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Israele dichiara guerra alla Siria; ma che importa?


Israele dichiara guerra alla Siria; ma che importa?
31/01/2013, 18:09

E' una notizia passata molto sottotono: tre aerei israeliani sono penetrati mercoledì nello spazio aereo siriano e hanno bombardato un centro di ricerche militari, uccidendo 2 persone e ferendone altre cinque. In realtà la notizia è gravissima: si tratta di un atto di guerra in piena regola. Se la Siria invadesse Israele (ammesso che abbia un esercito in grado di farlo), dal punto di vista dei trattati internazionali, sarebbe assolutamente legittimata a sferrare un contrattacco. Ma è questo che si vuole? 
Il punto è che è probabile che Israele voglia abbreviare i tempi. Infatti, dopo il riconoscimento che la Palestina ha avuto presso le Nazioni Unite, si può procurare nuovi territori dove impiantare le proprie colonie solo con lentezza, per evitare che qualcuno presenti denunce al Tribunale Internazionale o a qualche altro ente similare (come era prevedibile, il presidente palestinese Abu Mazen e la sua corte non si muovono su questo piano; e chi conosce la situazione palestinese sa perchè). Ma c'è un 70% della popolazione israeliana che fa pressione: vogliono nuove terre da colonizzare. Non per niente sia il governo Netanyahu che quello di Olmert sono stati duramente criticati al loro interno, per avere usato eccessivamente la mano morbida. E stiamo parlando nel primo caso di un governo che ha scatenato una guerra di invasione in Libano, in cui Israele pretese di avere una fascia di 30 Km di profondità nella parte meridionale del Paese "smilitarizzata e senza civili" (in modo da poter mettervi propri insediamenti) e poi la tragica operazione Piombo Fuso, che provocò 1500 morti e 5000 feriti, quasi tutti civili. Mentre il governo Netanyahu, oltre alla distruzione delle abitazioni di oltre 4000 palestinesi e dei continui bombardamenti su Gaza, ha ordinato di sferrare l'attacco aereo contro la piccola enclave palestinese, uccidendo centinaia e centinaia di civili, un terzo dei quali bambini. E, ripeto, per la maggior parte della popolazione israeliana, questa è considerata "mano moprbida", bisogna tenerlo presente. 
E' chiaro che quindi Israele, piaccia o meno, è un vero pericolo per la pace internazionale. Ma è inutile qui invocare sanzioni o altro. L'unica cosa da fare sarebbe inviare un forte esercito, con centinaia di aerei, che bombardino a ripetizione Tel Aviv e le altre principali città israeliane, finchè il governo non si decide a far rientrare tutte le sue unità all'interno dei confini del 1948, che sono gli unici concessi legalmente. Oggi invece è già tanto quando uno riesce a parlare dei confini del 1967, dando per scontato che Israele si possa tenere tutti i territori conquistati ad Egitto, Giordania e Siria con la Guerra dei 6 giorni, l'invasione scatenata da Israele contro i Paesi vicini con la scusa (dimostratasi poi falsa) che gli altri Paesi intendevano attaccarlo. E' chiaro che la cosa è impossibile, visto che il governo statunitense e tutti i governi occidentali sostengono e difendono i massacri di civili fatti quotidianamente da Israele. E' impossibile assemblare un esercito, anche di coalizione, senza questi Paesi. 
Bisogna ricordare che quando altri Paesi hanno fatto lo stesso, sono stati poi distrutti. Per esempio l'Iraq di Saddam Hussein che invase il Kuwait: il suo esercito venne raso al suolo e se l'Iraq non venne attaccato fu solo perchè ci fu l'espresso divieto degli altri Paesi arabi. Ma non valgono le stesse regole per Israele. ANche perchè c'è il fatto che quel Paese ha due grossi armi di ricatto contro l'Occidente. La prima è l'enorme competenza in materia di alta tecnologia di Israele: come hanno dimostrato con l'Iran, ci impiegherebbero poco a creare un virus per computer, in grado di distruggere i sistemi compuiterizzati che usiamo per esempio per distribuire l'energia elettrica o qualsiasi altro sistema essenziale. Il secondo punto è l'arma nucleare: Israele è una grossa potenza nucleare. Oltre 100 missili già pronti ed almeno 200 testate da montare su bombe o missili da lanciare. E un terzo dei missili hanno una gittata in grado di raggiungere l'Italia. Insomma, un deterrente mica male, per qualsiasi intervento. 
Il preoccupante sono le conseguenze, su cui nessuno pare essersi soffermato. Quando Giulio Cesare conquistò la Gallia, potè farlo facilmente, perchè le varie tribù dei Galli combattevano anche tra di loro. Per cui era facile allearsi con una tribù, sconfiggere quella nemica e poi eliminare la tribù alleata, indebolita dalla lotta. Finora l'Occidente (e in particola gli Usa ed Israele) ha fatto la stessa cosa. I Paesi islamici non hanno una grande sintonia reciproca. Quindi diventa facile isolarli e conquistarli uno per volta: AFghanistan, Iraq, Libia, adesso la Siria. Comprando il governo di qualche altro Stato (Arabia Saudita, Turchia, Bahrein, ecc.) si può agire tranquillamente. Ma oggi c'era un articolo sul sito Irib (sito iraniano di news che dà notizie in lingua italiana) che faceva presente come l'attacco a tradimento di Israele contro la Siria possa alleare tutti i siriani contro gli attacchi nemici. E se Israele diventasse il nemico comune di tutti i Paesi islamici? Potrebbe essere quel fattore unificante che al mondo islamico è sempre mancato. Ma sarebbe un terribile fattore unificante: Occidente contro Islam, in quella che in breve tempo diverrebbe la Terza (e probabilmente ultima Guerra Mondiale. 
Certo, questa è solo una ipotesi. Ma vogliamo aspettare di verificare se Israele diventerà il centro della distruzione del mondo o i nostri governo cominciano a far qualcosa per fermare l'imperialismo israeliano? 

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di Antonio Rispoli
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