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Il programma del Movimento 5 Stelle: luci ed ombre


Il programma del Movimento 5 Stelle: luci ed ombre
11/01/2013, 11:25

Spesso mi capitano discussioni con esponenti del Movimento 5 Stelle. Indipendentemente dall'argomento di partenza, si finisce sempre nella stessa maniera: una valanga di insulti oppure la monotona risposta: "Tu non conosci il programma del Movimento, quindi non puoi parlare. Vattelo a leggere". Poichè io me lo sono letto e l'ho esaminato e pesato, vediamo di illustrarne i punti principali. 
E poichè i punti sono tanti, limitiamoci ad esaminare i punti irrealizzabili o sbagliati. Naturalmente non tutti lo sono. Per esempio, se esaminiamo il capitolo istruzione, diversi sono i punti condivisibili: l'abolizione della legge Gelmini, accesso via Internet alle lezioni universitarie, investimenti nella ricerca universitaria, risorse finanziarie dello Stato erogate solo alla scuola pubblica (cosa che tra l'altro è solo l'applicazione di quanto scritto in Costituzione). Altre sono dichiarazioni di intenti senza alcun contenuto concreto. Per esempio se parliamo di "Integrazione Università/Aziende", che cosa intendiamo? Oppure la valutazione degli insegnanti da parte degli studenti: vogliamo veramente che la scuola diventi un gioco di ripicche e capricci tra studenti ed insegnanti? Oppure le valutazioni serviranno solo per prendere per i fondelli gli alunni? 
Altri punti sono decisamente sconsigliabili, in un sistema quale quello italiano. Per esempio l'abolizione del valore legale del titolo di studio. In astratto, è una buona cosa: ci sono persone che hanno notevoli conoscenze o abilità e che possono lavorare in diversi settori. Ma guardiamoci intorno: veramente verrà usato in questo modo l'abolizione del valore legale del titolo di studio? In un Paese dove viene creata una cattedra ad hoc per la figlia di un rettore universitario, che succederebbe? Che tutti i rampolli, più o meno imbecilli, dei vari baroni della medicina, delle università e della politica e di ogni altra professione diventerebbero successori dei rispettivi genitori. E le conseguenze si possono facilmente immaginare. 
Altri punti costituiscono solo una presa in giro. Quando si parla per esempio di digitalizzare i libri e di fornirli gratuitamente, questo comprende anche la fornitura di lettori appositi o quanto meno di un iPad  a ciscun alunno? QUando si parla di "Sviluppo delle strutture di accoglienza per studenti", non è specificato a che costo e chi dovrà pagare quel costo. E soprattutto a quale capitolo di spesa verrà appoggiato: quello delle università? QUindi diminuiranno gli insegnati o gli altri servizi universitari? O dagli investimenti per la ricerca? Ma quelli devono aumentare. Insomma, molta confusione e poca sostanza. 
Non va meglio per la sanità. Anche qui si può fare una ripartizione simile a quella vista per la scuola. Bene l'idea di stimolare e promuovere l'uso di farmaci generici, magari attraverso la prescrizione del principio attivo e non del medicinale; ma come costringere i medici a farlo? Il problema resta quello. Bene l'accesso gratuito alla sanità per le prestazioni essenziali ed un ticket progressivo in base al reddito (almeno in teoria: grazie all'evasione fiscale, i ricchi non pagherebbero nulla); così come l'uso dell'8X1000 per la ricerca medica. Ma come si fa a dire di vietare i premi per gli informatori scientifici del farmaco? Il loro stipendio è basato quasi esclusivamente sui premi. 
