Editoriali / L'opinione

Commenta Stampa

Non è detto che sia così negativo per il nostro Paese

Il MES: una corda al collo... che può farci bene


Il MES: una corda al collo... che può farci bene
19/07/2012, 13:16

In questi giorni la Camera dei Deputati sta approvando il cosiddetto MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), un accordo tra gli Stati europei per stabilizzare i conti pubblici. La norma principale riguarda la riduzione del debito pubblico: va ridotto entro 20 anni dall'entrata in vigore dell'accordo (fissato nel 2014) al 60% del Pil. E per raggiungere questo obiettivo, il rapporto deficit/Pil va ridotto di un ventesimo all'anno per la parte superiore al 60%. Nel caso dell'Italia, dato che il nostro debito pubblico è sopra il 120% del Pil, la riduzione dovrebbe essere di circa il 3% del Pil all'anno (120%-60%, il tutto diviso 20).
Se si leggono i link che circolano su Internet o si ascoltano le parole di talune persone - come Paolo Ferrero, segretario della Federazione della Sinistra - questo accordo viene rappresentato come un cappio al collo degli italiani o peggio. Ma è veramente così?
Innanzitutto bisognerebbe leggere il MES, che nell'ultima versione, quella in via di approvazione. Nell'ultima versione, l'accordo attenua notevolmente la rigidità iniziale, stabilendo che, se un Paese è in difficoltà economica, può contrattare misure leggermente diverse da quelle previste nell'accordo; anche se alla fine l'obiettivo del 60% nel rapporto debito/Pil deve essere mantenuto. E già questo segna una differenza non da poco.
Tuttavia è chiaro che questo non basta. E' il momento in cui serve una politica economica di lungo periodo che pianifichi - almeno come linea tendenziale - lo sviluppo economico nei prossimi venti anni. E' chiaro che non parlo di qualcosa di simile ai piani quinquennali di stampo ex URSS, perchè' servono a ben poco. Parlo piuttosto di qualcosa di simile a quanto fatto tra il 1996 e il 2001 dal governo Prodi e poi proseguita dai governi D'Alema ed Amato. In quel quinquennio vennero poste le basi per ottenere una riduzione del debito pubblico rispetto al Pil ed una crescita dello sviluppo economico del Paese. Infatti, da una parte vennero predisposte leggi per ridurre il deficit (che nel 1996 era intorno all'8% del Pil e nel 2001 era sotto il 3%) tagliando le spese e aumentando le tasse - misure che oggi non si possono prendere più -; ma dall'altra parte si fece una legge, quella del "prestito d'onore", per lo sviluppo economico. Per chi non la ricorda, riassumiamo brevemente: era una legge che concedeva un prestito fino a 60 milioni di lire a chiunque volesse creare una società individuale. Bisognava predisporre un "business plan" (cioè l'elenco delle cose che si intendevano acquistare con quei soldi), cosa che si poteva fare anche con l'aiuto degli uffici dell'Imprenditoria Giovanile. Se la domanda veniva accettata, bisognava frequentare un corso presso la stessa IG, dove si imparavano le basi per la gestione di una società; al termine si aveva il finanziamento. DI cui il 60% era a fondo perduto e il 40% da restituire con un tasso tra l'1 e il 2% nell'arco di 5 anni. Con questa misura vennero create 300 mila società individuali, cioè 300 mila nuovi occupati. In questa maniera, unita al calo del deficit, al crollo del debito pubblico (che passò dal 121% del Pil nel 1996 al 105% nel 2001) e ad altre misure, si creò un "sentimento positivo" che spinse il Pil a crescere oltre il 3% nel 2000. Quello che bisogna fare è esattamente questo: creare nuova occupazione, spingere la domanda interna verso l'alto e far crescere il Pil. Ed è chiaro che questo non potrà essere ottenuto con le misure che sono adottate negli ultimi anni dal governo Berlusconi e dal governo Monti: taglio del welfare, taglio dei salari, precarizzazione del lavoro, ecc. Ed è inutile blaterare di taglio delle tasse, una misura che agevola sempre i più ricchi, non chi già adesso paga poche tasse perchè ha redditi molto bassi. Quello che si deve fare è aumentare i salari e le pensioni, in modo da spingere la domanda interna, che ora è asfittica semplicemente perchè la maggioranza degli italiani non riesce neanche a comprare l'essenziale fino alla fine del mese. E' necessario dare loro più denaro affinchè abbiano più soldi da spendere. E da dove si possono prendere questi soldi? Oggi un rapporto di Confcommercio dice che ogni anno vengono evasi 154 miliardi di euro. Altre fonti arrivano a 350 miliardi l'anno. Ecco dove andarli a prendere. Se questi ladri - perchè la persona che evade il fisco è uno che sta derubando tutti i contribuenti onesti - pagassero il dovuto, potremmo azzerare il debito pubblico in 15 anni e rientrare nei parametri del MES in 7 anni, anzichè in 20. Naturalmente è inutile sperare che questi farabutti vengano da soli a pentirsi di quanto fatto. Bisogna cambiare le leggi, per punire più severamente chi evade. Un'altra voce su cui intervenire sono i politici: eliminare i consigli provinciali, le giunte e i Presidenti di provincia permetterebbe di risparmiare oltre 3000 stipendi di politici, cioè centinaia di milioni di euro. Oppure vendere quasi tutte le auto blu (2000 bastano e avanzano e noi ne abbiamo 65 mila secondo l'ex Ministro Brunetta; 650 mila secondo altre fonti della Pubblica Amministrazione) ci consentirebbe di risparmiare miliardi di euro ogni anno senza colpire minimamente la crescita del Pil.
Quindi, come si vede, il MES è una corda, ma non è detto che sia una corda al collo. Certo, se dovessimo fare come dice Ferrero, tagliare le spese o aumentare le entrate., per 45 miliardi l'anno, sarebbe impossibile. Ma se si aumentassero le entrate bastonando gli evasori fiscali, utilizzando poi questi soldi per aumentare i salari, si avrebbe una crescita del Pil così elevata da rendere inutile fare i tagli. Non solo: cominciare a ridurre il rapporto debito/Pil, avrebbe anche un altro effetto positivo: lo spread si ridurrebbe, si ridurrebbero i tassi di interesse dei nostri titoli di Stato e cominceremmo a risparmiare anche su quel versante.
Quindi, tanta paura per il MES è ingiustificata, se vengono eletti politici in gamba; è giustificatissima se continueranno a governare i Berlusconi e i Monti che hanno distrutto il tessuto economico e sociale del Paese. Come si vede, alla fin fine la scelta è di noi cittadini. Saremo noi a decidere se ci aspetta il paradiso o l'inferno.
Anche perchè c'è un altro problema molto sottovalutato. Questa crisi va risolta al più presto, se vogliamo salvarci. Infatti una nuova crisi, molto peggiore di quella attuale, è in via di incubazione. Non si può fare nulla per impedirla, perchè è sistemica, ma dobbiamo essere pronti quando scoppierà, cioè tra 10 o 15 anni. Ed è chiaro che per allora il nostro debito pubblico dovrà essere sceso di molto, altrimenti la crisi economica, in un Paese economicamente debole ha effetti molto devastanti (vedi la Grecia). Insomma, mettiamola così: siamo nella situazione di un tossicodipendente che deve smettere. Per questo, se lo usiamo con intelligenza, può bastare il MES: ci facciamo legare, in modo da superare la prima e più violenta crisi di astinenza. In modo che poi, quando arrivano le successive, siamo pronti e non ne abbiamo più bisogno.

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©