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Il reddito di cittadinanza: una buona idea o una boutade?


Il reddito di cittadinanza: una buona idea o una boutade?
15/02/2013, 14:02

In questa campagna elettorale ne hanno parlato tutti: da Berlusconi a Grillo, passando per Monti e Bersani. Ovviamente ciascuno a modo suo: in maniera molto superficiale Berlusconi e Monti, in maniera più concreta Bersani, in maniera demagogica Grillo. Mi riferisco al reddito di cittadinanza. 
Come idea non è certo nuova. E' presente in maniera diversa nei vari Paesi europei, con cifre più o meno alte (in Danimarca si arriva a 1200 euro al mese), trabnne che in Italia, Grecia ed Ungheria. E non è un caso che questi siano i Paesi più colpiti dalla crisi. Perchè, in una crisi dovuta ad una riduzione del mercato (tradotto in termini semplici, la gente non ha i soldi per acquistare ciò che gli serve), un reddito del genere costituisce un ottimo ammortizzatore sociale: consente alla popolazione un po' di tregua mentre cerca un lavoro. 
Ma è introducibile in Italia? Dipende. Certo non è introducibile se il reddito di cittadinanza è quello proposto da Beppe Grillo, di 1000 euro al mese. Basta fare due calcoli: in Italia ci sono quasi 3 milioni di disoccupati, più un milione e mezzo che non lavorano perchè sono cassintegrati o perchè hanno rinunciato a cercare lavoro perchè scoraggiati. Dato che anche i cassintegrati prendono meno di 1000 euro al mese, è giusto considerare anche loro. SOno 4,5 milioni di persone circa. Se per ciascuno di loro consideriamo un assegno da 1000 euro al mese per 12 mesi all'anno, sono una spesa per lo Stato di oltre 50 miliardi di euro l'anno. Non solo. A questa cifra bisogna aggiungere tutti coloro che svolgono lavori precari con stipendi da 4-500 euro al mese e che troveranno più conveniente licenziarsi e percepire il reddito di cittadinanza, piuttosto che lavorare per una cifra inferiore. Inoltre bisogna aggiungere anche le false partite Iva di coloro che in realtà sono lavoratori dipendenti precari. In totale queste due categorie sono composte da circa circa 5 milioni di persone. Il che siognifica una ulteriore spesa dello Stato di 60 miliardi. Totale, 110 miliardi l'anno. Presi da dove? Hai voglia a dire che tagli le spese ai politici, dato che parliamo di una cifra pari al 30% delle entrate tributarie annuali dell'Italia. Ci vuole ben altro, per mantenere una promessa simile. 
Molto più adeguata sarebbe un reddito della metà, 4-500 euro al mese, per un periodo limitato di 2-3 anni. Se venisse unito a forti sanzioni contro il lavoro nero (in modo da scoraggiarne l'abuso) questo sarebbe un sollievo. Anche la spesa sarebbe molto più contenuta:  si eliminano dal conto i cassintegrati, si eliminano i lavoratori precari e le false partita Iva (che però a quel punto potrebbero pretendere di più: perchè lavorare per 500 euro al mese, se io ne posso guadagnare 500 stando a casa?). Alla fine la spesa è stata quantificata intoprno ai 15 miliardi l'anno. Che diventa una cifra più abbordabile. 
Anche perchè il reddito di cittadinanza non deve essere uno stipendio, ma solo una cifra che viene data per consentiure all'individuo di poter sopravvivere senza eccessivi patemi d'animo mentre trova un lavoro. Il che è molto diverso dal pensiero di una certa sinistra, quella più estrema, che invece intende, per reddito di cittadinanza, un vero e proprio stipendio, preso dal cittadino per il solo fatto di vivere. Il che è uno schiaffo in faccia per chi lavora veramente. La stessa cosa sarebbe un vitalizio (perchè a questo punto il reddito di cittadinanza diventerebbe un vitalizio) di 1000 euro al mese. Oltre all'impossibilità di trovare cifre così rilevanti (appunto i 110 miliardi di cui parlavo prima), creerebbe solo disoccupazione: perchè lavorare se uno ha uno stipendio equivalente senza fare nulla?  

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di Antonio Rispoli
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