Poi è comico il punto "eliminazione degli inceneritori". E Parma ne è un esempio. La giunta Pizzarotti e la magistratura hanno bloccato la costruzione dell'inceneritore. Problema risolto? No, perchè la spazzatura da qualche parte va messa. E quindi il Comune paga un sacco di soldi per mandare nei comuni vicini, che hanno l'inceneritore, i rifiuti non riciclabili. Si vogliono abolire gli inceneritori? Si può fare. Ma c'è bisogno di una legislazione particolare, in particolare sugli imballaggi, che va fatta con l'autorizzazione europea. Ed una miriade di leggi locali... insomma, la cosa è parecchio più complicata di come la racconti Grillo. L'introduzione del reato di strage contro quegli amministratori pubblici che abbiano praticato una politica nociva per gli interessi dei cittadini, sfiora il ridicolo: i ministri, essendo parlamentari, non possono essere condannati, lo prescrive la Costituzione che considera insindacabile il voto espresso da un parlamentare. In quanto agli amministratori locali, c'è il principio che la responsabilità penale è personale. Come applicarla, quando una legge è stata decisa dall'intera giunta e dalla maggioranza dei consiglieri? Facciamo un bel processo dove ciascuno scaricarebbe la propria responsabilità sull'altro, asserendo contemporaneamente di non essere a conoscenza delle conseguenze sull'ambiente e sui cittadini? Il 90% ed oltre finirebbero in una assoluzione di massa. 
Interessante invece la proposta di abbandonare l'attuale sistema di un direttore generale di Asl a favore di diversi consigli di amministrazione. Dimostra che evidentemente Grillo intende aumentare le spese inutili, aumentando i boiardi di Stato, cioè quelli che incassano soldi per fare poco o nulla. 
Infine una notazione personale: uno dei punti riguarda l'aumento dell'informazione di stili di vita salutari e "scelte di consumo consapevoli per sviluppare l'autogestione della salute". E chi lo decide quali sono? Io ricordo sempre il fatto che l'inventore delo jogging è morto di infarto a 55 anni mentre faceva jogging. Inoltre dice che bisogna "informare sui limiti della prevenzione secondaria (screening, diagnosi precoce, medicina predittiva), ridimensionandone la portata, perchè spesso risponde a logiche commerciali". Io lo trovo alquanto contraddittorio. E voi?

Veniamo ad uno dei punti più delicati, dato che sono parte in causa e mi si può accusare di agire per la "casta": mi riferisco all'informazione. Cosa che è affrontata in molti punti, nel programma del Movimento 5 Stelle, estremamente demagogici e poco concreti e realistici. 
E' chiaro che finchè parliamo di estendere l'ADSL a tutto il territorio nazionale, non si può che essere d'accordo. Anzi, io proporrei per andare verso le fibre ottiche direttamente, ove possibile. 
Ho seri dubbi che si possa introdurre l'obbligo per il querelante di un giornalista di depositare la stessa somma chiesta come risarcimento: se un giornalista ingiuria e diffama un povero cristo, questi non potrebbe querelarlo. Sarebbe molto più logico stabilire che un giornalista possa essere portato in giudizio civile solo dopo una condanna nel processo penale. In questo modo, il giornalista serio avrebbe dalla sua un'arma formidabile di difesa: la verità. Nel processo penale il giornalista che dice la verità è sempre assolto. E questo bloccherebbe le richieste milionarie in anticipo. 
Poi ci sono alcune norme contrastanti: per esempio l'abolizione del canone telefonico insieme ad una riduzione dei costi. Le società telefoniche sono società commerciali, non enti di beneficienza. E poi c'è il rischio di un abbandono delle tariffe flat che adesso si stanno diffondendo. Allo stesso modo, anche se è giusta l'idea di aumentare le antenne per il wi-fi, con le tariffe attuali rischia comunque di essere poco utilizzato. 
Sull'idea di statalizzare tutti gli impianti telefonici fissi (cioè centraline, cavi telefonici, ecc.) per darne poi in affitto l'uso agli operatori telefonici, resta da vedere quali saranno i costi e poi se le compagnie telefoniche ne troveranno un reale beneficio. E poi, i successivi investimenti chi li farà? La Telecom le fa perchè ha un interesse diretto economico; ma lo Stato no. Il problema delle nazionalizzazioni è sempre questo: cghe il settore diventa in breve tempo tecnologicamente antiquato. E nel settore di Internet è una cosa che non ci possiamo permettere. 
