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Il metodo Stamina: perchè si passa per i Tribunali?


Il metodo Stamina: perchè si passa per i Tribunali?
13/12/2013, 19:05

Sta sollevando molte discussioni il cosiddetto "metodo Stamina", una cura molto particolare a cui però per accedere bisogna passare attraverso le sentenze di un Tribunale. 
E naturalmente, come sempre accade in questo caso, si sono diffuse voci sul fatto che le case farmaceutiche vogliono impedire questa cura, perchè non esce dai loro laboratori e cose del genere. Voci ovviamente false, ma che fanno presa sulla gente ignorante di bassa cultura. Vediamo invece come stanno le cose.
Innanzitutto una specificazione: non si potrà fare alcuna valutazione specifica sul metodo Stamina nel dettaglio, dato che si tratta di un metodo di cui non si sa niente: il suo ideatore non ha mai fatto una pubblicazione su riviste scientifiche, nè ha mai diffuso informazioni. Quindi non si sa con esattezza quale sia il cocktail che venga iniettato.
Ma si sa che contiene le cellule staminali, che sono ancora sperimentali. Potenzialmente le cellule staminali sono la panacea per ogni malattia: la loro capacità di riprodursi consente di riparare qualsiasi danno: nervi, muscoli, vasi sanguigni, tendini... in teoria un uso accorto delle staminali potrebbe consentire di far ricrescere un arto che si era perduto oppure creare un organo per un trapianto. Ma c'è un problema: il meccanismo di "accensione" e di "spegnimento" del meccanismo di riproduzione cellulare non è perfettamente conosciuto. E quindi c'è il rischio, quando si usano le staminali, di non riuscire ad arrestare questa riproduzione cellulare, trasformando la cura in una morte sicura a causa di un cancro particolarmente aggressivo. Un rischio che - si spera - il metodo Stamina riduce, ma che non potrà mai essere nullo, finchè la tecnologia non consentirà di intervenire sul DNA di ogni singola cellula. 
E sono questi due i motivi del "no" che viene dato all'utilizzo del metodo Stamina: non essendo state fatte pubblicazioni in proposito, non c'è modo per altri studiosi di controllare e verificare. Quindi non c'è modo di sapere se quel metodo è sicuro. Abbiamo la garanzia dell'ideatore, ma non c'è una verifica terza. E se è stato fatto qualche errore? Il secondo problema è collegato: essendoci comunque un fattore di rischio, non può essere messa in commercio, neanche a livello ospedaliero, se non è possibile valutare esattamente questo livello di rischio quale sia. L'insieme di queste due cose, non rende possibile una certificazione di ammissibilità. 
Come si vede, nessun segreto, nessun complotto, niente di niente. Semplicemente il rispetto delle regole previste per qualsiasi cura. A questo punto, l'unico modo per accedere alla cura è quello di rivolgersi ad un Tribunale che possa - con apposita e specifica sentenza - aggirare il divieto previsto dalla legge. Una sentenza che comunque non ha un valore di certificazione della bontà della cura. Il giudice non è un medico, fa una valutazione sulla base delle perizie che fanno i vari medici. E quindi è una decisione basata sull'intuito, sul buon senso, e magari su qualche altra cosa, ma sicuramente non sulla base di una esperienza medica che il giudice non ha. Naturalmente si può criticare o applaudire alla decisione del giudice (io personalmente non faccio nè l'una nè l'altra, vorrei prima vedere le perizie che sono alla base della decisione), ma quello che non si può fare è dire che i giudici non devono intervenire. 
Perchè il problema qui è di bilanciare da un lato la sicurezza per i cittadini che usano una cura; e dall'altra la disperazione dei malati e dei loro familiari. A nessuno fa piacere dire ad un malato che non può ricevere una cura, ma ha senso dare false speranze? Se una cura comporta rischi sconosciuti, con che cuore il medico può darla? Può dire: "Se va bene, va bene; ma non sappiamo se ci sono effetti collaterali e di che tipo"?
E' lo stesso discorso che si fece una quindicina di anni fa per la cura Di Bella. Una cura che non dava nessun vantaggio rispetto alle comuni chemioterapie, dove spesso si usano statine (un tipo di proteine come la somatostatina, usata da Di Bella, che riducono l'apporto di sangue nella zona del tumore per impedire che cresca); ma che venne spacciata come la soluzione di tutti i mali. In realtà, vennero sottoposte a cure con il metodo Di Bella circa 3000 malati di cancro e nessuno ne ebbe giovamento.  Anche in quel caso si passò attraverso un Tribunale, con le interviste di fuoco rilasciate dal Pretore di Lecce, Madara, contro l'allora Ministro della Salute Rosy Bindi; prima che Madara entrasse in politica nelle file del Pdl. 
La realtà è che oggi le cure facili non esistono. Quelle che si stanno cercando e che si creano sono cure difficili, piene di rischi e con una efficacia lontana dal 100%. Perchè le malattie più semplici e facili da curare sono già curabili. Adesso ci sono malattie molto particolari: metaboliche, genetiche, autodegenerative, ecc. Tutte malattie che comunque richiedono cure particolari. Certo, ci sono anche gli interessi delle case farmaceutiche, non intendo negarlo. Ma non è che questo giustifica la negazione dei dati scientifici. 

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di Antonio Rispoli
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