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Il reddito di cittadinanza in Finlandia: veramente è stato un flop?


Il reddito di cittadinanza in Finlandia: veramente è stato un flop?
24/04/2018, 15:56

In questi giorni sui social network si discute molto della fine del reddito di cittadinanza in Finlandia. Il punto è: quanti sanno esattamente qual è la situazione in quel Paese? 

Innanzitutto, cominciamo dai dati. La legge sul reddito di cittadinanza prevede un assegno mensile di 560 euro al mese senza nessun altro obbligo. Era previsto che durasse un anno e venne dato a 2000 persone, a titolo sperimentale. E adesso si viene a sapere che non verrà rinnovato. Perchè? Perchè non ha raggiunto gli scopi che il governo si era prefissato. Il fatto è che il sistema di welfare finlandese è molto complesso ed è messo a dura prova dal fatto che negli ultimi anni il Paese, a causa della riduzione della richiesta mondiale di legno e di carta, che costituisce uno dei principali prodotti dell'economia nazionale, ha avuto un eccesso di disoccupazione. Il reddito di cittadinanza era un tentativo di mettere ordine in questo sistema complesso e dare un solo aiuto (il reddito di cittadinanza, appunto) a tutti quelli che perdono il lavoro. Naturalmente in attesa che trovassero un nuovo lavoro. E qui c'è stato il problema. Perchè praticamente i cittadini finlandesi si sono "seduti" su quei 560 euro e non hanno cercato seriamente nessun lavoro. Ed è stato questo il vero flop della misura, che ha convinto il governo finlandese a prorogarla. 

Perchè l'idea di base era che i cittadini che ricevevano il reddito di cittadinanza poi dovevano darsi da fare per trovare un lavoro. Ma alla fine quasi tutti hanno preferito ridurre i propri consumi ed adagiarsi in quella situazione di tranquillità. Insomma, mancava quella spinta - che invece c'è nel welfare tedesco o danese, per fare due esempi - che la legge dà nello spingerti a cercare un lavoro o quanto meno a non rifiutarne uno. Purtroppo fa parte della mentalità umana reagire così: se non si ha la prospettiva di arricchirsi in maniera spropositata, si preferisce la tranquillità dell'ozio piuttosto che un lieve miglioramento ottenuto con fatica. 

Il problema non è il reddito di cittadinanza, ma che il reddito di cittadinanza va inserito in un sistema di un certo tipo. Un sistema che non è facile creare. Cioè il reddito di cittadinanza, per funzionare, deve innanzitutto essere "punitivo", nel senso che deve "danneggiare" chi lo riceve, dandogli meno del necessario per vivere. Meglio ancora se, come in Germania, una parte del reddito arriva sotto forma di servizi o di bonus. Per esempio in Germania, dove esiste una specie di reddito di cittadinanza, una parte è in contanti, ma lo Stato paga anche le bollette delle utenze domestiche e una parte dell'affitto. In questa maniera non c'è la tentazione di barare: se il bonus è il pagamento della bolletta elettrica, la società elettrica dialoga con lo Stato e io non ne vengo coinvolto se non come beneficiario. Inoltre si deve creare una spinta di qualche tipo a cercare un lavoro. Spinta che non può essere solo economica, ma deve essere anche legale o sociale, ad esempio. Cioè è la legge che deve costringere la gente a cercare un lavoro oppure ci deve essere la vergogna nel sentirsi l'unico disoccupato (o giù di lì) rispetto agli amici e ai parenti. Quest'ultimo caso avviene in Germania, dove con una disoccupazione molto bassa (sono più di due anni che è sotto il 5%) nove volte su doeci il disoccupato si sente un estraneo. 