Ora, veniamo al punto più delicato. Grillo propone l'abolizione dell'Ordine dei Giornalisti, la creazione di un solo canale pubblico senza pubblicità ed indipendente dai partiti (e sarebbe curioso sapere come, visto che dovrebbe essere di informazione), l'esproprio di fatto del controllo delle Tv private e dei giornali nazionali che devono avere un azionariato diffuso e dove l'azionista principale non deve avere oltre il 10% delle azioni. Tralasciamo i discorsi di ordine legale (è da valutare se è costituzionalmente compatibile con l'articolo della Costituzione a proposito della libertà di impresa e sulla proprietà privata) a proposito della proprietà. Ma chi investe i propri soldi in una attività di cui non ne ha il controllo? Certo, lo si può fare per una speculazione, ma nessun imprenditore comprerebbe azioni sul lungo termine per non poter controllare nulla. MI si obietterà: ma in Mediobanca lo fanno. Già, ma Mediobanca, oltre ad essere una particolarità nel panorama italiano o mondiale, è appunto una banca. E una banca può perdere denaro solo se fa molte stupidaggini. Una gestione ordinaria porta un grosso afflusso di denaro ogni anno. Cosa che non si può garantire per una Tv. Idem dicasi per un giornale. A questo Grillo aggiunge due chicche: abolizione del contributi pubblici a giornali e Tv e asta delle frequenze televisive ogni 5 anni. Il primo potrebbe anche essere ragionevole, ma dopo aver rivoluzionato la TV e la raccolta pubblicitaria. Cosa che nel programma c'è: ogni società di raccolta pubblicitaria non può superare il 5%. Ma anche qui il tetto è troppo basso: si creerebbe una miriade di piccole e piccolissime società che dovrebbero lottare per non morire. COsì come il limite di proprietà al 10%. E poi: chi è così scemo da spendere centinaia di milioni di euro per una frequenza sapendo che poi non guadagnerà abbastanza nei successivi 5 anni da ripagare l'investimento? E anche se lo ripaga, si mangerebbe quasi tutto il guadagno ottenuto. Insomma, non ci sarebbe più nessun interesse economico ad avere una Tv. E probabilmente è questo l'intento di Grillo. Certo, la situazione attuale con Berlusconi padrone incontrastato dell'etere è pessima, ma qui andiamo dall'altra parte. Dalla morte del sistema per eccessiva concentrazione alla morte per eccessiva dispersione. 
Infine l'ultimo punto, all'abolizione dell'Ordine dei Giornalisti. Una possibilità su cui sarei d'accordo, se non fosse per un punto: la tutela delle fonti. Io, come giornalista, ho diritto a tutelare le mie fonti; la legge non può costringermi a dirle, se non in casi eccezionali (ed anche in quei casi ccezionali, spesso il giornalista si rifiuta). Se aboliamo l'Ordine, come posso far scattare questa tutela? Il punto cruciale è solo questo. Se si sostituisce l'Ordine con una garanzia che tuteli questo diritto elementare del giornalista, obiezioni non ce ne sono. Ma nulla nel programma di Grillo garantisce questo. 
Quindi, anche nel campo dell'informazione, ci troviamo con lo stesso stile: molto populismo e molta demagogia, qualche idea valida e condivisibile, in tutto mescolato in un impasto confuso ma allettante per chi non conosce la situazione. Perchè quando abbiamo Mediaset che raccoglie oltre il 60% della pubblicità nel campo dell'informazione; e la Rai che raccoglie oltre il 30%, resta un 6-7% che va spartito tra tutte le altre Tv private e tutti i quotidiani locali e nazionali. Per questo allo stato eliminare i contributi pubblici è sbagliato. Bisogna riequilibrare il mercato e contemporaneamente ridurre progressivamente i contributi pubblici. Ma non con limiti assurdamente bassi, come propone il programma del M5S. I limiti devono essere ragionevoli: per esempio 20% per società per la raccolta pubblicitaria; mentre si può anche eliminare il limite di proprietà per ogni Tv. Infatti oggi con il digiutale ed il satellite, possedere il 100% di un solo canale può non essere sufficiente per mantenere attivo e remunerativo quel singolo canale. 
