie città a chiedere i moduli per richiederlo. Ma, ascoltando i politici in Tv, mi sono reso conto che neanche loro spesso sanno di cosa stanno parlando. E quindi chiariamo: che cos'è il reddito di cittadinanza? 

Innanzitutto, una specificazione: quello proposto dal Movimento 5 Stelle non è un reddito di cittadinanza. Lo chiamano così, ma è solo un sussidio di disoccupazione. Qual è la differenza? Che il reddito di cittadinanza è una misura che spetta a tutti, avendo come requisiti solo la cittadinanza e il reddito al di sotto di una certa soglia. Invece il sussidio di disoccupazione è un aiuto economico che viene dato a chi perde il lavoro, in attesa di trovarne un altro. Aiuto economico che può essere sottoposto a condizioni, come il frequentare corsi di aggiornamento professionale. Ma come si vede, sono due tipi di assistenza diversi: il primo generale, il secondo particolare. E allora perchè chiamarlo "reddito di cittadinanza"? Semplice, per truffare (termine da intendersi in senso politico, non penale) l'elettorato, fargli credere che con M5S al governo si avranno 780 euro al mese stando sdraiati in poltrona. Cosa che non corrisponde nè al testo della legge presentato nel 2013 nè a quello che (raramente) i grillini dicono. 

Chiarito questo, passiamo al secondo punto fondamentale: quanto costa questa misura? E a chi è diretta? Il Movimento 5 Stelle afferma che bastano 17 miliardi, perchè il direttore dell'Istat, nel 2015, fece questa valutazione, su richiesta dei parlamentari grillini. Ma che cosa si può pagare con quella cifra? 780 euro al mese per 12 mesi fa 9360 euro all'anno. Se consideriamo che i 17 miliardi servono anche per dare un sostegno economico a chi ha redditi inferiori ai 780 euro al mese (quindi anche i pensionati), possiamo stimare che almeno 5 o 6 miliardi servono a coprire quest'ultima voce. Restano 11 o 12 miliardi, che coprono le necessità di poco più di un milione di persone. E tra le statistiche sull'occupazione, qual è la voce che si attesta abbastanza stabilmente intorno al milione di persone all'anno? Coloro che vengono licenziati. Infatti, indipendentemente dal dato globale dell'occupazione, ogni anno tra 1,2 milioni e 1,5 milioni di persone perdono il lavoro e più o meno altrettanti vengono riassunti. In parte sono le stesse persone che cambiano lavoro, ma non tutti hanno questa fortuna. Quindi, il cosiddetto "reddito di cittadinanza" del Movimento 5 Stelle servirà per coloro che oggi lavorano ma che domani saranno disoccupati. Almeno in teoria. E tra poco vedremo perchè. 

Tuttavia, credo che sia chiara una cosa, a questo punto. Che coloro che hanno votato M5S in attesa di intascare un bell'assegnino mensile, non hanno capito un tubo. Perchè chi oggi è disoccupato non prenderà un centesimo. I soldi andranno a chi un domani, dopo l'eventuale approvazione della legge, perderà il posto di lavoro. Quindi è tutto un forse, un può darsi, una ipotesi. Invece le coperture previste sono una pessima notizia per i cittadini. Infatti, secondo l'intervista all'esponente M5S Nunzia Catalfo, le coperture sono le seguenti:  2 miliardi del fondo per il sostegno alla povertà che vengono dirottati sul reddito di cittadinanza; 2,5 miliardi di tagli alla spesa pubblica con la centralizzazione degli acquisti; 2 miliardi dalla riduzione della percentuale di deducibilità degli interessi passivi per banche e assicurazioni; 1,5 miliardi dall’aumento dei costi di trivellazione e un altro miliardo dalle imposte sul gioco d’azzardo; altri 5 miliardi dalla riduzione alle detrazioni dei redditi più alti. Cioè tolgono soldi ai poveri. Naturalmente, poi la Catalfo dovrebbe spiegare come concilia il fatto che servono 15 miliardi per 2,75 milioni di cittadini con le parole di Di Maio che invece parla di 11 milioni di cittadini da assistere con il reddito di cittadinanza. E come concilia le 2,75 milioni di persone (a cui dovrabbero andare complessivamente circa 25 miliardi, a 780 euro al mese con i 15 miliardi che secondo lei verranno investiti in questa misura. Ed infine come conciliare le dichiarazioni della Catalfo con quelle professor Tridico, indicato da Di Maio come Ministro del Lavoro e del Welfare in  un governo M5S, che ha dichiarato che il reddito di cittadinanza si paga da solo con l'aumento dell'occupazione provocato da questa misura. 

