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Il programma M5S: luci ed ombre sull'informazione (2a parte)


Il programma M5S: luci ed ombre sull'informazione (2a parte)
03/01/2013, 17:58

(Seconda parte) 

Veniamo ad uno dei punti più delicati, dato che sono parte in causa e mi si può accusare di agire per la "casta": mi riferisco all'informazione. Cosa che è affrontata in molti punti, nel programma del Movimento 5 Stelle, estremamente demagogici e poco concreti e realistici.
E' chiaro che finchè parliamo di estendere l'ADSL a tutto il territorio nazionale, non si può che essere d'accordo. Anzi, io proporrei per andare verso le fibre ottiche direttamente, ove possibile.
Ho seri dubbi che si possa introdurre l'obbligo per il querelante di un giornalista di depositare la stessa somma chiesta come risarcimento: se un giornalista ingiuria e diffama un povero cristo, questi non potrebbe querelarlo. Sarebbe molto più logico stabilire che un giornalista possa essere portato in giudizio civile solo dopo una condanna nel processo penale. In questo modo, il giornalista serio avrebbe dalla sua un'arma formidabile di difesa: la verità. Nel processo penale il giornalista che dice la verità è sempre assolto. E questo bloccherebbe le richieste milionarie in anticipo. 
Poi ci sono alcune norme contrastanti: per esempio l'abolizione del canone telefonico insieme ad una riduzione dei costi. Le società telefoniche sono società commerciali, non enti di beneficienza. E poi c'è il rischio di un abbandono delle tariffe flat che adesso si stanno diffondendo. Allo stesso modo, anche se è giusta l'idea di aumentare le antenne per il wi-fi, con le tariffe attuali rischia comunque di essere poco utilizzato. 
Sull'idea di statalizzare tutti gli impianti telefonici fissi (cioè centraline, cavi telefonici, ecc.) per darne poi in affitto l'uso agli operatori telefonici, resta da vedere quali saranno i costi e poi se le compagnie telefoniche ne troveranno un reale beneficio. E poi, i successivi investimenti chi li farà? La Telecom le fa perchè ha un interesse diretto economico; ma lo Stato no. Il problema delle nazionalizzazioni è sempre questo: cghe il settore diventa in breve tempo tecnologicamente antiquato. E nel settore di Internet è una cosa che non ci possiamo permettere. 
Ora, veniamo al punto più delicato. Grillo propone l'abolizione dell'Ordine dei Giornalisti, la creazione di un solo canale pubblico senza pubblicità ed indipendente dai partiti (e sarebbe curioso sapere come, visto che dovrebbe essere di informazione), l'esproprio di fatto del controllo delle Tv private e dei giornali nazionali che devono avere un azionariato diffuso e dove l'azionista principale non deve avere oltre il 10% delle azioni. Tralasciamo i discorsi di ordine legale (è da valutare se è costituzionalmente compatibile con l'articolo della Costituzione a proposito della libertà di impresa e sulla proprietà privata) a proposito della proprietà. Ma chi investe i propri soldi in una attività di cui non ne ha il controllo? Certo, lo si può fare per una speculazione, ma nessun imprenditore comprerebbe azioni sul lungo termine per non poter controllare nulla. MI si obietterà: ma in Mediobanca lo fanno. Già, ma Mediobanca, oltre ad essere una particolarità nel panorama italiano o mondiale, è appunto una banca. E una banca può perdere denaro solo se fa molte stupidaggini. Una gestione ordinaria porta un grosso afflusso di denaro ogni anno. Cosa che non si può garantire per una Tv. Idem dicasi per un giornale. A questo Grillo aggiunge due chicche: abolizione del contributi pubblici a giornali e Tv e asta delle frequenze televisive ogni 5 anni. Il primo potrebbe anche essere ragionevole, ma dopo aver rivoluzionato la TV e la raccolta pubblicitaria. Cosa che nel programma c'è: ogni società di raccolta pubblicitaria non può superare il 5%. Ma anche qui il tetto è troppo basso: si creerebbe una miriade di piccole e piccolissime società che dovrebbero lottare per non morire. COsì come il limite di proprietà al 10%. E poi: chi è così scemo da spendere centinaia di milioni di euro per una frequenza sapendo che poi non guadagnerà abbastanza nei successivi 5 anni da ripagare l'investimento? E anche se lo ripaga, si mangerebbe quasi tutto il guadagno ottenuto. Insomma, non ci sarebbe più nessun interesse economico ad avere una Tv. E probabilmente è questo l'intento di Grillo. Certo, la situazione attuale con Berlusconi padrone incontrastato dell'etere è pessima, ma qui andiamo dall'altra parte. Dalla morte del sistema per eccessiva concentrazione alla morte per eccessiva dispersione. 
Infine l'ultimo punto, all'abolizione dell'Ordine dei Giornalisti. Una possibilità su cui sarei d'accordo, se non fosse per un punto: la tutela delle fonti. Io, come giornalista, ho diritto a tutelare le mie fonti; la legge non può costringermi a dirle, se non in casi eccezionali (ed anche in quei casi ccezionali, spesso il giornalista si rifiuta). Se aboliamo l'Ordine, come posso far scattare questa tutela? Il punto cruciale è solo questo. Se si sostituisce l'Ordine con una garanzia che tuteli questo diritto elementare del giornalista, obiezioni non ce ne sono. Ma nulla nel programma di Grillo garantisce questo. 
Quindi, anche nel campo dell'informazione, ci troviamo con lo stesso stile: molto populismo e molta demagogia, qualche idea valida e condivisibile, in tutto mescolato in un impasto confuso ma allettante per chi non conosce la situazione. Perchè quando abbiamo Mediaset che raccoglie oltre il 60% della pubblicità nel campo dell'informazione; e la Rai che raccoglie oltre il 30%, resta un 6-7% che va spartito tra tutte le altre Tv private e tutti i quotidiani locali e nazionali. Per questo allo stato eliminare i contributi pubblici è sbagliato. Bisogna riequilibrare il mercato e contemporaneamente ridurre progressivamente i contributi pubblici. Ma non con limiti assurdamente bassi, come propone il programma del M5S. I limiti devono essere ragionevoli: per esempio 20% per società per la raccolta pubblicitaria; mentre si può anche eliminare il limite di proprietà per ogni Tv. Infatti oggi con il digiutale ed il satellite, possedere il 100% di un solo canale può non essere sufficiente per mantenere attivo e remunerativo quel singolo canale. 

(continua) 

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di Antonio Rispoli
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