Nella pagina relativa ai trasporti, è quasi tutto condivisibile, anche perchè gran parte è  già stato realizzato. Sviluppo dei servizi pubblici, integrazione degli stessi, sviluppo delle ferrovie, ecc. sono assolutamente condivisibili. Ma già a Napoli, solo per fare un esempio, è dal 1994 che esiste il "biglietto unico": un biglietto a tempoche consente di prendere qualsiasi mezzo pubblico entro la fascia chilometrica prevista. Per cui il cittadino può, con un solo biglietto, prendere le 6 linee ferroviarie metropolitane, gli autobus, i tram, ecc. Condivisibile anche il no alla Tav in Val di Susa, dato che si tratta di un'opera inutile, visto che esiste il tunnel del Frejus che è utilizzato al 20%. Non è nuova neanche la tassazione sulle auto non elettriche guidate da un solo passeggero (a Milano c'è l'Ecopass che è stato introdotto proprio con questo scopo) e fubnziona, a condizione di fare forti investimenti: bisogna costruire una rete di parcheggi all'esterno dei centri cittadini e una rete enorme di servizi pubblici. Ma è fattibile. 
Da notare la furbizia ipocrita: la voce "Blocco immediato del Ponte sullo Stretto" è cancellata e seguita dall'espressione "obiettivo raggiunto". Come se il Movimento 5 Stelle c'entrasse qualcosa in una decisione che è stata portata avanti negli ultimi 10 anni solo dal Pdl e per motivi elettoralistici. 
Se si passa alla voce "Stato e Cittadini" ricomincia il solito mix: qualche proposta condivisibile, molte sparate demagogiche e qualche banalità inutile. Per esempio è assolutamente condvisibile l'abolizione dei privilegi dei parlamentari e l'abolizione dei contributi pubblici ai partiti (tra l'altro i cittadini italiani hanno detto di no già nel 1993 con un referendum). Condivisibile anche l'abolizione delle Province (intese come conglio provinciale, giunta e presidente della Provincia); sono scettico sull'accorpamento dei comuni sotto i 5000 abitanti. Nel senso che andrebbe sperimentato se dà dei vantaggi o meno. 
Poi ci sono le sparate populistiche: che significa che lo stipendio parlamentare va allineato alla media degli stipendi nazionali? Lo stipendio parlamentare è già allineato: è pari a 5700 euro al mese ed è pari al 70% del Presidente dellaCorte di Cassazione. Questo adesso. Ma che vuiol dire? Il grosso delle entrate di un parlamentare è dato da altre fonti: la diaria, i 4000 euro al mese per pagare due portaborse (e che poi il parlamentare in gran parte si intasca), i 4300 euro al mese per l'affitto di un appartamento a Roma, i rimborsi spese, i biglietti gratuiti per treno e aereo, ecc. ecc. Tutto questo non fa parte dello stipendio, ma costituisce il 75-80% delle entrate di un parlamentare. E - quando si dicono le coincidenze - queste somme non fanno parte dell'autoriduzione che i grillini sbandierano come novità del loro Movimento. Loro si autoridurrebbero lo stipendio da 5700 a 5000 euro al mese (questo prevede l'accordo firmato con Grillo) conservando tutti gli altri benefits. 
