Editoriali / L'opinione

Commenta Stampa

Il governo Letta con la scissione del Pdl ha chiuso


Il governo Letta con la scissione del Pdl ha chiuso
28/11/2013, 14:28

Una delle domande che spesso viene posta ai politici e soprattutto agli esponenti di governo è: "Ma il governo Letta è più debole o più forte?". In realtà è facile capire che il governo Letta ha chiuso. Potrà approvare la legge di stabilità, magari superare anche indenne l'inverno e magari arrivare alla fine del semestre europeo a dicembre 2014, Ma la sua attività è destinata ad essere sempre meno rilevante fino a tendere allo zero. 
Infatti, dopo la scissione del Pdl in Forza Italia e Nuovo Centro Destra, adesso la situazione voti fa sì che il governo non possa fare praticamente nulla senza l'accordo di Ncd. E se prima una legge poteva essere approvata con l'astensione di qualcuno, adesso la maggioranza al Senato è veramente risicata: una ventina di voti. E quindi, basta poco per scontentare qualcuno. Anzi, diventa essenziale assicurarsi anche l'ok di Scelta Civica, che invece prima era ininfluente. E' chiaro che, se bisogna governare accontentando tutti, si fanno solo operazioni di facciata, oppure tasse diffuse (ma non troppe, altrimenti si scontenta Ncd).
E la prova sono le dichiarazioni di oggi, di Angelino Alfano. Frasi come "Abbiamo parlamentari sufficienti per tenere in vita il governo ma anche viceversa", oppure "Subito dopo l'approvazione definitiva della legge di Stabilità e la conclusione della vicenda congressuale del Pd l'8 dicembre, in modo tale che ci sia un contraente, vogliamo fare un contratto di programma che chiameremo 'Italia 2014', per dire cosa fare nell'interesse del Paese" la dicono lunga. Questi sono nè più nè meno che ricatti, esattamente come quelli fatti da Berlusconi. A suo tempo, Letta disse che non si sarebbe fatto logorare pur di mantenere il potere a tutti i costi. Ma lo farà? E se non lo facesse, avrebbe senso andare alle urne di nuovo con il Porcellum? Oggi Corradino Mineo - ex direttore di Rainews e oggi parlamentare Pd - è stato invitato ad un programma Tv su La7, "L'aria che tira" ed ha spiegato che il Pd sta cercando di far approvare una legge elettorale basata sul Mattarellum: cioè una parte del Parlamento eletta col maggioritario uninominale e il resto col proporzionale. Ma il Pd riuscirà a far approvare quella legge? Molto probabilmente no. Nè c'è la volontà di farlo: il Porcellum a parole non lo vuole nessuno, ma nei fatti conviene a tutti. Basta guardare a chi sono gli eletti a questa tornata. Certo, qualcuno più o meno valido c'è; ma la stragrande maggioranza è fatta da incapaci, gente che non è in grado di raccogliere voti. Però hanno un "pregio" (inteso dal punto di vista dei politici, non certo dal mio): sono cagnolini fedeli al loro padrone. E quindi l'interesse del padrone è quello di tenere loro in Parlamento, non persone capaci che possono decidere di usare le loro capacità in maniera autonoma. E' il solito problema di quando c'è una cooptazione, palese o nascosta: chi ha il potere di scelta non sceglie mai uno in gamba, che può soffiargli il posto; sceglie sempre uno inferiore a lui, fedele ma poco capace. Dopotutto, deve guardargli le spalle ed obbedire ai suoi ordini. 
Tornando alla durata del governo, a questo punto non c'è nulla che tenga insieme Pd, Ncd e Scelta civica, se non la paura di perdere i posti. Una volta che il prossimo 8 dicembre sarà stato eletto il segretario del Pd, ci sarà poi un nuovo nemico, probabilmente. Infatti, se tutto andrà secondo le previsioni, dovrebbe essere eletto Renzi; e il suo primo obiettivo sarà di ottenere la caduta del governo Letta. Non sembri strano: avrà due ottimi motivi per farlo. Il primo è quello di accreditarsi come un Presidente del Consiglio migliore di Letta, cosa che ovviamente lo spingerà a mettere quanti più bastoni è possibile tra le gambe di Letta. Il secondo è legato alla personalità di Renzi: nonostante sia relativamente giovane (almeno per la politica italiana), è ambizioso. Non accetterà di restare in panchina a lungo. 
D'altronde i tempi sono stretti: il primo luglio comincia il semestre europeo guidato dall'Italia, e per quella data ci deve essere un governo nel pieno dei propri poteri, se non si vuole rischiare l'ennesima figura da due soldi. Quindi bisogna arrivare ad elezioni entro aprile al massimo, per avere poi un governo entro giugno (inutile farsi illusioni, per fare un governo due mesi è il tempo minimo). E questo significa che il governo deve cadere entro gennaio (servono 30 giorni per la presentazione delle liste e almeno 45 giorni per i comizi elettorali, questo prescrive la legge). Considerando che in mezzo c'è anche Natale, Berlusconi, Grillo e Renzi dovranno darsi da fare velocemente se vogliono far cadere il governo. Ma paradossalmente è proprio Berlusconi il meno interessato a che il governo cada: lui non può essere candidato a nessuna elezione prima del 31 luglio 2019. Se cadesse il goveno a gennaio 2014, salterebbe due tornate elettorali, e questo non se lo può permettere. Molto meglio così, dove può tenere due piedi in una scarpa: da una parte può scagliarsi contro il governo, come fonte di tutti i mali dell'Italia; e dall'altra, tramite il suo vice Alfano, può dare ordini al governo Letta. Comodo, no? 

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©