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Il fascismo? In Italia non è più punito


Il fascismo? In Italia non è più punito
26/02/2018, 15:46

Due notizie, la settimana scorsa danno la misura di come il fascismo in Italia, a dispetto della Costituzione e delle leggi ufficialmente vigenti, di fatto non è più punito, se non in casi particolarissimi. I classici casi in cui "te l vai a cercare". 

La prima notizia è una sentenza della Corte di Cassazione, che ha stabilito che non è reato fare il saluto romano se a scopo commemorativo. Ed è una sentenza palesemente illogica: si commemora qualcosa che ci è vicino, fisicamente o idelogicamente. Quindi, chi fa un saluto romano o commemora Giulio Cesare oppure commemora il fascismo; e poichè un seguace di Giulio Cesare mi pare difficile da credere, significa che coloro che lo fanno sono persone che sentono vicino l'ideologia fascista. Il che è esattamente quello che non volevano i Padri Costituenti, quando hanno scritto la XII Disposizione Transitoria e Finale della Costituzione, che vieta la ricostituzione del Partito Fascista. La seconda notizia è che la Procura di Mantova ha chiesto il rinvio a giudizio per 8 persone, accusate di voler ricostituire il disciolto Partito Fascista. Ma per essere accusati di questo, hanno dovuto presentare una lista chiamata "Fasci del Lavoro" e con il logo formato da una ruota dentata e da un fascio littorio. Insomma, più esplicito di così il legame con il fascismo non poteva essere. Mancava solo che candidassero un ex insegnante ed ex giornalista calvo, con la camicia nera e la mascella granitica...

E ovviamente, questa situazione di impunità ha dato il via libera ad una miriade di partiti che, esplicitamente o implicitamente, si rifanno ai principi del fascismo o del nazismo. Abbiamo Casapound, Forza Nuova, Fratelli d'Italia, la Lega Nord, ecc. ecc. Partiti che agiscono in aperta violazione della Costituzione, ma che non sono punibili perchè sono in regola con la legge. Infatti, la XII Disposizione Transitoria e Finale è stata recepita in una legge, nota come legge Scelba (dal nome del Ministro degli Interni dell'epoca), e che venne varata nel 1952. Ma poi questa legge è stata fortemente ridimensionata da una serie di sentenze della Corte di Cassazione che lentamente, pezzo dopo pezzo, l'hanno smantellata. L'ultimo esempio in ordine di tempo è quello che ho citato all'inizio, quello del saluto romano commemorativo. Ma perchè è avvenuto questo? 

Ovviamente, non posso sapere cosa pensano i magistrati. Ma dal punto di vista giuridico, io ritengo che ci sia un profondo problema di interpretazione di base. E' chiaro che la legge Scelba, in senso assoluto, è una violazione della Costituzione, in quanto la Costituzione asserisce la libertà di creare un partito politico. E' una legge che quindi rispetta una norma costituzionale particolare, che è in contrasto con una norma costituzionale generale. Uno dei principi del diritto stabilisce che in questi casi, la norma "eccezionale" deve essere il più limitata possibile, perchè non deve intralciare la norma generale. E credo che quindi la Corte di Cassazione si sia mossa in quest'ottica, ponendo una serie di paletti. Ma siamo sicuri che i giudici abbiano capito bene? So che qualcuno potrebbe darmi del presuntuoso: io non sono neanche laureato in giurisprudenza e mi permetto di sindacare quello che hanno fatto dei giudici di lunga esperienza? Probabilmente hanno ragione. Eppure, leggendo alcune delle sentenze della Corte di Cassazione in merito, mi sono fatto questa idea. 

Cioè che i giudici non abbiano compreso le intenzioni dei Padri Costituenti. Per usare una espressione abusata, si siano affidati alla lettera e non allo spirito della XII Disposizione Transitoria e Finale (e quindi della legge Scelba). La Disposizione in questione recita, nel primo periodo (il secondo periodo durava fino al 1953): "È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista". La norma è stata intesa dalla Cassazione alla lettera: vietare la ricostituzione del Partito Fascista, non di un partito fascista. E quindi è bastato evitare di usare quel nome e quei simboli per evitare di incappare nella legge Scelba. Almeno così ha deciso la Cassazione. Ma era veramente questo il desiderio dei Padri Costituenti? Oppure loro volevano impedire la ricostituzione di qualsiasi partito fascista? In base a quello che ho letto, io ho avuto la netta impressione che la risposta giusta sia quest'ultima. Cioè che la legge sia stata scritta per fermare sul nascere qualsiasi partito o movimento politico basato sulla violenza, sull'odio razziale e sulla mancanza di democrazia. Non importa che si chiami Partito Fascista, Partito del Prezzemolo oppure Picchiopacchio. E lo dimostrano quelle tre parole: "sotto qualsiasi forma". Tre parole che probabilmente dovevano bastare secondo i Padri Costituenti; ma che per la Cassazione non sono sufficienti. 