E questo fatto di limitare i due mandati? Come si fa a stabilire una norma del genere? In un Paese civile sono i cittadini a valutare. E anche se l'Italia da questo punto di vista è assolutamente incivile, come dimostrano le decine di parlamentari che sono praticamente morti di vecchiaia in Parlamento, questo non è un buon motivo per mettere un limite simile. ANche perchè, parliamo ci chiaro: se il parlamentare in questione è (tanto per fare qualche nome) un Gasparri, un CIcchitto, un Casini, un D'Alema, un Veltroni, un Berlusconi, un mandato è anche troppo. Ma se il parlamentare è un novello Berlinguer o un novello De Gaspari o un novello Pertini, altro che due mandati. Io gliene darei 200 a testa. 
Oppure il punto che dice: "Leggi messe on line almeno 3 mesi dalla loro approvazione per ricevere i commenti dei cittadini". Per carità, come idea populista è geniale, i cittadini si sentirebbero coinvolti. Ma andiamo a guardare i fatti: già attualmente le leggi vengono approvate in media con tempi biblici. Vogliamo aggiungere tre mesi? E poi per cosa? A decidere sono i parlamentari. Chi è che si legge un milione di commenti su una legge che aumenta o modifica le tasse, per esempio? E quante volte gli italiani commentano a ragion veduta? Su Facebook se ne può avere un piccolo spaccato. Facciamo un esempio. Nel 2010 venne fatta una legge che prevedeva la non obbligatorietà dell'arresto per i casi di violenza sessuale "lieve" su minori. ANcora oggi ci sono idioti che lo postano, senza sapere che si tratta di un emendamento eliminato in un paio di giorni dopo la sua sottoscrizione. Eppure, come dimostrai a suo tempo, (http://www.julienews.it/notizia/politica/abusi-su-minori-di-lieve-entit-un-problema/176009_politica_1.html) si trattava di una scelta motivata ed intelligente, con le leggi di allora. Ma per saperlo, devi conoscere la legge e i dettagli legali: con che preparazione il comune cittadino può commentare a ragion veduta? Una persona intelligente non commenterebbe senza conoscere i fatti, ma si sa come sono gli italiani: pur di apparire, sarebbero disposti a scerivere qualsiasi cazzata. 
E infine veniamo alla chicca: referendum sia abrogativi che consultivi, senza limiti di quorum. E tutti a questo punto applaudiranno. Prima di riflettere su un punto. Quanti referendum si farebbero in questa maniera in un anno? Centinaia? Migliaia? Basta che uno si sveglia una mattina con la luna storta e tira giù una ventina di referendum consultivi. Quando nella Costituzione vennero messi i limiti attuali, lo si fece proprio per impedirne gli abusi. E soprattutto per impedire che gli italiani potessero essere chiamati a decidere su casi di cui non sanno nulla. Per esempio: prendiamo un referendum sull'weuro, attualmente proibito della nostra Costituzione, che vieta referendum sui trattati internazionali. Quanti italiani hanno mai letto il trattato istitutivo dell'euro? La risposta è: meno dell'1%. La gente come andrebbe a votare? Sull'onda emotiva creata da tutti quei buffoni che, in malafede e per nascondere le loro responsabilità e quelle dei loro mandanti, dicono che la colpa della crisi è dell'euro. E' il caso di mandare la gente a votare senza che sappiano che cosa stanno votando? I limiti ai referendum impediscono questo: la raccolta firme, poi la Cassazione, la Corte Costituzionale, poi la discussione (inevitabile) sulle possibili date (fanno fatte entro il 15 giugno), poi la campagna elettorale... alla fine di solito chi va a votare sa cosa sta votando. Magari conosce le ragioni sbagliate, ma le conosce. I referendum consultivi vanno sottoposti ad una limitazione ancora più ristretta dei referendum ordinari. E a nulla valgono i paragoni con la SVizzera o gli Usa: il cittadino italiano non è altrettanto maturo nè in grado di prendere una decisione. 
