Editoriali / L'opinione

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Il referendum e la violenta lotta sui social network


Il referendum e la violenta lotta sui social network
06/12/2016, 15:02

In questi ultimi mesi (praticamente da quando la riforma costituzionale è stata approvata dal Parlamento) ho seguito sui social network l'andamento della pubblicità politica relativa al referendu, stesso. E mi sono accorto di una cosa: una standardizzazione dei comportamenti. Non importa se uno è del Pd, del M5S, della Lega o di Forza Italia; il comportamento sui social network è praticamente identico. 

La prima cosa che si nota è la quantità di bufale raccontate. Ripeto, vale per tutti gli schieramenti politici, senza eccezioni. E così abbiamo avuto Renzi che ha mostrato una falsa scheda elettorale per il Senato per dimostrare che l'elezione dei senatori non è stata tolta ai cittadini (peccato che la riforma costituzionale prevedeva ben altro). Abbiamo avuto Grillo che ha diffuso false notizie su masse di persone che seguivano i suoi comizi (mentre in realtà c'erano quattro gatti). Abbiamo avuto persino notizie satiriche diffuse come se fossero vere, come quella che erano state trovate 500 mila schede referendarie già compilate col sì a Rignano sul Membro (Renzi è di Rignano, comune in provincia di Firenze; Rignano sul Membro non esiste). Una marea di bugie, di menzogne, di annunci o notizie truffaldine provenienti da ogni parte. E che ovviamente la gente condivideva quando erano di propria convenienza: il grillino diffonde le foto di Grillo o la notizia satirica, il renziano diffonde come vera la scheda elettorale bufala del Senato. 

E già così non è che le cose vadano tanto bene. Ma c'è di peggio. perchè poi scatta la reazione della gente quando gli fai notare che quella è una bufala. Oppure, in generale, quando gli fai notare che hanno detto o scritto qualcosa di sbagliato. Allora la reazione minima è, se si tratta di un grillino, che ti affibbia del "piddiota" (così come il renziano ti affibbia il titolo di "grillino"); ma di solito ci aggiunge anche insulti e cretinate varie. Frasi come "Sei dalla parte dei delinquenti" oppure "Sei un venduto" sono praticamente la norma sui social network. Nessuno che prenda in esame una critica nel merito per poi rispondere nel merito. Il minimo appunto, la minima critica scatena reazioni rabbiose, sia a parole sia con gli strumenti che i social network mettono a disposizione (ban e cose simili). Io personalmente ho basnnato o sono stato bannato da almeno una quarantina di persone su Facebook negli ultimi tre mesi. E in tutti i casi per la mia decisione di votare no al referendum e per il fatto che contestavo le notizie false che venivano diffuse dagli altri. 

In realtà, questo è solo un epifenomeno, cioè la rappresenazione superficiale, di un problema ben più profondo. E il problema è l'imbarbarimento della politica. Una volta, quando tra i parlamentari o i leader politici volevano colpirsi, utilizzavano frecciate, battutine, cose dette a mezza bocca. Ma si fermavano là. Poi venne Craxi, che cominciò ad usare un linguaggio più esplicito e violento. Dopo di lui toccò alla Lega e poi a Berlusconi e ad Alleanza Nazionale, ad usare un linguaggio che non era esplicito, era direttamente volgare e violento. Ed infine c'è stato Grillo, che è partito direttamente con i "vaffanculo". I cittadini non hanno fatto altro che adeguarsi ed imitare quello che facevano i loro politici di riferimento. 

Ma a questo si è aggiunto un altro fattore. E anche in questo l'antesignano è stato Berlusconi. Mi riferisco al disconoscimento dell'avversario in quanto tale. Per esempio, alle recenti elezioni presidneziali americane, Donald Trump ed Hillary Clinton se ne sono dette di cotte e di crude in campagna elettorale; ma poi dopo le elezioni la sconfitta ha telefonato al vincitore per congratularsi. Quando nel 1996 Berlusconi perse le elezioni contro Prodi, non riconobbe mai la vittoria dell'avversario. Per i successivi 5 anni continuò a dire che il centrosinistra aveva fatto dei brogli, che Prodi era a Palazzo Chigi in maniera illegittima, e così via. E lo stesso fece dopo la sconfitta del 2006. Naturalmente poi Grillo è andato oltre: lui non si è limitato a delegittimare la vittoria del Pd, ha sempre riempito di insulti sia l'allora segretario del Pd Bersani, sia il Presidente del Consiglio Enrico Letta, sia il suo successore Matteo Renzi. E' chiaro che anche in questo caso,  cittadini si sono adeguati: se Grillo può definire Renzi "ebetino", perchè io non posso dare del piddiota a chi non è d'accordo con me? Questo hanno pensato. E pensieri simili sono arrivati dall'altra parte (anche se in questo caso non c'è stato un esempio da parte di Renzi, che ha sempre avuto un rispetto formale, anche se non sostanziale, verso i suoi avversari), dato che i comportamenti sono stati identici. 

