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Il programma di Monti e Berlusconi: incapacità o presa per i fondelli?


Il programma di Monti e Berlusconi: incapacità o presa per i fondelli?
07/02/2013, 17:56

Ormai, a voler trovare una differenza tra la campagna elettorale di Mario Monti e quella di Silvio Berlusconi, si fa una fatica immane. Sono l'una la fotocopia dell'altra: uno si fa fotografare con i nipoti e l'altro anche; uno adotta un cane e l'altro anche; uno sta in TV 24 ore al giorno e sette giorni alla settimana e l'altro anche. Certo uno ha i capelli bianchi e uno ha la testa incatramata (come dice Beppe Grillo), ma non c'è altra differenza sostanziale. 
Ma anche i programmi sono simili, almeno come impostazione. Nel senso che entrambi portano avanti, a parole, un programma fatto di taglio delle tasse: via l'Imu, via l'Irap, giù l'Irpef. E i soldi? Attenzione alla risposta: riduzione della spesa pubblica. Già ma quale? I due si guardano bene dal dirlo. Eppure non è una differenza da poco: se i tagli riguardassero i privilegi della casta, andrevbbe benissimo: vendita di quasi tutte le autoblu, riduzione degli aerei di Stato, magari anche il dimezzamento del numero di parlamentari, cancellazione dei Consigli provinciali, delle giunte provinciali e del Presidente di provincia. E questa è solo una parte di quello che si potrebbe fare. Oppure un bel taglio alle spese militari, visto che siamo uno dei dieci Paesi che spendono di più al mondo in armamenti, nonchè uno dei primi cinque se dividiamo le spese per il numero di soldati (in base agli accordi firmati dopo la Seconda Guerra Mondiale, l'esercito italiano è molto piccolo, numericamente). 
Invece no. L'esperienza dimostra che sia per Berlusconi che per Monti "ridurre le spese" significa tagliare le pensioni, chiudere le scuole e gli ospedali, licenziare medici, infermieri e insegnanti, e così via. Insomma, finora ogni volta che hanno detto di voler ridurre le spese, hanno sempre colpito i servizi essenziali, aumentando contemporaneamente gli sprechi: Berlusconi era noto per l'uso smodato che lui e i suoi ministri facevano degli aerei di Stato (li usava anche per farsi mandare da Roma a Villa Certosa le escort che "allietavano" le serate e i bunga bunga) sia per gli acquisti di aerei di Stato (La Russa, come Ministro della Difesa, spese 4 milioni per una ventina di Maserati da dare ai generali dell'Aeronautica). Monti, per non essere da meno, ha comprato due aerei di lusso Gulfstream V da 400 milioni a testa e ha acquistato altre 423 auto blu. 
E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: sia le politiche economiche di Berlusconi che quelle di Monti non hanno fatto altro che aumentare la precarizzazione e la disoccupazione, hanno ridotto i salari, abbassato il Pil, abbassato fortemente la domanda interna, e così via.
E le prospettive per il futuro? Qui è interessante notare una differenza. Silvio Berlusconi che oggi dice che si creeranno 4 milioni di posti di lavoro, copn il seguente ragionamento: "Ci sono 4 milioni di imprese in Italia. Se ognuna di esse assume una persona, ci saranno 4 milioni di nuove assunzioni". Una cosa buffa: nel 1994 fece una proposta simile, ma si accontentò di un milione di posti di lavoro. E come? "In Italia ci sono 4 milioni di imprese. Basta che una su quattro assuma una persona ed ecco creato un milione di posti di lavoro". E si sa come nel 1994 non ci fu alcun nuovo posto di lavoro, e per avere una seria riduzione della disoccupazione bisognerà aspettare il 1997, con i primi risultati della legge sul "prestito d'ionore", varata dal governo Prodi. Insomma, siamo alle solite balle. 
Leggermente diverso il discorso di Monti. Perchè se nelle sue previsioni sta mentendo come Berlusconi, allora ci aspetta solo il suicidio. Infatti, secondo Monti la riforma Fornero sul mondo del lavoro, aumentando la precarizzazione con l'abolizione dell'articolo 18 e delle altre tutele per i lavoratori (è stato Monti a dire che dobbiamo prendere esempio dalla Cina, dove un operato lavora 15-18 ore al giorno per 2-300 dollari al mese) si avrà un aumento del Pil. Un ulteriore aumento, secondo Monti arriverà dalle liberalizzazioni e dalla vendita del patrimonio pubblico. L'insieme di questi due vettori permetteranno - dice il programma Monti - una crescita del 5,7% in 5 anni e del 10% in 10 anni. Questo significa un aumento del Pil medio dell'1% all'anno, nettamente inferiore alle necessità del nostro Paese. Infatti, per aumentare l'occupazione (è uno degli assiomi dell'economia) è necessaria una crescita superiore al 2%. Quindi Monti sta dicendo che, se viene votato, lui non sarà in grado di far crescere l'occupazione (escludendo i nuovi assunti a salario ridottissimo e senza tutele, come succederà se non vengono abrogate le modifiche apportate dal governo Monti allo Statuto dei Lavoratori) nè per 5 nè per 10 anni. 
Insomma, chi sceglierà Berlusconi, sceglierà uno che lo prende per i fondelli; se sceglie Monti, sceglie uno che ammette candidamente di essere incapace di far crescere l'economia nazionale (ma non è un professore di economia della "prestigiosissima" Università Bocconi?). E' evidente che nessuno dei due garantisce serietà, nel caso in cui venisse eletto o comunque fosse al governo. E quindi niente serietà anche di chi si allea con loro. 

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di Antonio Rispoli
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