Sul resto, grosso modo è condivisibile: divieto di cumulo di cariche per il parlamentare, divieto di esercitare un qualsiasi lavoro durante il suo mandato, ecc. 
Solo alcune annotazioni. Anche qui c'è la stessa furbata ipocrita che c'è sui trasporti: la voce "Abolizione lodo Alfano" e di seguito "obiettivo raggiunto". Ma il Movimento 5 Stelle non ha mosso un dito contro la legge: la raccolta firme per iol referendum l'ha fatta l'Idv di Di Pietro e durante la campagna elettorale sui quattro referendum M5S mantenne un profilo bassissimo (fu praticamente invisibile). Furono i cittadini italiani a bocciare la legge, i grillini non c'entrano nulla. 
Poi c'è una ripicca personale di Grillo: "Obbligatorietà della discussione parlamentare e del voto nominale sulle leggi di iniziativa popolare". Gli brucia ancora evidentemente che i parlamentari abbiano osato trattare la sua legge di iniziativa popolare esattamente come sono state trattate tutte le altre negli ultimi 64 anni. Cioè è stata presa e messa in un cassetto. 
Invece è interessante il fatto che voglia abolire le Authority. Non potenziarle, non modificarle, ma abolirle. Cosa è che gli dà fastidio? CHe ci sia la possibilità di multare chi fa pubblicità fasulla? O che ci sia chi sanziona (o meglio dovrebbe sanzionare, dato che nella realtà non lo fa) i cartelli e le posizioni dominanti sul mercato? ER perchè? Tutte domande alle quali sarebbe interessante ricevere una risposta, se solo Grillo si degnasse di fare la persona civile e quindi rispondere alle domande. 
Ora si dovrebbe passare al capitolo dell'energia, ma lo salterò. Infatti nel programma del movimento 5 Stelle si usano termini da esperti. Mi servirebbe un libro per spiegare la cogenerazione, la direttiva europea 76/93 e tutto il resto. Mi limito a far notare solo un punto, cioè quando si dice: "Potenziamento e riduzione dell'impatto ambientale delle centrali termoelettriche esistenti". Per potenziare una centrale termoelettrica (cioè una centrale che produce elettricità bruciando qualcosa), devi aumentare la quantità di roba bruciata. Se la aumenti, aumenti la produzione di anidride carbonica, di monossido di carbonio, e di altri gas dannosi. Quindi come fai ad aumentare la produzione e contemporaneamente a ridurre l'impatto ambientale di tali centrali? In realtà, la soluzione attuale sarebbe l'uso di minicentrali eoliche e fotovoltaiche (per intenderci: i pannelli solari sul tetto e piccole turbine per diventare tutti noi produttori-consumatori di energia elettrica), diu cui nel programma non si fa parola. 
Passiamo quindi al capitolo economia. E qui la demagogia grillina trova il suo massimo sfogo. Sia ben chiaro, alcuni punti anche qui sono condivisibili. Per esempio il divieto di incrocio azionario tra banche ed imprese o l'abolizione della legge Biagi sono dei punti assolutamente condivisibili. Così come vietare che persone condannate possano avere cariche all'interno delle società. 
Ma che significa ""Riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello Stato con il taglio degli sprechi e con l'introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l'accesso alle informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari"? No, perchè anche Monti ha detto di aver tagliato degli sprechi, dato che per lui la sanità pubblica, le pensioni pubbliche, la scuola pubblica e in generale il welfare sono uno spreco di soldi pubblici. Quindi, cosa intende Grillo per "sprechi di soldi pubblici"? Non si sa. COsì come non significa nulla che il cittadino possa accedere ai servizi senza intermediari. Se io ho bisogno di un certificato di nascita, per esempio, ho bisogno comunque del Comune che mi faccia da intermediario. Tramite un dipendente o tramite il suo sito, ma comunque mi deve fare da intermediario. E comunque, veramente qualcuno è così stupido da credere che questo permetta risparmi nell'ordione di 50 miliardi l'anno o più? Perchè questo serve per ridurre il debito pubblico. 
