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Il programma M5S: luci e ombre su trasporti e istituzioni (3a parte)


Il programma M5S: luci e ombre su trasporti e istituzioni (3a parte)
04/01/2013, 17:54

(3a parte)

Nella pagina relativa ai trasporti, è quasi tutto condivisibile, anche perchè gran parte è  già stato realizzato. Sviluppo dei servizi pubblici, integrazione degli stessi, sviluppo delle ferrovie, ecc. sono assolutamente condivisibili. Ma già a Napoli, solo per fare un esempio, è dal 1994 che esiste il "biglietto unico": un biglietto a tempoche consente di prendere qualsiasi mezzo pubblico entro la fascia chilometrica prevista. Per cui il cittadino può, con un solo biglietto, prendere le 6 linee ferroviarie metropolitane, gli autobus, i tram, ecc. Condivisibile anche il no alla Tav in Val di Susa, dato che si tratta di un'opera inutile, visto che esiste il tunnel del Frejus che è utilizzato al 20%. Non è nuova neanche la tassazione sulle auto non elettriche guidate da un solo passeggero (a Milano c'è l'Ecopass che è stato introdotto proprio con questo scopo) e fubnziona, a condizione di fare forti investimenti: bisogna costruire una rete di parcheggi all'esterno dei centri cittadini e una rete enorme di servizi pubblici. Ma è fattibile. 
Da notare la furbizia ipocrita: la voce "Blocco immediato del Ponte sullo Stretto" è cancellata e seguita dall'espressione "obiettivo raggiunto". Come se il Movimento 5 Stelle c'entrasse qualcosa in una decisione che è stata portata avanti negli ultimi 10 anni solo dal Pdl e per motivi elettoralistici. 
Se si passa alla voce "Stato e Cittadini" ricomincia il solito mix: qualche proposta condivisibile, molte sparate demagogiche e qualche banalità inutile. Per esempio è assolutamente condvisibile l'abolizione dei privilegi dei parlamentari e l'abolizione dei contributi pubblici ai partiti (tra l'altro i cittadini italiani hanno detto di no già nel 1993 con un referendum). Condivisibile anche l'abolizione delle Province (intese come conglio provinciale, giunta e presidente della Provincia); sono scettico sull'accorpamento dei comuni sotto i 5000 abitanti. Nel senso che andrebbe sperimentato se dà dei vantaggi o meno. 
Poi ci sono le sparate populistiche: che significa che lo stipendio parlamentare va allineato alla media degli stipendi nazionali? Lo stipendio parlamentare è già allineato: è pari a 5700 euro al mese ed è pari al 70% del Presidente dellaCorte di Cassazione. Questo adesso. Ma che vuiol dire? Il grosso delle entrate di un parlamentare è dato da altre fonti: la diaria, i 4000 euro al mese per pagare due portaborse (e che poi il parlamentare in gran parte si intasca), i 4300 euro al mese per l'affitto di un appartamento a Roma, i rimborsi spese, i biglietti gratuiti per treno e aereo, ecc. ecc. Tutto questo non fa parte dello stipendio, ma costituisce il 75-80% delle entrate di un parlamentare. E - quando si dicono le coincidenze - queste somme non fanno parte dell'autoriduzione che i grillini sbandierano come novità del loro Movimento. Loro si autoridurrebbero lo stipendio da 5700 a 5000 euro al mese (questo prevede l'accordo firmato con Grillo) conservando tutti gli altri benefits. 
E questo fatto di limitare i due mandati? Come si fa a stabilire una norma del genere? In un Paese civile sono i cittadini a valutare. E anche se l'Italia da questo punto di vista è assolutamente incivile, come dimostrano le decine di parlamentari che sono praticamente morti di vecchiaia in Parlamento, questo non è un buon motivo per mettere un limite simile. ANche perchè, parliamo ci chiaro: se il parlamentare in questione è (tanto per fare qualche nome) un Gasparri, un CIcchitto, un Casini, un D'Alema, un Veltroni, un Berlusconi, un mandato è anche troppo. Ma se il parlamentare è un novello Berlinguer o un novello De Gaspari o un novello Pertini, altro che due mandati. Io gliene darei 200 a testa.