A fare da detonatore poi c'è l'utilizzo dei social network da parte degli italiani. Un riferimento che può essere utile è il personaggio inventato dal comico Maurizio Crozza, noto solo col suo nickname, Napalm51. Chiaramente quella è una esagerazione, ma l'utente medio di Facebook non è poi così diverso. L'utente medio non è interessato ai fatti, è interessato solo a diffondere quello a cui crede. Non importa se sia vero o no. Ho fatto prima l'esempio della notizia satirica scambiata per vera, quelle delle 500 mila schede elettorali precompilate. Ora, che fosse una balla era evidente: la fonte era il blog "Fatto Quotidaino" (da non confondere con il quotidiano "Il Fatto Quotidiano") e il luogo indicato era "Rignano sul Membro", comune che non esiste. Basta questo a far capire che era una balla. Eppure tantissime persone hanno condiviso la notizia pur essendo una evidente balla. E perchè? Solo perchè era una notizia che veniva considerata contro Renzi. Che sinceramente mi pare una immensa idiozia, come motivazione. Ma questo è l'italiano medio. Ed ovviamente c'è chi se ne approfitta. Ci sono decine e decine di blog che pubblicano notizie fasulle ma tutte caratterizzate dal fatto di avere un "obiettivo" contro cui si scaglia. E si tratta di obiettivi che sono molto odiati: può essere Renzi, possono essere le banche, possono essere gli extracomunitari, e così via. I blog ovviamente guadagnano pubblicità per ogni allocco che clicca su di essi; e quindi i proprietari si arricchiscono. E poichè questi blog fasulli costituiscono una percentuale importante del traffico dei social network, Facebook continuerà ad ospitarli, a dispetto delle parole e delle promesse di Mark Zuckenberg. 

Il problema è che questa è una spirale distruttiva. Perchè più si diffondono queste bufale, soprattutto con la spinta della politica, più la gente ci crede e le diffonde. Ma così facendo mettono da parte la logica e il buon senso; e inconsciamente lo sanno. Per questo poi diventano così aggressivi: sanno inconsciamente che stanno pubblicando balle, che quindi sono indifendibili logicamente. E quindi alla prima critica aggrediscono. Rendendo infernale l'ambiente dei social network: ormai è impossibile parlare di argomenti seri. Che si tratti di politica o di economia o di altri argomenti, la discussione finisce inevitabilmente per degenerare, perchè da una parte ci sono argomenti, dall'altra solo balle (o in alcuni casi solo balle da entrambe le parti). Ed è un peccato, perchè i social network sarebbero l'ideale per discussioni e scambio di idee. Ma chiaramente serve molta più maturità. Invece la gente usa i social network come sfogatoio, credendo di essere intoccabili dietro un presunto anonimato. In realtà il problema è solo che i reati che vengono commessi con Facebook sono puniti molto lievemente: le ingiurie e le minacce, salvo pochi casi, sono decise dal giudice di pace; mentre la diffamazione il più delle volte viene punito con una multa. E poichè spesso per identificare la persona bisogna passare attraverso la Polizia Postale, se non sei uno che conta la Polizia Postale ti mette in coda perchè ha altro da fare. E quindi il reato va in prescrizione. Ma questo problema giuridico (il solito problema degli eccssi di garantismo) convince la gente che sono intoccabili quando insultano e diffamano su Facebook o su Twitter. E quindi uno ha due scelte: o becchi insulti su insulti e diffamazioni su diffamazioni. Oppure finisci per perdere la pazienza e col reagire. E io non ho la pazienza di Giobbe. 

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di Antonio Rispoli
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