Editoriali / L'opinione

Commenta Stampa

Sveliamo le magagne e i pregi delle loro promesse

Il programma M5S: luci ed ombre su Istruzione e Sanità


Il programma M5S: luci ed ombre su Istruzione e Sanità
02/01/2013, 15:42

Spesso mi capitano discussioni con esponenti del Movimento 5 Stelle. Indipendentemente dall'argomento di partenza, si finisce sempre nella stessa maniera: una valanga di insulti oppure la monotona risposta: "Tu non conosci il programma del Movimento, quindi non puoi parlare. Vattelo a leggere". Poichè io me lo sono letto e l'ho esaminato e pesato, vediamo di illustrarne i punti principali. 
E poichè i punti sono tanti, limitiamoci ad esaminare i punti irrealizzabili o sbagliati. Naturalmente non tutti lo sono. Per esempio, se esaminiamo il capitolo istruzione, diversi sono i punti condivisibili: l'abolizione della legge Gelmini, accesso via Internet alle lezioni universitarie, investimenti nella ricerca universitaria, risorse finanziarie dello Stato erogate solo alla scuola pubblica (cosa che tra l'altro è solo l'applicazione di quanto scritto in Costituzione). Altre sono dichiarazioni di intenti senza alcun contenuto concreto. Per esempio se parliamo di "Integrazione Università/Aziende", che cosa intendiamo? Oppure la valutazione degli insegnanti da parte degli studenti: vogliamo veramente che la scuola diventi un gioco di ripicche e capricci tra studenti ed insegnanti? Oppure le valutazioni serviranno solo per prendere per i fondelli gli alunni? 
Altri punti sono decisamente sconsigliabili, in un sistema quale quello italiano. Per esempio l'abolizione del valore legale del titolo di studio. In astratto, è una buona cosa: ci sono persone che hanno notevoli conoscenze o abilità e che possono lavorare in diversi settori. Ma guardiamoci intorno: veramente verrà usato in questo modo l'abolizione del valore legale del titolo di studio? In un Paese dove viene creata una cattedra ad hoc per la figlia di un rettore universitario, che succederebbe? Che tutti i rampolli, più o meno imbecilli, dei vari baroni della medicina, delle università e della politica e di ogni altra professione diventerebbero successori dei rispettivi genitori. E le conseguenze si possono facilmente immaginare. 
Altri punti costituiscono solo una presa in giro. Quando si parla per esempio di digitalizzare i libri e di fornirli gratuitamente, questo comprende anche la fornitura di lettori appositi o quanto meno di un iPad  a ciscun alunno? QUando si parla di "Sviluppo delle strutture di accoglienza per studenti", non è specificato a che costo e chi dovrà pagare quel costo. E soprattutto a quale capitolo di spesa verrà appoggiato: quello delle università? QUindi diminuiranno gli insegnati o gli altri servizi universitari? O dagli investimenti per la ricerca? Ma quelli devono aumentare. Insomma, molta confusione e poca sostanza. 
Non va meglio per la sanità. Anche qui si può fare una ripartizione simile a quella vista per la scuola. Bene l'idea di stimolare e promuovere l'uso di farmaci generici, magari attraverso la prescrizione del principio attivo e non del medicinale; ma come costringere i medici a farlo? Il problema resta quello. Bene l'accesso gratuito alla sanità per le prestazioni essenziali ed un ticket progressivo in base al reddito (almeno in teoria: grazie all'evasione fiscale, i ricchi non pagherebbero nulla); così come l'uso dell'8X1000 per la ricerca medica. Ma come si fa a dire di vietare i premi per gli informatori scientifici del farmaco? Il loro stipendio è basato quasi esclusivamente sui premi.
Poi è comico il punto "eliminazione degli inceneritori". E Parma ne è un esempio. La giunta Pizzarotti e la magistratura hanno bloccato la costruzione dell'inceneritore. Problema risolto? No, perchè la spazzatura da qualche parte va messa. E quindi il Comune paga un sacco di soldi per mandare nei comuni vicini, che hanno l'inceneritore, i rifiuti non riciclabili. Si vogliono abolire gli inceneritori? Si può fare. Ma c'è bisogno di una legislazione particolare, in particolare sugli imballaggi, che va fatta con l'autorizzazione europea. Ed una miriade di leggi locali... insomma, la cosa è parecchio più complicata di come la racconti Grillo. L'introduzione del reato di strage contro quegli amministratori pubblici che abbiano praticato una politica nociva per gli interessi dei cittadini, sfiora il ridicolo: i ministri, essendo parlamentari, non possono essere condannati, lo prescrive la Costituzione che considera insindacabile il voto espresso da un parlamentare. In quanto agli amministratori locali, c'è il principio che la responsabilità penale è personale. Come applicarla, quando una legge è stata decisa dall'intera giunta e dalla maggioranza dei consiglieri? Facciamo un bel processo dove ciascuno scaricarebbe la propria responsabilità sull'altro, asserendo contemporaneamente di non essere a conoscenza delle conseguenze sull'ambiente e sui cittadini? Il 90% ed oltre finirebbero in una assoluzione di massa. 
Interessante invece la proposta di abbandonare l'attuale sistema di un direttore generale di Asl a favore di diversi consigli di amministrazione. Dimostra che evidentemente Grillo intende aumentare le spese inutili, aumentando i boiardi di Stato, cioè quelli che incassano soldi per fare poco o nulla. 
Infine una notazione personale: uno dei punti riguarda l'aumento dell'informazione di stili di vita salutari e "scelte di consumo consapevoli per sviluppare l'autogestione della salute". E chi lo decide quali sono? Io ricordo sempre il fatto che l'inventore delo jogging è morto di infarto a 55 anni mentre faceva jogging. Inoltre dice che bisogna "informare sui limiti della prevenzione secondaria (screening, diagnosi precoce, medicina predittiva), ridimensionandone la portata, perchè spesso risponde a logiche commerciali". Io lo trovo alquanto contraddittorio. E voi?


(continua) 

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©