Editoriali / L'opinione

Commenta Stampa

Il flop elettorale di Grillo? Assolutamente scontato


Il flop elettorale di Grillo? Assolutamente scontato
11/06/2013, 15:01

Dopo il secondo turno delle elezioni amministrative si possono tirare le somme della situazione del rapporto tra cittadini e politici. 
La prima cosa evidente è stato l'astensionismo. Un astensionismo sul quale però è bene discutere alla fine, per motivi di comprensibilità.
Il Movimento 5 Stelle ha completamente fallito. Certo, ha conquistato al ballottaggio Pomezia, in Provincia di Roma, e Assemini, in provincia di Cagliari. Ma sono ben poca cosa rispetto sia alle elezioni politiche del febbraio 2013 sia alle elezioni amministrative della primavera del 2012. Non parliamo poi del primo turno in Sicilia: a Ragusa è riuscito a mandare al ballotaggio il proprio rappresentante che ha superato l'esponente del Pdl per una manciata di voti; ma hanno pur sempre il 15%. In media l'autunno scorso, alle regionali hanno preso il 25-30%. Se si pensa che a Catania adesso hanno preso il 3%... Eppure era una cosa assolutamente prevedibile. In fondo cosa ha portato Grillo al 25% alle elezioni nazionali? Semplice: la rabbia della gente contro i partiti politici "tradizionali" e la speranza che M5S fosse qualcosa di diverso. E invece cosa si è visto? Che sono completamente disinteressati ai problemi degli italiani. Prima hanno contribuito a tenere l'Italia senza governo, rifiutando le numerose offerte di collaborazione fatte da Bersani, poi hanno parlato sempre e solo dei loro stipendi, degli scontrini, della diaria e cose del genere. Ma all'italiano medio queste cose importano relativamente. A fronte di un Parlamento fatto di persone oneste che lavorano seriamente, dubito che gli italiani facciano storie sullo stipendio. La rabbia c'è nel vedere che si pagano stipendi d'oro a gente che non fa un tubo da mattina a sera. E quindi non fa differenza se sono 20 mila, 10 mila o 5000 euro al mese, sono comunque soldi buttati. 
Ma anche il Pdl è crollato, per un motivo al tempo stesso simile e diverso. ANche il Pdl è un partito che, come il Movimento 5 Stelle, non ha nessun  rapporto col territorio. Ce l'hanno i singoli, in qualche caso, ma non il partito. Finora i rapporti col territorio per il Pdl li tenevano la Lega e An. Ma la Lega, dopo quello che è successo con Belsito e l'uso dei fondi pubblici è ormai ridotta ai minimi termini; An è stata fatta a pezzi, prima con la fuoriuscita di Fini e poi di Fratelli d'Italia. Quindi l'unico legame tra il Pdl è i suoi elettori è costituito da Silvio Berlusconi e dalle sue televisioni. Una volta che il padrone del partito non partecipa alla propaganda elettorale, come succede di solito alle elezioni amministrative, i risultati non possono che essere pessimi.
Quindi vince il Pd, ma solo perchè gli altri vanno in ritirata. Infatti, a fronte di alcune candidature di livello (vedi Ignazio Marino a Roma), nella maggior parte dei casi sono state persone "di apparato", scelte solo perchè vicino a questo o a quel gerarca di partito. Quindi, al di là delle dichiarazioni, il Pd ha vinto, sì; ma è come la macchina che arriva prima alla fine della gara perchè tutte le altre si sono fermate per strada. Ha vinto, non c'è dubbio; ma è tutto da vedere se è più forte degli altri. 
E alla fine rimane l'astensionismo. Un astensionismo che è (questo sì, altro che il Movimento 5 Stelle) un "vaffa" ai partiti e al loro modo di fare. Ed è un astensionismo che non so fino a quanto sia recuperabile se i partiti non cambiano modo di fare. Un astensionismo che potremmo definire "per sottrazione": M5S stanca i propri elettori, Pdl stanca i propri elettori, Pd stanca i propri elettori... alla fine c'è un bel po' di gente che non va a votare. Eppure sarebbe semplice recuperarli: basterebbe occuparsi di loro. Invece ogni partito pensa solo a se stesso: Berlusconi vuole abolire le tasse, perchè sia le tasse sul reddito che le tasse patrimoniali come l'Imu le pagano per lo più i ricchi; e nel Pdl quelli che comandano hanno parecchi soldi. Il Pd continua a parlare di legge elettorale e di riforme costituzionali, ma sull'economia finora ha solo rimandato tutte le decisioni. Non parliamo poi del Movimento 5 Stelle. Oggi Grillo sul suo blog parla di 105 emendamenti presentati, quando c'era un deputato come Maravendola (se ricordo bene il nome, era una parlamentare di Rifondazione comunista) ne presentava migliaia. E lei era un solo parlamentare, mentre M5S ne ha 163 tra Camera e Senato. Praticamente hanno presentato in 3 mesi meno di un emendamento a testa. E questo è lavorare? Al mio paese è perdere tempo. 
E i cittadini resteranno lì. Lontani dalla politica, senza che nessuno si occupi di loro e senza che nessuno risolva i loro problemi. Al massimo i politici cercheranno di comprare i voti, approfittando della disperazione altrui. Ed è questo il futuro che ci riguarda? Questo ci riserveranno i politici? E noi per questo dovremmo votarli? 

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©