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Il piano B: siamo sicuri che non sia già in atto?


Il piano B: siamo sicuri che non sia già in atto?
25/06/2018, 15:50

Quando si discuteva della creazione del governo Conte e di Paolo Savona come Ministro dell'Economia, uscì fuori un progetto - non si sa quando condiviso - per far uscire l'Italia dall'Europa e dall'euro. In pratica, c'era un piano A che prevedeva di mettere in crisi l'Italia mandando a pallino i conti pubblici e andare in quella situazione davanti all'Europa a pretendere un alleggerimento del debito pubblico. Ove questo piano non fosse riuscito, sarebbe scattato il piano B, cioè l'uscita dall'euro fatta - secondo gli organizzatori - nel giro di un week end o poco più. 

Ma per il piano B serve una precondizione: bisogna fare in modo che la gente percepisca il piano B come una scelta obbligatoria. E quindi, bisogna preparare una cornice in cui l'Italia è una vittima della cattiveria altrui. Una situazione non nuova: i nazisti si presentavano come vittime della Francia e dell'Inghilterra, come vittime del Trattato di Versailles del 1919, come vittime della congiura delle banche ebree. Gli americani si presentarono nel 1941 come vittime dell'attacco "a tradimento" di Pearl Harbour, mentre sapevano benissimo che quell'attacco ci sarebbe stato, dove, quando e come, dato che leggevano i messaggi segreti dell'esercito e della diplomazia giapponese. Quindi si tratta di creare una situazione dove si possa dire: "Ma noi dovevamo reagire agli attacchi degli altri". 

E in questo senso, è interessante notare il comportamento dei politici italiani, a cominciare dal Ministro degli Interni (che sta dimostrando di essere un ministro tuttofare, visto che si occupa anche di sanità, di fare il Presidente del Consiglio ed oggi, con il viaggio in Libia, ha fatto le scarpe anche al Ministro degli Esteri). Salvini già ha provveduto ad insultare Malta, la Francia ed è andato ad un pelo dall'insultare anche la Spagna. E abbiamo presentato una proposta per i migranti, che andrebbe finanziata per oltre un miliardo di euro, che è assolutamente improponibile ed impossibile da realizzare. 

Ora, cosa prevede esattamente questo piano? Di creare i cosiddetti "hotspot" in Libia o in Niger o in altri Paesi africani. Cosa è un "hotspot"? E' un centro in cui si esaminano eventuali richieste di asilo politico in questo o quel Paese. In pratica, secondo questo piano, uno che proviene dal Mali o dalla Repubblica Cebntrafricana e che sta scappando da una persecuzione, dovrebbe fermarsi in uno di questi Paesi e depositare la richiesta. Poi aspettare fino a 18 mesi continuando a sfuggire alle persecuzioni e nel frattempo pregare che l'Italia o un altro Paese accolga quella richiesta. E se dovesse esserci un no come risposta, se ne dovrebbe tornare nel suo Paese a continuare a farsi perseguitare. Andiamo: quanto è realistico questo piano? E poi perchè il governo libico o quello del Niger o quello di un altro Paese dovrebbe accettare sia un ufficio della Ue, sia di fare da "zona di attesa" per i migranti?

Insomma, sembra una proposta fatta appositamente per farci dire di no. Soprattutto se unita a quello che è il probabile esito dell'incontro previsto a fine mese tra i capi di governo europei per discutere il Trattato di Dublino. Si tratta del trattato che regola il comportamento dei Paesi europei nei confronti dei migranti. E da tempo si parla di modificarlo. Ma come? Ad alcuni Paesi sta benissimo così (quelli più interni) ad altri no (quelli di confine). E poichè le modifiche devono essere all'unanimità sarà interessante vedere che succederà. Ma le previsioni sono per un nulla di fatto o al limite qualche ritocco di facciata. E quindi anche questa potrà essere tirata in ballo come scusa per dire che l'Europa ce l'ha con noi, che non intende aiutarci, che vuole scaricare tutta la questione migranti su di noi. Se ci aggiungiamo che da tempo i partiti di destra dicono che è colpa dell'Europa se non possiamo investire, che è colpa dell'Europa se vengono messe le tasse, che è colpa dell'Europa se vengono rtagliate le pensioni, ecc. ecc. ecco che abbiamo abbastanza argomenti da far girare tra la popolazione. 

A questo punto bastano un po' di dichiarazioni del cavolo fatte da Salvini o da qualcuno degli altri ministri, un po' di link da far girare su Facebook (ovviamente fasulli) e il gioco è fatto. Il clima sarebbe al punto giusto da raggiungere quello stato di ira contro l'Europa che permetterebbe ai cittadini di digerire qualsiasi decisione. Ovviamente nell'immediato. Perchè se veramente Lega e M5S daranno conferma a questa ipotesi e quindi al successivo piano B, il sollievo sarà solo nell'immediato. Ben presto il crollo della lira, l'aumento dei prezzi e l'aumento vertiginoso dei tassi di interesse da pagare sul debito pubblico metteranno l'Italia in ginocchio. A cui si aggiungeranno problemi sui commerci, dato che la realizzazione di una uscita dall'euro così rapida e improvvisa potrebbe provocare un annullamento dei nostri trattati commerciali. Con tutto quello che ne consegue in termini di dazi. 

Naturalmente, la speranza è che io stia prendendo un abbaglio. Che tutti i litigi che l'Italia sta facendo siano dovuti solo all'insipienza politica di Salvini e degli altri membri di governo. Che il progressivo isolamento in cui Salvini sta portando l'Italia sia solo un errore di pianificazione. Eh, sì, perchè c'è anche questo. Quello che molti non capiscono è che il nazionalismo porta all'isolamento. Per capirlo, basta guardare cosa successe dopo il 1929. Gli Usa si isolarono completamente dal mondo, preoccupandosi di risolvere solo i propri problemi, almeno fino al 1940, quando cominciarono a costruire grandi quantità di armi, in vista dell'ingresso nella Seconda Guerra Mondiale. La Gran Bretagna si isolò, tanto che accettò senza problemi un accordo con la Germania nazista che permise a quest'ultima di potenziare enormemente la propria marina (cosa che andava contro gli interessi degli alleati della Gran Bretagna, ma non gliene eimportava). La Francia si isolò tanto che quando tra il 1939 e il 1940 discusse con Olanda e Belgio di come approntare le difese contro un attacco tedesco, dovette dimostrare la propria "alleanza" schierando in prima fila la sua unità più potente. Errore colossale, perchè quella decisione spianò la strada che portò a Dunquerque. E così via. 

Ed oggi sta accadendo lo stesso. Il Gruppo di Visengrad viaggia per i fatti suoi. La Germania cerca solo di mantenersi i propri mercati. L'Italia si sta isolando. La Gran Bretagna è ormai un discorso del passato. In Francia c'è Macron che si sposta sempre più a destra per tenere a bada la Le Pen. Insomma, ogni Paese si sta isolando dagli altri. E stanno uccidendo quel progetto degli Stati Uniti d'Europa che nella seconda metà degli anni '90 diede il via all'Unione Europea. 

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di Antonio Rispoli
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