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Il muro contro muro di Salvini con la Ue ha fatto una vittima


Il muro contro muro di Salvini con la Ue ha fatto una vittima
20/11/2018, 15:52

E' stata una costante dell'atrtività di questo governo, la lotta contro l'Unione Europea e contro i vari Paesi europei. In particolare il Ministro dell'Interno Matteo Salvini è riuscito a litigare praticamente con almeno la metà dei rappresentanti degli altri Paesi europei. 

Ma ora dalle parole siamo passati ai fatti. Innanzitutto con la manovra di bilancio. Come avevo già detto in un precedente editoriale, il deficit contenuto nella manovra di bilancio non è del 2,4%, come ha scritto il governo nel Def (e già sarebbe il triplo dell'obiettivo che dovremmo raggiungere nel 2019), ma del 2,9%. Cosa che ha rimarcato anche la Commissione Europea quando ha respinto la manovra del governo italiano. Ora, il comportamento più logico ed intelligente da prendere sarebbe stato per il governo italiano quello di fare retromarcia e rinunciare a qualcuna delle loro promesse che comunque non sarebbero mantenute. E invece Salvini ha preso la strada del muro contro muro, del "Noi andiamo avanti a qualsiasi costo", del "Dialoghiamo ma non cambieremo una virgola di questa manovra". 

Ed è soprattutto questa frase che reputo idiota. Questa mattina ad Omnibus c'è stata la conduttrice Tiziana Sardoni che ha chiesto cosa significasse quella frase ad un esponente leghista presente in studio. La risposta è stata: "Significa che noi spiegheremo come è stata fatta la finanziaria, dato che in Europa non l'hanno capita". Ora, tralasciamo che alla Commissione Europea e all'Europarlamento hanno fior di tecnici che capiscono perfettamente il bilancio di uno Stato e come viene scritto. Ma che cosa dovrebbe esserci nella finanziaria che può modificare i dati già noti? "Per esempio la riforma Fornero produrrà un aumento dei consumi che porterà una maggiore Iva versata allo Stato di 4-5 miliardi", è stata la risposta. Cioè significa che loro scommettono su una cosa che non è detto che avvenga, su un incasso che non si sa se avverrà e vogliono usare quei soldi per coprire spese certe. Sarebbe come dire che io vado a comprare un televisore 60 pollici ultratecnologico e con tutto il meglio del settore e pago con un biglietto della Lotteria. Tanto io dico che è un biglietto che vince... Provate a farlo e ditemi come va a finire.

E' ovvio che la Commissione Europea abbia risposto alla stessa maniera. Non è un discorso accettabile. Nè contabilmente nè ideologicamente. Le spese vanno coperte con entrate certe, non con un biglietto della Lotteria. Soprattutto quando sappiamo che il biglietto della Lotteria è fasullo: con la riforma della Fornero di cui si è parlato, chi va in pensione anticipatamente ci rimette anche il 50% rispetto allo stipendio preso al lavoro. E quindi dove sarebbe l'aumento dei consumi? Veramente vogliono far credere, come hanno raccontato che per ogni persona che va in pensione prima dei 67 anni verranno assunti due o tre giovani? Ma non esiste proprio. Attualmente l'economia italiana è ferma e i consumi sono al palo. Tranne rari casi, la maggior parte delle aziende lavora sotto il ritmo massimo. Se uno va in pensione, non verrà sostituito, perchè gli altri hanno abbastanza tempo libero da fare il lavoro di chi se ne va. Ammesso naturalmente che ci sia chi vada in pensione anticipatamente. Perchè con un taglio così pesante, dubito che ci sia gente che ne approfitterà: le pensioni attuali per i lavoratori dipendenti del settore privato già sono pensioni da fame. Figuriamoci se uno vuole vedersela ridotta... 

Stesso dicorso per la favola del reddito di cittadinanza. Sono stati stanziati 9 miliardi per una legge che si farà nella prossima primavera, forse. Ora, calcolatrice alla mano, si può scegliere: o si daranno 780 euro al mese a meno di un milione di persone oppure si potranno dare circa 150 euro al mese ai 5 milioni di poveri che ci sono in Italia. E questo senza contare che circa 800 milioni di quei 9 miliardi verranno distratti per le cosiddette "pensioni di cittadinanza", cioè l'integrazione a 780 euro di chi ha la pensione al minimo. Ma saranno solo 500 mila persone a godere di questo privilegio, mentre i pensionati al minimo sono milioni. Insomma, come si vede, non sono cifre che facciano presagire chissà quale aumento dei consumi. E per di più sono soldi che non hanno copertura, sono a deficit. E l'aumento del deficit provocherà un aumento dei tassi di interesse sul debito che comporterà maggiori spese per lo Stato. Quindi questo presunto e tutto da dimostrare aumento delle entrate verrà assorbito dall'aumento delle spese per i tassi di interesse. 