Come si vede, sto usando le parole usate dagli esponenti del Movimento 5 Stelle per dimostrare come questa del reddito di cittadinanza sia una bufala. Cosa tutt'altro che facile, visto che cambiano le loro parole d'ordine ogni cinque minuti. Basta rileggere l'elenco delle coperture dette dalla Catalfo: dove sono finiti i soldi che si sarebbero ricavati dall'abbandono dal progetto della Tav? Spariti. E i soldi che si sarebbero ricavati dall'abbandono dell'acquisto degli F-35? Spariti anche questi. Eppure bastava guardare i giornali fino a due anni fa e vedere che parlavano di decine di miliardi risparmiati con la Tav e di 22 miliardi risparmiati con gli F-35. E adesso, dove sono quei soldi? Non coprono più niente? In realtà non avrebbero coperto quasi nulla, perchè si tratta di spese "spalmate su periodi molto lunghi, per cui ogni anno si possono risparmiare un centinaio di milioni o poco più. E le pensioni d'oro? Anche quelle sono sparite. Eppure dovevano dare 7 miliardi l'anno alle casse statali. In realtà, anche quella è una misura-truffa, politicamente parlando. Perchè, per quanto siano il frutto di leggi sbagliate, le pensioni d'oro sono diritti acquisiti, come hanno stabilito ben due sentenze della Corte Costituzionale. E i diritti acquisiti non si toccano. 

Su questo permettetemi di aprire una parentesi, perchè mi sono reso conto col tempo che la gente non sa cosa significhi "diritto acquisito". Infatti, quando si parla delle pensioni d'oro e dei diritti acquisiti, la prima cosa che mi viene risposta è "Sì, ma gli esodati? Loro non hanno diritti acquisiti?". In realtà, per quanto possa sembrare crudele dirlo, no, non hanno diritti. Spieghiamo perchè. Chi ha la pensione - che sia d'oro o meno - ha un diritto acquisito, che è l'aver raggiunto i requisiti per poter avere la pensione. La persona "esaodata" è una persona che ha visto la propria azienda coinvolta in un accordo con il sindacato e con lo Stato, accordo che ha garantito a quella persona lo stato di cassa integrazione o di mobilità fino ad una certa età. Dopo di che, al momento della firma dell'accordo, c'era il sottinteso che alla scadenza del periodo indicato nell'accordo, quella persona avrebbe avuto l'età e i requisiti per la pensione; ma quello non è un diritto. Il diritto era solo ricevere l'assegno di cassa integrazione o di mobilità fino ad una certa data. Se nel frattempo vengono cambiati i requisiti per la pensione - come hanno fatto il governo Berlusconi con la legge Tremonti e il governo Monti con la legge Fornero - questo non riguarda i diritti acquisiti. Ovviamente lasciamo pedrere che il governo mano a mano ha sistemato tutte quelle persone, prolunganodo gli accordi sottoscritti. Ma in ogni caso, il diritto acquisito per gli esodati era e resta quello di ricevere i soldi della cassa integrazione o della mobilità. Invece chi è in pensione ha il diritto di ricevere la pensione. Sono due cose distinte e separate. 

Tornando al reddito di cittadinanza, ho già dimostrato come le cifre proposte dai grillini siano sballate anche per un sussidio di disoccupazione. Ma se volessero fare un vero reddito di cittadinanza? Allora i costi salirebbero alle stelle. Mantenendoci sui 780 euro al mese, un reddito di cittadinanza andrebbe dato innanzitutto ai 3,3milioni di disoccupati. Ma anche ai 3,4 milioni di persone che non cercano più lavoro perchè scoraggiati. E siamo a 6,7 milioni di persone. A questo poi vanno aggiunti coloro che lavorano con stipendi inferiori a 780 euro al mese. Perchè parliamoci chiaro: se io prendo 780 euro al mese sia lavorando sia stando a casa, perchè devo andare a lavorare? E questo è un numero più difficile da valutare. Perchè non bisogna considerare solo coloro che hanno contratti da dove risultano stipendi inferiori a 780 euro al mese, ma anche coloro che hanno contratti per cui dovrebbero prendere somme più elevate, ma in realtà prendono meno perchè il datore di lavoro ha imposto questa condizione per assumerli. Sono quelli che negli anni '90 veniva chiamato "lavoro grigio" e che oggi non si nomina più, ma è diffusissimo. Ed infine, non bisogna dimenticare una categoria chenon c'è nelle statistiche Istat: coloro che non hanno mai cercato lavoro. Per esempio le casalinghe. O coloro che hanno sempre fatto lavoretti in nero, magari lavorando per 40 anni come muratori. In totale possiamo stimare tra i 12 e i 15 milioni di individui. E, con una spesa di 9360 euro annui a testa, sfondiamo tranquillamente la soglia dei 100 miliardi. Qualcuno di voi se li ritrova in tasca?