Oppure il punto che dice: "Leggi messe on line almeno 3 mesi dalla loro approvazione per ricevere i commenti dei cittadini". Per carità, come idea populista è geniale, i cittadini si sentirebbero coinvolti. Ma andiamo a guardare i fatti: già attualmente le leggi vengono approvate in media con tempi biblici. Vogliamo aggiungere tre mesi? E poi per cosa? A decidere sono i parlamentari. Chi è che si legge un milione di commenti su una legge che aumenta o modifica le tasse, per esempio? E quante volte gli italiani commentano a ragion veduta? Su Facebook se ne può avere un piccolo spaccato. Facciamo un esempio. Nel 2010 venne fatta una legge che prevedeva la non obbligatorietà dell'arresto per i casi di violenza sessuale "lieve" su minori. ANcora oggi ci sono idioti che lo postano, senza sapere che si tratta di un emendamento eliminato in un paio di giorni dopo la sua sottoscrizione. Eppure, come dimostrai a suo tempo, (http://www.julienews.it/notizia/politica/abusi-su-minori-di-lieve-entit-un-problema/176009_politica_1.html) si trattava di una scelta motivata ed intelligente, con le leggi di allora. Ma per saperlo, devi conoscere la legge e i dettagli legali: con che preparazione il comune cittadino può commentare a ragion veduta? Una persona intelligente non commenterebbe senza conoscere i fatti, ma si sa come sono gli italiani: pur di apparire, sarebbero disposti a scerivere qualsiasi cazzata. 
E infine veniamo alla chicca: referendum sia abrogativi che consultivi, senza limiti di quorum. E tutti a questo punto applaudiranno. Prima di riflettere su un punto. Quanti referendum si farebbero in questa maniera in un anno? Centinaia? Migliaia? Basta che uno si sveglia una mattina con la luna storta e tira giù una ventina di referendum consultivi. Quando nella Costituzione vennero messi i limiti attuali, lo si fece proprio per impedirne gli abusi. E soprattutto per impedire che gli italiani potessero essere chiamati a decidere su casi di cui non sanno nulla. Per esempio: prendiamo un referendum sull'weuro, attualmente proibito della nostra Costituzione, che vieta referendum sui trattati internazionali. Quanti italiani hanno mai letto il trattato istitutivo dell'euro? La risposta è: meno dell'1%. La gente come andrebbe a votare? Sull'onda emotiva creata da tutti quei buffoni che, in malafede e per nascondere le loro responsabilità e quelle dei loro mandanti, dicono che la colpa della crisi è dell'euro. E' il caso di mandare la gente a votare senza che sappiano che cosa stanno votando? I limiti ai referendum impediscono questo: la raccolta firme, poi la Cassazione, la Corte Costituzionale, poi la discussione (inevitabile) sulle possibili date (fanno fatte entro il 15 giugno), poi la campagna elettorale... alla fine di solito chi va a votare sa cosa sta votando. Magari conosce le ragioni sbagliate, ma le conosce. I referendum consultivi vanno sottoposti ad una limitazione ancora più ristretta dei referendum ordinari. E a nulla valgono i paragoni con la SVizzera o gli Usa: il cittadino italiano non è altrettanto maturo nè in grado di prendere una decisione. 
Sul resto, grosso modo è condivisibile: divieto di cumulo di cariche per il parlamentare, divieto di esercitare un qualsiasi lavoro durante il suo mandato, ecc.
Solo alcune annotazioni. Anche qui c'è la stessa furbata ipocrita che c'è sui trasporti: la voce "Abolizione lodo Alfano" e di seguito "obiettivo raggiunto". Ma il Movimento 5 Stelle non ha mosso un dito contro la legge: la raccolta firme per iol referendum l'ha fatta l'Idv di Di Pietro e durante la campagna elettorale sui quattro referendum M5S mantenne un profilo bassissimo (fu praticamente invisibile). Furono i cittadini italiani a bocciare la legge, i grillini non c'entrano nulla. 
Poi c'è una ripicca personale di Grillo: "Obbligatorietà della discussione parlamentare e del voto nominale sulle leggi di iniziativa popolare". Gli brucia ancora evidentemente che i parlamentari abbiano osato trattare la sua legge di iniziativa popolare esattamente come sono state trattate tutte le altre negli ultimi 64 anni. Cioè è stata presa e messa in un cassetto.
Invece è interessante il fatto che voglia abolire le Authority. Non potenziarle, non modificarle, ma abolirle. Cosa è che gli dà fastidio? CHe ci sia la possibilità di multare chi fa pubblicità fasulla? O che ci sia chi sanziona (o meglio dovrebbe sanzionare, dato che nella realtà non lo fa) i cartelli e le posizioni dominanti sul mercato? ER perchè? Tutte domande alle quali sarebbe interessante ricevere una risposta, se solo Grillo si degnasse di fare la persona civile e quindi rispondere alle domande. 

(continua) 

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di Antonio Rispoli
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