E così abbiamo avuto le sentenze di cui parlavo prima, che hanno ridotto sempre più l'ambito di applicazione della legge Scelba. Fino ad arrivare ad avere ministri che si fanno fotografare col braccio teso (ricordo una episodio durante l'ultimo governo Berlusconi); oppure candidati al Parlamento che dicono di volersi prendere "un pezzo di Libia con l'esercito", come fatto pochi giorni fa dal leader di Casapound Simone Di Stefano; oppure ancora sindaci che affermano che bisogna mettere negli inceneritori i figli degli zingari (l'ex sindaco di Treviso, Gentilini). E via elencando. Tutti casi dove le parole o i gesti sono già un comportamento sospetto o peggio. ma sono tutti casi su cui non è mai stata aperta una indagine. Giustamente, da un certo punto di vista, perchè la legge Scelba, come modificata dalla giurisprudenza, non li condannerebbe. Ma sono o non sono comportamenti e dichiarazioni di stampo fascista? Per me sì. 

Per questo è inutile parlare di una nuova legge per punire quel fascismo che ormai è nelle cronache di tutti i giorni. Perchè ovviamente la Corte di Cassazione farebbe a questa legge la stessa cosa che ha fatto con la legge Scelba: pezzo a pezzo la smonterebbe tutta. E alla fine il fascismo continuerebbe ad essere impunito. 

Vorrei concludere questo editoriale con una annotazione, che molti potrebbero considerare fuori luogo, ma che entra spesso in ballo quando si fa presente che c'è bisogno di una legge contro il fascimo. E l'obiezione è del tipo: "Ma allora perchè non viene fatta una legge contro il comunismo, visto che il comunismo ha fatto milioni di morti in URSS, in Romania, in Cina, a Cuba, ecc. ecc.?". La risposta è semplice. Perchè in Italia abbiamo avuto una dittatura fascista, non comunista. Le leggi sono fatte sulla base delle esperienze. Di solito si tratta di esperienze tecniche; ma su alcuni argomenti, come questo, ci sono le esperienze storiche che insegnano. E la storia insegna che nel nostro Paese fu Mussolini a prendere il potere, non Gramsci e Togliatti. Il che taglia la testa al toro, senza neanche scomodarsi in lunghe discussioni sul fatto se il comunismo realizzato nei vari Paesi sia aderente o meno alla ideologia marxista leninista. 

Per questo la Costituzione vieta di ricostituire il Partito Fascista e non quello comunista. Un divieto che, come abbiamo visto, ormai in Italia non esiste più. E il razzismo impera. E con esso l'odio verso gli stranieri, e la violenza relativa. Come dimostra l'episodio di Macerata, dove Luca Traini ha sparato ad 11 persone, ferendone otto (anche se due di essi hanno avuto paura ad andare in ospedale). Ma non è l'unico caso di violenza di tipo fascista. Ricordo un tizio a Fermo che ha ucciso a pugni e calci un rifugiato africano; oppure uno a Firenze che uccise due persone a colpi di pistola. Per non parlare delle centinaia di casi che avvengono ogni anno di stranieri picchiati a sangue oppure uccisi con atti altrettanto violenti. Basta aprire il giornale (meglio quelli locali, di solito queste notizie non ci sono in quelli a tiratura nazionale) e quasi ogni giorno si può trovare una cosa del genere. E sono crimini puntualmente impuniti o puniti in maniera irrisoria, dato che i giudici non riconoscono praticamente mai nè il fascismo nè le aggravanti razziali. Lo dimostra il caso di Fermo. La persona che ha ucciso a pugni e calci il rifugiato è stato condannato a soli 4 anni, è stato ai domiciliari per meno di un anno e ora è libero. Il che significa che la prossima volta si divertirà nuovamente ad uccidere un extracomunitario, se gliene gira il ticchio. 

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di Antonio Rispoli
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