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Il matrimonio gay, quella norma scritta in Costituzione


Il matrimonio gay, quella norma scritta in Costituzione
25/07/2012, 15:02

Se il nostro fosse un Paese normale, dove le leggi vengono applicate per come sono scritte e non interpretate ad uso e consumo di chi ha potere, tante discussioni non ci sarebbero. 
L'esempio classico lo si può avere con la vicenda dei matrimoni gay. Si parla tanto di nuove leggi, quando in effetti la legge già c'è: è quella del matrimonio civile.  Si tratta di una legge palesemente incostituzionale, in quanto non prevede espressamente il matrimonio tra omosessuali. Va solo corretta alla luce dei principi della nostra Carta. 
E infatti questa è stata la strada che hanno provato a percorrere le associazioni che cercano di affermare i diritti degli omosessuali. Alcune coppie gay hanno chiesto di sposarsi civilmente e, davanti al rifiuto del sindaco, sono andati in Tribunale, dove è stata sollevata la costituzionalità della legge. In uno dei casi, il Tribunale ha acconsentito, rimandando alla Consulta. La quale ha emesso una sentenza in cui respingeva il ricorso, sostenendo che sui gay c'era un vuoto legislativo e che spettava al legislatore occuparsene, dato che la legge, così com'è non è incostituzionale, dato che il matrimonio, secondo la legge, è tra uomo e donna. 
Ed è qui il grave errore fatto dalla Consulta. Perchè in effetti che ha detto la Corte Costituzionale? "La legge sul matrimonio non è incostituzionale perchè segue le regole della legge sul matrimonio". Una sentenza degna di un bambino di 5 anni, ma non di giudici affermati. I quali avrebbero dovuto ricordarsi della Costituzione. Che cosa dice sul matrimonio? L'articolo 29 recita: "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.Il matrimonio è ordinato sull'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare". Il successivo invece parla dei doveri genitoriali e il 31 della tutela dello Stato nei confronti dei genitori. Come si vede, in nessun caso si parla di "padre" e "madre", ma sempre di "famiglia" o al massimo di "coniugi".
Di conseguenza, appare evidente che già nella Costituzione è cancellata, oltre che all'articolo 3, anche all'articolo 29 e successivi l'idea che il matrimonio debba riguardare per forza un uomo e una donna. Questa è solo una decisione del legislatore, che è semplicemente in contrasto con l'articolo 3 che vieta le discriminazioni. Punto. 
Dopo tutto, quando si parla di matrimonio gay, di che cosa si parla? Semplicemente di concedere alle coppie conviventi more uxorio (come si dice in termine tecnico, cioè come se fossero marito e moglie) gli stessi diritti e doveri delle coppie sposate. Non è che sia così complicato. Anche perchè tali diritti quali sarebberio? Semplicemente la possibilità per il più ricco della coppia di lasciare la sicurezza economica al più debole; la possibilità di visitare l'altro qualora venga ricoverato in ospedale o nella malaugurata ipotesi che vada in carcere; la possibilità di adottare un figlio. Cose semplici, se vogliamo; eppure sono cose che il nostro Stato vuole negare a taluni cittadini, "rei" di avere un orientamento sessuale sgradito ad alcuni. 
Perchè il punto fondamentale è questo. E quegli "alcuni" hanno un indirizzo ben chiaro, sono al Vaticano. E' da lì che, direttamente o indirettamente, arrivano gli strali contro il matrimonio gay. Ci sono diversi motivi che spiegano il comportamento del Vaticano, il più semplice dei quali (ma non l'unico) è il fatto che temono che, se venissero allargate le maglie dei matrimoni civili, diminuirebbero quelli religiosi, e quindi diminuirebbero le entrate dovute alle "offerte" che le coppie pagano quando si sposano in chiesa.  E qui si torna al problema dei problemi: siamo o no uno Stato laico, come dice la Costituzione? Perchè se lo siamo, allora il discorso è chiuso e le coppie gay dovrebbero potersi sposare anche domani. In realtà lo sanno tutti che il Vaticano è una potenza politica, può decidere molte cose ed influenzare il percorso legislativo in molti casi. E qui sta decidendo di negare a circa il 10% della popolazione (statisticamente tale è la freuqneza con cui nascono persone gay, anche se in un Paese fondamentalmente omofobo come l'Italia, molti nascondono il proprio orientamento sessuale) alcuni dei più elementari diritti. Una pressione che poi ha conseguenze indirette di alto livello, come la sentenza a cui accennavo prima della Corte Costituzionale. Che, nella stesura delle motivazioni dimostra una cautela perfino eccessiva (giusto per non chiamarla paura di diventare bersaglio dei mass media) nell'affrontare l'argomento. Sicchè alla fine i giudici della Consulta, non potendo dire che la legge attuale è manifestamente discriminatoria, se la sono cavata rimandando la patata bollente al legislatore. 

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di Antonio Rispoli
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