Ma è possibile costruire questo sistema? In teoria sì. Ma in pratica è estremamente difficile. Perchè oltre al reddito di cittadinanza, ci deve essere un contorno. Non bastano i "Centri per l'impiego" da migliorare di cui cianciano i grillini. Perchè quei centri dovrebbero mettere in contatto i lavoratori con le aziende. Ma se le aziende non sono in grado di competere sul mercato internazionale, come accade in Italia, come si creano i posti di lavoro? Gli unici posti di lavoro che si creano in Italia sono quelli sottopagati, dove si lavora come schiavi per salari da fame. Ma questi posti di lavoro non servono alla crescita economica del Paese. Perchè, contrariamente a quello che raccontano in Tv, non è il numero dei disoccupati che conta, ma quanto guadagnano. E non come valore medio, ma in realtà. Cioè se su 1000 persone ce ne sono 100 che guadagnano 5000 euro al mese e 900 che guadagnano 800 euro al mese, in media lo stipendio è 1200 euro al mese. Ma in realtà quei 900 partecipano poco alla crescita del Paese, dato che spendono tutti i loro soldi per le spese di pura necessità. E chgi guadagna 5000 euro al mese partecipa ancora di meno, perchè magari spende 2 o 3000 euro al mese e mette il resto da parte. Cioè "rallenta" i consumi. Mentre invece, se realmente ognuno guadagnasse 1200 euro al mese, avrebbe i soldi per fare qualcosa di più che comprare pane e companatico. 

Contemporaneamente bisogna evitare che ci sia chi truffa. Cioè coloro che lavorano in nero e contemporaneamente si dichiarano disoccupati per intascare un assegno di cittadinanza. Ma per fare questo bisogna che ci siano sanzioni serie contro gli imprenditori in primis. Perchè è l'imprenditore che ha l'ultima parola sulle assunzioni. Mentre noi abbiamo una legislazione che premia i furbi e gli evasori fiscali. Oggi non ci sono quindi i presupposti per fare il reddito di cittadinanza in Italia. Ovviamente parlo di un reddito di cittadinanza che funzioni. 

Per crearlo bisognerebbe prima fare una legge che punisca seriamente gli evasori fiscali. Dove il concetto di "punire seriamente" significa mettere in galera tutti quelli che evadono più di 20-30 mila euro l'anno e dare loro sanzioni pecuniarie almeno 10 volte superiori alla somma evasa. Ppi bisognerebbe fare una legge che stabilisca un salario minimo valido per tutti i neoassunti, con l'eliminazione di tutti i contratti diversi da quelli a tempo determinato e a tempo indeterminato. Inoltre bisognerebbe fare una legge sul reddito di cittadinanza che preveda espressamente l'eliminazione del beneficio per chi lavorasse in nero. E nonostante tutto, potrebbe non bastare. Almeno non finchè la gente penserà che è furbo imbrogliare, che è furbo violare la legge. Non c'è spinta sociale, in questa maniera, non c'è incentivo a cercare lavoro vero. 

Per capire che cosa significa questo, prendiamo un episodio. Apparentemente non c'entra nulla, ma seguitemi fino alla fine. Mi è capitato - neanche a farlo apposta - proprio oggi. Un mio contatto ha postato un video su Facebook in cui si vede un'ambulanza che corre sull'autostrada a due corsie e tutti gli autoveicoli che si tolgono da mezzo, creando una corisa centrale vuota, senza che l'ambulanza debba rallentare. Chi usa la macchina, sa che succede in Italia: le macchine si spostano lentamente, con difficoltà; e poi provano subito a gettarsi dietro l'ambulanza appena passa. In Germania, un guidatore che facesse questo, verrebbe visto come un lebbroso. In Italia non solo è normale, ma tutti cercano di imitarlo. E' questo che non permetterà all'Italia di avere un reddito di cittadinanza funzionante. Perchè colui che assume al nero o quello che lavora al nero sono considerati quelli furbi, quelli in gamba, quelli che fregano il sistema. Ecco, finchè ci sarà questa mentalità, sarà impossibile avere in Italia il reddito di cittadinanza o qualsiasi misura similare. 

Quindi, smettiamola di dire che il reddito di cittadinanza non serve. Serve se inserito in un corretto sistema economico, in un corretto sistema sociale, in un corretto sistema legislativo. Norme come il reddito di inclusione varato dai governo Renzi-Gentiloni non servono a nulla, economicamente parlando. Certo, danno qualcosa di soldi a coloro che ricevono quella miseria; ma dal punto di vista macroeconomico (cioè l'economia di uno Stato) sono uno spreco. Perchè abbiano effetto devono essere somme più elevate; ma non tanto da ottenere l'effetto avuto in Finlandia, cioè quello di far "sedere" chi le riceve su quella somma. In Finlandia oltre ai 560 euro mensili c'erano una serie di bonus garantiti dal welfare di quel Paese; quindi in realtà la somma era più alta. Ma in Italia anche i 780 euro al mese promessi dal Movimento 5 Stelle potrebbero essere troppo. E questo senza discutere sul problema delle coperture economiche...

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di Antonio Rispoli
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