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Imprese, imprese, imprese. E il governo quando pensa all'economia?


Imprese, imprese, imprese. E il governo quando pensa all'economia?
14/06/2013, 19:26

In questi giorni si leggono continui interventi del Presidente del Consiglio Enrico Letta o del Ministro dell'Economia Zanonato, rivolti a Confindustria o Confcommercio. Con tante promesse di trovare soldi per fare loro regali: assunzioni di giovani senza diritti per il lavoratore nè doveri da parte dell'azienda; magari anche incentivi, ecc. 
Allora, diciamolo subito chiaramente: se il problema è ridurre la disoccupazione, si possono adottare misure più efficaci e a costo zero. Per esempio introdurre la schiavitù. Oppure arruolare 4 o 5 milioni di persone nell'esercito e passare alla conquista di qualche Paese vicino. Oppure in maniera ancora più drastica: si prendono gli abitanti di qualche regione e li si stermina. Queste non sono provocazioni o battute sarcastiche, ma una questione reale.
Infatti, nonostante abbia dimostrato completamente il suo fallimento, prevale ancora l'idea neoliberistica che aumentare l'occupazione significa aumentare il Pil del Paese. Ma l'evidenza dei fatti dimostra che non si tratta di un rapporto biunivoco (cioè che funziona in entrambi i sensi): se aumenta il Pil sale anche l'occupazione; ma se aumenta l'occupazione non è detto che aumenti anche il Pil. Tutto dipende da un'altra variabile: i salari. Se i salari sono alti, allora la relazione tra occupazione e Pil esiste; altrimentio no. E i salari non saranno alti. Lo dice espressamente la legge: dopo le modifiche all'articolo 18, si può licenziare chiunque anche senza avere una giusta causa. Se poi aggiungiamo che si vuole applicare l'idea del giuslavorista Pietro Ichino, di fare contratti di lavoro dove il lavoratore "acquisisce" diritti solo con l'anzianità di servizio, si ha la conferma definitiva. Infatti all'imprenditore converrà assumere qualcuno, tenerlo 6 mesi o un anno e poi licenziarlo, per poi riassumerlo nuovamente. In questa maniera lo terrà sempre e comunque sono minaccia e sotto ricatto, e può costringerlo ad accettare salari inferiori a quanto previsto dalla legge e dalla busta paga con la minaccia del licenziamento. 
Quindi è chiaro che questa è la strada sbagliata, se l'obiettivo è far crescere l'economia nazionale. Se l'obiettivo è questo, la strada da scegliere è un'altra. E' una strada che nessun economista prenderà mai in considerazione, visto che tutti gli economisti, al di là della scuola di pensiero che dichiarano di professare, sono dei neoliberisti; altrimenti non possono fare i professori universitari. Ed essendo neoliberisti partono dal presupposto - tipicamente neoliberista - che bisogna avere un piccolo gruppo di super-ricchi e una gran massa di disperati che vivacchiano al limite della sopravvivenza, affinchè un Paese possa crescere. Mentre invece la strada da scegliere è quella opposta: abbassare le disparità economiche. E questo significa aumentare le tasse sui più ricchi (è vergognoso che in periodo di crisi l'aliquota Irpef più alta sia solo al 41%), punire severamente l'evasione fiscale ed usare le risorse così ottenute per aumentare il welfare distribuito tra i cittadini. Inoltre è necessario aumentare i salari più bassi, combattere con sanzioni pesanti il lavoro nero ma anche quello "grigio". Con questo termine intendo tutti quei casi in cui il rapporto di lavoro è ufficializzato in qualche maniera, apparentemente legale; ma la realtyà è diversa. Per esempio i casi di rapporto subordinato "nascosto" dietro falsi contratti di collaborazione o di fornitura con persone che hanno la partita Iva; oppure i casi in cui una persona ha un contratto di lavoro subordinato - per esempio - che prevede una paga mensile di 1500 euro, ma in realtà il lavoratori prende solo 6-700 euro. 
Queste sono le misure da prendere. E senza paura, come dicono molti, che così le imprese cjhiudono. Certo, un po' di imprese chiuderanno, perchè non sono in grado di agire in un contesto pulito e legale; ma altri si metteranno in riga e cominceranno ad agire diversamente. E questo permetterà di aumentare notevolmente la quantità di tasse introitate dallo Stato, senza dover aumentare l'Iva o altre accise; ma permetterà anche di aumentare la disponibilità di soldi nelle famiglie italiane. Soldi che ovviamente verranno usati per acquistare tutti quei beni a cui le famiglie stanno rinunciando: cibo migliore, il cellulare nuovo, il Pc ultimo modello, anche l'auto nuova, magari. Tutti acquisti che spingeranno i commercianti ad assumere personale e ad aumentare i loro ordini ai grossisti, i quali a loro volta dovranno assumere altri dipendenti ed auimentare gli ordini ai produttori, i quali a loro volta dovranno assumere  altro personale e aumentare gli ordini ai loro fornitori e così via. E' così che si coniuga la crescita economica di un Paese con l'aumento dell'occupazione. Una strada su cui comunque nessun governo si incamminerà mai. Troppo stretti i legami, soprattutto economici, dei partiti con banche e imprenditori che, essendo i più ricchi, saranno quelli che dovrebbero pagare inizialmente il conto per la crescita. 

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di Antonio Rispoli
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