Quindi, come si vede, l'Italia ha torto. Torto marcio. Se si mette da parte il campanilismo di chi dice "Noi siamo il meglio", non è difficile riconoscerlo. Ma la risposta del governo italiano è stata la risposta del debole: alzare la voce. C'è un vecchio proverbio che dice che il cane che abbaia è quello piccolo, che ha paura; quello grande non abbaia, agisce. E il governo italiano sta facendo proprio la figura del chihuahua: abbaia, abbaia, ma è solo per tentare di spaventare gli altri. Ma non abbiamo nessuno che si spaventa. Ora, se noi vediamo un cane che ci abbaia contro, che facciamo? All'inizio lo guardiamo con un sorriso, ma poi o la smette o comincia a darci sui nervi. Ecco, il governo italiano a furia di abbaiare ha ormai dato sui nervi a tutti. E i primi a darci addosso sono stati l'Austria (il premier è il sovranista Kurz, non dimentichiamolo; a dimostrazione che tra sovranisti non c'è solidarietà) e l'Olanda. Ma in breve si è creato uno schieramento di 18 Paesi (su 26, visto che la Gran Bretagna non c'è più) che è favorevole ad iniziare sin da subito la procedura di infrazione contro l'Italia per deficit eccessivo. Sapremo solo domani se l'Europa prenderà questa strada, ma comunque un risultato l'abbiamo già raggiunto: abbiamo coalizzato tutta l'Europa. Contro di noi. 

E siamo noi la vittima del titolo. Tutto il casino che il governo italiano ha fatto in Europa ci si è ritorto contro. Ora, come dicono alcuni (e io condivido questa linea di pensiero), è probabile che questo sia esattamente il progetto del nostro governo. Cioè fare in modo che l'Europa compia azioni contro l'Italia per poter poi impostare una campagna elettorale contro l'Europa, in vista delle elezioni europee, al grido di: "L'Europa ci odia, dateci il voto per  fare in modo che le cose cambino". Con la speranza, non certo segreta, che dopo le elezioni ci sia una maggioranza sovranista che blocchi qualsiasi procedura di infrazione per deficit eccessivo contro il nostro Paese. Speranza che come abbiamo visto è già sfumata, visto che l'Austria (che secondo Salvini dovrebbe essere dalla nostra parte) è stata una delle prime a darci addosso. 

Ora, se al governo avessero abbastanza intelligenza da fare marcia indietro, potrebbero ancora ottenere qualcosa. Ma dubito che lo faranno. Questo è un governo basato esclusivamente sull'apparire, non c'è sostanza. Quindi da una parte devono fare vedere che mantengono le promesse elettorali (anche se le hanno tradite tutte); dall'altro devono mostrare una forza che non hanno contro l'Europa per dimostrare che noi possiamo fare a meno degli altri Paesi. E il risultato è il disastro. Come dimostra lo spread, che è saltato dai 140 di maggio ai 300 circa che è stato il livello medio durante l'esistenza di questo governo, con picchi intorno ai 330 come è successo oggi. Sì, perchè anche lo spread è un indicatore dello stato di salute del nostro Paese: più è basso e più significa che l'economia va bene. Ma se uno non vuole credere allo spread, può sempre guardare al Pil, che nel terzo trimestre (interamente governato da Salvini e Di Maio) è rimasto fermo. E per l'anno prossimo sul Pil ci sarà da divertirsi: il governo prevede una crescita dell'1,6%, tutti gli studi economici prevedono una crescita intorno all'1-1,1%, mentre le agenzie di rating paventano il rischio di una crescita intorno allo 0,5% o inferiore nel caso in cui ci fosse un rallentamento delle esportazioni a causa dei dazi che Trump sta mettendo all'Europa. 

Ma a questo punto, una domanda è d'obbligo: che succederà se dovessimo avere dei problemi? Immaginiamo per esempio l'arrivo di una nuova crisi economica come quella del 2008. A chi chiederemmo aiuto? Rischieremmo di avere come risposta solo pernacchie, visti i rapporti attuali con gli altri Paesi europei. E' questo che si vuole? L'isolamento? Gli Stati Uniti scelsero questa strada dopo gli anni '20 del secolo scorso. E con che risultato? Una economia bloccata, che cessò di essere tale solo quando gli Usa entrarono in guerra e il governo pagò ingenti cifre per la produzione di armi e mezzi. Bisogna consocere la storia, per capire il presente e il futuro. 

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di Antonio Rispoli
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