Oppure "abolizione delle scatole cinesi in Borsa". Ammesso e non concesso che sia possibile fare una legge del genere (cosa distingue una società effettiva da una scatola cinese?), l'imprenditore crea la scatola cinese all'estero ed usa quella per detenere la proprietà della propria società. O ancora: "Introduzione di reale rappresentanza dei piccoli azionisti nelle società quotate". Quando è che una rappresentanza diventa reale? Perchè oggi queste tutele già ci sono nel nostro Codice Civile. Non sono reali? E chi lo stabilisce? Grillo? Certo, se lui compra 1000 euro di azioni della Telecom e pretende di governare una società che ha un capitale che mi sembra sia oltre il miliardo, direi che non ci siamo. I piccoli azionisti restano comunque una presenza di complemento, non possono ostacolare il vero proprietario. Per il semplice motivo che è il proprietario che mette i soldi (se ha cervello, ovviamente). 
Ma il meglio è alla fine: favorire le produzioni locali, sostenere le società no profit, introduzione del sussidio di disoccupazione. Tre idee che richiedono ingenti somme. Un sussidio di disoccupazione di 600 euro al mese per ognuno dei disoccupati (compresi coloro che non cercano più un lavoro perchè scoraggiati) costa un paio di miliardi al mese, circa 25-30 l'anno. Da dove intende prendere questi soldi? Non si sa. Sì, perchè mei programmi non si fa mai menzione di come aumentare le entrate. Si parla di incentivare, di promuovere, ecc., ma mai delle entrate. Eppure nel programma ci sono spese che si possono quantificare in una cinquantina di miliardi l'anno. Bastano 2 anni di questa politica per mandare in default il Paese senza nessuna possibilità di risorgere. 
Ma più interessante di quello che dice, è quello che non dice. Non si parla di evasione fiscale, non si parla di ridurre lo strapotere delle banche, non si parla di Equitalia. Anzi, proprio giovedì sul blog c'era un appassionato elzeviro a favore degli imprenditori, descritti come una classe di perseguitati e maltrattati dallo Stato, che li grava di troppe tasse. Peccato che in realtà ben pochi degli imprenditori italiani paghino le tasse. La maggior parte preferisce evaderle. Tanto i controlli sono rarissimi. E anche se capitano, la multa che si paga è meno di quello che si guadagna in un anno di evasione fiscale. 

Insomma, un programma realistico si e no al 30%, con un 10% di menzogne e il resto tutta demagogia. Ecco cosa è il Movimento 5 Stelle. 
Infine una annotazione. In questi giorni che ho fatto questo lungo editoriale a puntate, molti grillini sono intervenuti per commentare, qui sul sito o su Facebook. Ma nessuno è riuscito ad argomentare un gran che, oltre a qualche insulto (o presunto tale). Eppure, se avessi scritto qualcosa di falso, sarebbe facile confutare la sostanza delle mie parole. D'altronde il programma lo conoscono tutti, no? Il punto è esattamente questo: no, non lo conoscono. Perchè il programma, nel suo complesso, è vasto e dispersivo; oppure, come nel capitolo Energia, complesso e leggibile solo da un esperto. Nell'uno come nell'altro caso diventa impossibile da ricordare. Per cui i primi a non conoscere il programma sono proprio i grillini. Anche perchè non c'è un filo comune, nè dal punto di vista ideologico nè dal punto di vista logico. SI è cercato solo si sfondare usando gli argomenti che più piacciono agli scontenti di tutti i partiti. Insomma, mutatis mutandis, siamo a qualcosa di simile a quello che si vide nel 2001, quando le città erano piene di manifesti con la faccia di Berlusconi e slogan che dicevano di tutto. QUella rimasta famosa è "Meno tasse per tutti", ma come nel programma di Grillo, senza spiegare come.  

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di Antonio Rispoli
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