Editoriali / L'opinione

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Il collettivo di Benitez il meno italiano di sempre

Il nuovo Napoli formato internazionale


Il nuovo Napoli formato internazionale
19/08/2013, 09:47

NAPOLI - La storia del calcio moderno parla di successi conquistati sempre con maggiore frequenza da squadre multietniche. L'antesignana è stata l'Inter, che rappresenta la squadra che più ha ed ha avuto negli anni recenti - come suggerisce anche il nome della società - una dimensione "internazionale". Undici calciatori stranieri su undici schierati in campo: accadde il 23 novembre 2005 in occasione della gara di Champions League contro gli slovacchi dell'Artmedia. Le scelte di Mancini provocarono le pesantissime critiche dei "puristi" del calcio italiano e la Lega Nord arrivò a chiederne addirittura l'iscrizione ad un campionato straniero. Il nuovo corso del Napoli di Benitez segue la stessa traiettoria: sono tanti gli stranieri che la società azzurra ha tesserato in questa sessione di mercato, a dire il vero non è arrivato nessun italiano. Tre spagnoli, Callejón, Reina e Albiol; un argentino, Higuain; un belga, Mertens e un brasiliano, Rafael. Quello che sta prendendo forma è il Napoli meno italiano della storia, con la possibilità concreta che nella formazione titolare vi sia un solo italiano, al massimo due, o addirittura nessuno. Se arrivasse infatti un difensore centrale di livello internazionale, lo stesso potrebbe far coppia con Albiol e defenestrare capitan Cannavaro - che potrebbe scivolare in panchina - mentre sugli esterni potrebbero essere schierati Armero a sinistra e Zúñiga a destra, con Maggio nelle vesti di riserva "di lusso", anche se proprio l'esterno della nazionale è l'italiano che al momento ha più possibilità di giocare negli undici di partenza. Rafa ha assunto il ruolo di allenatore-manager, gestendo il mercato con De Laurentiis e il ds Bigon, e continua a trattare i calciatori che conosce meglio: giocano tutti all'estero. L'internazionalizzazione della società partenopea è partita proprio dall'arrivo del tecnico spagnolo e dall'addio di Mazzarri prima, e di De Sanctis poi - che non ha accettato la concorrenza del giovane Rafael - e vede lo stesso Lorenzo Insigne in lotta per una maglia da titolare, con la concorrenza agguerrita di Mertens, che una volta ambientatosi potrebbe scalare posizioni nelle gerarchie del tecnico madrileno e occupare dal 1' minuto il versante sinistro della trequarti di campo nel 4-2-3-1, modulo speculare adottato da Benitez e schema che lo ha condotto a molti dei suoi successi. Il fenomeno che porta i tifosi a vedere squadre sempre meno italiane scaturisce dal prolungato effetto della sentenza-Bosman, che ha liberalizzato il mercato dei comunitari nel '96. Nonostante il trend che vede i grandi club utilizzare in maniera sempre più massiccia calciatori stranieri, siamo sicuri che un Napoli "internazionale" possa affermarsi a livello italiano ed europeo come top club e conquistare gli ambiti trofei? Le eccezioni non mancano, e i "puristi" e gli oppositori del calcio moderno hanno di che rivendicare: una su tutte quella del Porto di Mourinho, vincitore della Champions League nella stagione 2003-2004, con soli 2 calciatori stranieri nella formazione titolare (Derlei e Carlos Alberto), 3 seduti in panchina e appena 7 in organico. Sulla scia di ripetuti allarmi e di appelli mai seguiti, è evidente che per arginare questo fenomeno e rilanciare il calcio nostrano andrebbe rivalutato il settore giovanile, con maggiore spazio da dare ai talenti in Serie A, evitando di farli giocare in categorie minori, relegarli ai margini delle squadre e bloccarne conseguentemente la crescita. In questo sì, il calcio italiano deve assumere una dimesione molto più "internazionale" ma, a quanto pare, fa storia a sè.

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di Armando Brianese
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