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Il Pil in ribasso per il 2014 in Italia. Sai che novità?


Il Pil in ribasso per il 2014 in Italia. Sai che novità?
04/11/2013, 15:20

Non più tardi di due settimane fa, il Consiglio dei Ministri ha presentato la legge di stabilità, quella che una volta si chiamava legge finanziaria. All'interno, c'erano le previsioni di crescita per i prossimi anni: -1,8% nel 2013, +1% nel 2014. E fin qui, potrebbe anche andare bene. Certo, siamo al quarto anno consecutivo di crescita negativa e al quinto degli ultimi sei; il governo Letta aveva promesso un Pil positivo per l'ultimo trimestre del 2013 e non ci sarà; ma diciamo che vista la situazione dell'Italia, non ci si poteva aspettare di più.
E invece oggi arriva l'Istat che ci dice che la previsione del governo è ottimistica: ammesso che la crescita generalizzata dell'economia europea e mondiale sia quella prevista (perchè per il 2014 è previsto questo, e anche alla fine del 2013 quasi tutti i Paesi europei dovrebbero avere una crescita del Pil), l'Italia non andrebbe oltre un +0,7%. E quindi comincia la riduzione progressiva delle previsioni di crescita. Uno spettacolo a cui la gente non presta attenzione, dato che appena legge di numeri su qualche giornale, cambia pagina. Ma che è significativo. Innanzitutto per i conti pubblici: nella legge di stabilità, viene previsto un aumento delle entrate legato alla crescita del Pil. Quindi diciamo che il governo nella legge di stabilità prevede una crescita del Pil dell'1% e un aumento delle entrate di 20 miliardi di euro rispetto all'anno precedente (ovviamente le cifre sono inventate). Se la crescita è dello 0,1%, vuol dire che, nella migliore delle ipotesi entrano 2 miliardi in più, non 20. E quindi bisogna mettere nuove tasse o fare nuovi tagli per 18 miliardi. Se alla fine il Pil è negativo, non solo il governo deve trovare i 20 miliardi di cui aveva previsto l'ingresso, ma anche i soldi che non sono entrati per il calo del Pil.
E' per questo che da molti anni si è ripresa quella bruttissima abitudine - che era diventata una norma negli anni '80 e all'inizio degli anni '90 e che era scomparsa con i governi di centrosinistra - delle manovrine a metà anno. Adesso usano nomi carini, per nascondere cosa sono: "Il decreto Salva Italia", "Il decreto Cresci Italia", "Il decreto del fare", e così via. Ma sono le manovrine che si facevano abitualmente a maggio-luglio e poi a settembre-ottobre, per risistemare i conti attraverso un aumento di tasse. Manovrine che però non migliorano nulla, ma servono solo a diminuire la crescita del Paese, dato che diminuiscono la capacità di spesa dei cittadini. E quindi aprono nuovi buchi di bilancio che richiedono nuove tasse e così via. 

