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Informazione su Internet, il mondo che premia solo la menzogna


Informazione su Internet, il mondo che premia solo la menzogna
27/06/2013, 17:24

C'è stato un episodio ieri, che dimostra che brutta china ha preso l'informazione su Internet, passando da "informazione al di fuori delle regole" ad "informazione contraria alla realtà e al buon senso". 
L'episodio parte dal decreto legge sul lavoro, varato ieri dal Consiglio dei Ministri. Una delle norme prevede un contributo per le imprese che assumono under 30. Nel testo della legge c'è scritto che, per avere diritto al contributo, il giovane deve soddisfare uno dei tre seguenti requisiti: disoccupato da almeno 6 mesi; avere uno dei genitori a carico; essere privo di un titolo di studio di scuola superiore o professionale. 
Ma per un errore (chiamiamolo così benevolmente, anche se non credo sia stato un errore) sul suo blog Beppe Grillo ha scritto un post - ovviamente offensivo ed insultante nei confronti del governo - in cui sosteneva che nella legge c'era scritto che le tre condizioni dovevano essere soddisfatte simultanealmente. Il che riduceva a zero la platea di persone che avrebbero diritto a questo bonus. Quando poi Grillo è stato sbugiardato su tutti i giornali, ha cambiato il testo del post, senza ammettere di aver sbagliato, come è nel comportamento standard dell'ex comico. 
Ma la cosa che conta è quello che è successo dopo. Su Internet hanno cominciato a circolare decine e decine di link e di blog che riportavano esclusivamente la versione fasulla di Grillo, mentre ben pochi erano quelli che riportavano il testo autentico della legge. E quindi, chi affida la propria informazione alle letture su Internet, ha letto la cosa sbagliata, una cosa falsa. 
Ed è questo il problema, ormai. E' sempre mancato il senso critico, da parte della massa, cioè quella capacità di pensare e di valutare se quello che si sta leggendo sia vero, verosimile o falso. All'inizio, quando Internet era relativamente poco diffuso, ci sono stati siti o blog informativi che realmente davano quelle notizie che era difficile procurarsi attraverso i canali ufficiali. Un esempio in grande lo si è visto con le Twin Towers: è stato grazie ad Internet che sono stati diffusi i filmati e i dati tecnici che hanno smantellato la versione ufficiale dell'attentato aereo kamikaze. Ma anche su altri episodi, più in piccolo, si sono potuti trovare su Internet dati, filmati o fotografie che è difficile procurarsi nei canali ufficiali. 
Ma anche qui la situazione è presto degenerata. Ad informatori seri si sono aggiunti sempre più buffoni, ignoranti, disinformatori di professione e altro. E così adesso, a guardare su Internet si trovano balle e menzogne di ogni tipo: dal Nuovo Ordine Mondiale al signoraggio nella versione di Giacinto Auriti, dai vari complotti giudeo-pluto-demo-massonici contro gli italiani (ma qualche volta anche contro gli altri Paesi o addirittura contro tutto il mondo) alle false notizie su presunte epidemie o sui vaccini che uccidono. Ma l'informazione seria è finita nel sottoscala, limitata a pochi siti o blog, che sono da ricercare col lanternino. E che comunque, essendo fatti da persone competenti, o sono siti professionali, cioè testate giornalistiche in line come questa qui, oppure sono blog di giornalisti professionisti. E quindi per coloro che su Internet postano solo balle è facile cominciare a sparare insulti, di cui "venduto" è uno dei più tranquilli. 
Prima ho fatto l'esempio di ieri del dl lavoro, per introdurre la questione; ma è chiaro che non è l'unico caso. Ce ne sono a centinaia. Un esempio sono le leggi che ogni tanto vengono proposte, a livello italiano o europeo, per bloccare Internet. E ne abbiamo un esempio gigantesco con il cosiddetto "emendamento D'Alia". Nel 2008 il governo Berlusconi presentò la cosiddetta "legge sulla sicurezza", numero 733/08: una serie di norme che, nella propaganda berlusconiana, doveva essere una stretta di vite copntro i delinquenti (e che in realtà conteneva solo norme razziste contro extracomunitari e rom). Durante il passaggio in Parlamento, nel gennaio 2009, il senatore D'Alia (lo stesso che adesso è Ministro) presentò un emendamento che introduceva nella legge un articolo "50 bis". In esso si stabiliva che anche chi gestisse un blog o un profilo Facebopok fosse assoggettato alle stesse norme che esistono per i giornali on line: registrazione presso il Tribunale, nomina di un direttore iscritto all'Ordine dei giornalisti, ecc. E, chicca supplementare, una norma che obbligava tutte le pagine Facebook e i blog - come te testate giornalistiche - a pubblicare le rettifiche di coloro che ritenevano fossero lesi i propri diritti o la propria onorabilità, entro le 48 ore, senza commenti e con la stessa evidenza della notizia. Una norma che, se facilmente applicabile ad una testata giornalistica (anche se la faccenda del "senza commento" è una grave lesione della libertà di informazione, dato che uno può raccontare qualsiasi balla senza che il giornalista possa spiegare ai propri lettori che si tratta di una balla), lo diventa per un blogger, che non aggiorna il proprio blog tutti i giorni. Questo emendamento creò numerose proteste, al punto che in aprile del 2009 venne cancellato, quando la legge tornò alla Camera. La legge poi venne approvata nel luglio. 
Discorso chiuso? Assolutamente no. Da allora ho visto decine e decine di link che riproponevano un "pericolo per Internet", richiamando questa norma ormai cancellata. Link che disolito iniziavano con frasi del tipo: "Nessun telegiornale ha avuto il permesso di divulgare questa notizia"; oppure "Nessun TG ti farà mai vedere questo" e similari. Il tutto naturalmente togliendo ogni riferimento cronologico: la legge 733/08 diventa la legge 733; non si dice quando è stata presentata la legge; ecc. ecc. Tanto è vero che l'ultima volta che l'ho visto è stato verso marzo, in una versione che toglieva anche il nome di D'Alia. E naturalmente questi sonos empre stati link cliccatissimi, su Facebook ciascuno di essi aveva decine e decine di condivisioni. 
Poi questa settimana un deputato di Scelta Civica presenta un disegno di legge che riprende l'emendamento D'Alia: ci sono multe più salate, qualche dettaglio in meno, ma la sostanza è quella. La notizia è passata completamente inosservata. Nessuno ne parla, nessuno la condivide, niente. E così si è raggiunto uno dei risultati di queste campagne di disinformazione: azzerare il valore dell'informazione. Perchè quando una menzogna viene creduta e la verità no, vuol dire che non c'è informazione, ma solo propaganda nelle mani di professionisti della disinformazione come Berlusconi e Casaleggio. 

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di Antonio Rispoli
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