E poi c'è un'altra categoria di persone, di cui fanno parte molti cittadini italiani, senza che nessuno lo ammetta. Quelli che di fronte ad una legge sul reddito di cittadinanza si licenzierebbero dal posto di lavoro (magari in accordo col datore di lavoro, al quale converrebbe) per incassare l'assegno di cittadinanza e poi continuare a lavorare in nero per il datore di lavoro. E questo è l'italiano medio, quello che considera tutto ciò che è pubblico come se fosse di nessuno. Mentre in realtà è di tutti, e quindi tutti noi contribuiamo a creare e a finanziare ciò che è "pubblico". Una differenza che può sembrare minima, ma che è invece essenziale. Perchè succederebbe lo stesso anche con il reddito di cittadinanza proposto dal Movimento 5 STelle: la gente fingerebbe di perdere il posto di lavoro solo per incassare contemporaneamente assegno pubblico e stipendio in nero. 

In realtà, il problema del reddito di cittadinanza è che può essere applicato solo in quei Paesi dove c'è un altissimo senso civico. Per esempio la Germania, la Finalndia, la Svezia, la Norvegia, la Danimarca. Cioè quei Paesi dove a nessuno verrebbe in mente di licenziarsi per poi lavorare innero e prendersi l'assegno dello Stato. Prendiamo solo l'esempio della Germania. Esiste una legge (il cosiddetto "Haartz IV") che concede a chi non lavora un sussidio mensile, il pagamento delle bollette di casa e, per chi è in affitto, il pagamento della metà dell'affitto. Chiaramente, si tratta di una cifra che in Germani ti consente di sopravvivere e poco più. Devi rinunciare a qualche pasto, se vuoi comprarti un libro al mese. E questo spinge la gente a cercare un lavoro, perchè a nessuno piace vivere così. 

A questo punto, permettetemi una nuova digressione per semntire due false notizie che vengono diffuse. La prima riguarda i cosiddetti mini-job, cioè contratti di apprendistato, che vengono retribuiti con 400 euro al mese. Ho letto articoli che dicevano che ci sono 8 milioni di persone che usano questo contratto, ma è falso. In realtà sono meno di un milione. E per le regole dell'Istat tedesco (cioè della società di statistiche nazionali), coloro che hanno un contratto da minijob sono considerati dei disoccupati. Infatti hanno ancora diritto ai contributi dello Haartz IV, anche se defalcati dei 400 euro che ricevono dall'azienda per cui lavorano. la seconda riguarda gli articoli che dicono che ci sono 8 milioni di tedeschi in stato di povertà. La notizia di per sè è vera. Ma nessuno spiega che in Germania la soglia di povertà è vicina ai 1500 euro al mese e non come in Italia a meno di 800 euro al mese. Se applicassimo lo stesso criterio in Italia, ci sarebbero probabilmente 30 milioni di poveri. In realtà i veri dati da considerare sono che la Germania attualmente ha una disoccupazione inferiore al 6%, cioè la metà dell'Italia con una popolazione del 50% maggiore. E che in Germania un neoassunto con un contratto da 40 ore prende quasi 1600 euro al mese, noncome in Italia dove un neoassunto deve ringraziare il Padreterno se ne prende la metà. 

Ecco perchè il reddito di cittadinanza è una bufala. Perchè un vero reddito di cittadinanza costerebbe troppo per le casse dello Stato, nella situazione dell'Italia. Perchè quello proposto dal Movimento 5 Stelle è solo un sussidio di disoccupazione, come quello che già esiste (il cosiddetto Naspi). Perchè un partito deve pensare a fare leggi possibili e attuabili, non ad ingannare i cittadini. E soprattutto perchè è facile promettere, ma mantenere è tutta un'altra storia. Non è un caso se già il venerdì prima delle elezioni Di Maio disse che il reddito di cittadinanza non si sarebbe avuto prima del 2019. E pochi giorni fa ha aggiunto che si devono prima riformare i centri per l'impiego (cosa per cui ci vorranno almeno 2-3 anni, per varare tutte le leggi necessarie e procedere alle assunzioni necessarie).

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di Antonio Rispoli
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