In realtà, si potrebbe evitare tutto questo in maniera semplice: tassando chi i soldi li ha. Mi spiego: se io tasso 10 mila lavoratori di 100 euro a testa l'anno, incasso un milione di euro, ma tolgo la possibilità a quelle persone di comprare, riducendo quindi i guadagni dei negozi, che chiudono o licenziano, innescando una spirale negativa per il Paese. Se invece prendo un grosso imprenditore e gli impongo una tassa di un milione di euro, l'incasso per lo Stato è lo stesso; ma non c'è nessun impatto negativo sull'economia nazionale. Magari con quel milione ci doveva comprare l'aereo privato? Se lo compra l'anno successivo oppure usa i soldi messi da parte negli anni precedenti, non è un problema. E allora perchè non lo si fa? C'è un motivo ideologico che nasconde un motivo vero. Il motivo ideologico è l'idea neoliberista che bisogna far arricchire il più possibile gli imprenditori, in modo che siano incentivati a spendere i loro soldi assumendo nuove persone. Una idea sconfessata da tutte le verifiche empiriche: un imprenditore assume un nuovo dipendente quando valuta (ed è una valutazione personale) che il nuovo assunto gli faccia guadagnare più di quello che spende per il suo stipendio, grazie all'aumento di produzione che si verifica. Vediamo di essere più chiari con un esempio concreto: diciamo che io sono un imprenditore che ha 10 dipendenti. Ognuno mi produce 100 telefonini al mese. Quando assumerò l'undicesimo dipendente? Quando valuto che il mercato è in grado di assorbire non solo i 1000 telefonini che produco adesso, ma anche gli altri 100 che produrrà il nuovo dipendente. E solo se il prezzo resterà abbastanza alto da garantire di pagare lo stipendio al nuovo assunto e di aumentare il mio guadagno.
Ma questa ideologia nasconde una realtà molto più concreta: gli imprenditori finanziano i partiti. E quindi i partiti faranno sempre il possibile per aiutare gli imprenditori ad arricchirsi, dato che più loro si arricchiscono e più aumentano i finanziamenti ai partiti. E quindi chiaramente i partiti politici non danno fastidio ai loro "amici" imprenditori, ma anzi fanno leggi a loro uso e consumo. Ma più aumenta la ricchezza di una persona, più diminuisce la ricchezza nazionale. E più si crea una classe di super-ricchi, meno sono le risorse che il Paese ha a disposizione per crescere. Anche qui, si tratta di un principio semplice da capire, con un esempio. Immaginiamo di tornare all'imprenditore con 10 operai che fanno telefonini. Ognuno viene pagato con 2000 euro al mese, mentre io imprenditore guadagno 20 mila euro al mese. Grazie a queste cifre, ciascuno dei miei operai compra un telefonino ogni 6 mesi. Quindi io vendo loro 20 telefonini l'anno. Diciamo che ad un certo punto, decido di diminuire loro lo stipendio: non più 2000 euro al mese, ma 1500. Così spendo 15 mila euro al mese per gli stipendi e io guadagno 25 mila euro al mese. Ma i miei operai, in questa maniera non sono più in grado di comprare un telefonino ogni 6 mesi, quindi ne compreranno uno l'anno. Questo significa che io vendo meno telefonini e alla fine, anzichè guadagnare di più, guadagno di meno. Perchè anche se io guadagno inizialmente di più, non ho alcun interesse a comprare i 10 telefonini l'anno che i miei operai non comprano più. E' anche per questo che la crisi ha colpito di meno i Paesi scandinavi o la Germania: perchè lì gli stipendi sono alti e i super ricchi sono pochissimi. Due circostanze che consentono di mantenere una elevata domanda interna e danno sicurezza anche a coloro che perdono il lavoro che comunque non perdono la possibilità di acquistare il telefonino o l'automobile. E quindi, l'arrivo della crisi crea qualche problema momentaneo che però passa nel giro di pochi mesi. Io ricordo per esempio una immagine di un porto tedesco, nel 2009, dove vengono abitualmente imbarcate le autovetture di Mercedes e Bmw. La foto faceva vedere la piazzola di imbarco quasi completamente vuota, nonostante ci fosse posto per centinaia di vetture, forse più di mille. Era appena sbarcata la crisi in Europa, quindi le esportazioni erano quasi a zero. La stessa zona, fotografata un anno dopo, era di nuovo piena di auto pronte ad essere imbarcate. 

Niente del genere in Italia dove le politiche di governo invece hanno sempre operato per impoverire i lavoratori e i pensionati, a vantaggio degli imprenditori. Con l'ovvio risultato per i politici di avere un vantaggio economico. Ma alla lunga è stato distrutto il mercato interno, cioè la capacità degli italiani di acquistare beni e servizi. E questo significa che il Pil non può far altro che calare. Potrà essere sostenuto in maniera artificiale, magari cercando di incrementare le esportazioni; ma alla lunga anche questo non reggerà. 

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di Antonio Rispoli
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