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Italia, laboratorio sociologico per capire come nacque il fascismo


Italia, laboratorio sociologico per capire come nacque il fascismo
20/02/2014, 14:12

Mercoledì, chiunque abbia avuto un collegamento ad Internet e sia stato interessato, ha potuto assistere ad uno degli spettacoli più indecorosi della politica italiana: un leader di partito che si rivolge al Presidente del Consiglio in termini volgari ed offensivi, gli parla con arroganza, gli impedisce di parlare coprendo con le sue urla ogni parola, ecc. Ovviamente il riferimento è a quei 5 minuti di streaming dell'incontro tra Grillo e Renzi. Prima che quest'ultimo perdesse la pazienza e chiudesse l'incontro. 

In condizioni normali, ci si aspetta che anche all'interno del partito ci siano proteste per questo modo di fare: non si può offendere una istituzione come la Presidenza del Consiglio, indipendentemente da chi è il Presidente in carica. E invece no: sia se si legge sul blog di Grillo, sia se si legge su Facebook, ci sono tantissime persone che dicono che il loro leader ha fatto bene a comportarsi così, perchè Renzi rappresenta gli interessi delle banche, i vecchi partiti e cose del genere. 

Leggere questi commenti mi fa venire in mente alcune cose lette su libri di storia che parlano della nascita del nazismo in Italia. Alcune cose che finora non avevo veramente compreso. Si parla infatti spesso del fatto che il nazismo acquistò sempre maggiori consensi attraverso tre vie. La prima era la propaganda: le menzogne, le campagne contro gli ebrei accusati di essere i responsabili della rovina della Germania, ecc. La seconda era l'atteggiamento verso il governo e gli altri partiti, accusati di essere venduti agli interessi delle banche (ovviamente tutte rigorosamente ebree) e di volere la distruzione del Paese. La terza era l'atteggiamento violento delle SA, le famigerate camicie brune. Un atteggiamento violento, che si manifestava ad ogni occasione, con pestaggi dei "nemici" di centro e di sinistra. Un atteggiamento violento che, lungi dal suscitare riprovazione, era fonte di consensi, perchè dava - così leggevo - una immagine di determinazione e di solidità che altri partiti non avevano. 

Come si vede, i punti salienti tra il nazismo e i grillini sono simili; manca solo la persecuzione degli ebrei (ma c'è quella degli extracomunitari, anche se è ancora moderata). Ma se non mi sorprendono, dal punto di vista sociale, le prime due caratteristiche, mi colpisce la terza. Cioè il fatto che venga applaudita la violenza. Mi colpiva leggere i libri di storia e mi colpisce vederla espressa nei post su Facebook o nei commenti sul blog di Grillo. 

Soprattutto perchè a che serve la violenza? Nella storia non c'è nessun partito, caratterizzato dalla violenza, che abbia fatto qualcosa di buono nel suo Paese. Ed in generale, i partiti sono validi solo quando sono guidati da un politico in gamba. Persino lo stesso Partito Nazista, in Germania, ottenne il successo grazie allo sfruttamento degli intrighi politici (Hitler dette l'impressione di essere un tipo che poteva essere manipolato e così diversi politici cercarono di farlo, finendo a loro volta con l'essere manipolati da Hitler che li sfruttò per il proprio tornaconto e poi li abbandonò) nel periodo in cui le SA, private del suo capo Ernst Rohm, erano più "tranquille" del solito. 

Eppure noto un notevole compiacimento per questo atteggiamento. C'è in molti dei commenti o dei post un compiacimento/autocompiacimento, quasi a dire: "Peccato che non posso essere io ad insultare le istituzioni come fa Grillo". Senza rendersi conto che insultare le istituzioni, come fa Grillo, significa insultare tutti gli italiani, indipendentemente dalla persona che in un certo momento occupa quella istituzione. Anche io critico e non poco Napolitano, per esempio: lo ritengo un pessimo Presidente della Repubblica, il peggiore di tutti; ma non mi metto ad insultarlo, quando rappresenta l'Italia. Idem per Renzi: non ha le qualità per essere il Presidente del Consiglio e la sua politica è eccessivamente destrorsa, più simile a quella portata avanti da Berlusconi che alle necessità dell'Italia. Ma non per questo mi metto a dirgli "Sei un bambino, sei un venduto" come ha fatto Grillo, nel momento in cui, come Presidente del Consiglio incaricato, rappresenta 60 milioni di italiani. 

In realtà, il problema della politica italiana è esattamente questo: gli italiani. Manca completamente nella maggioranza degli italiani quel senso critico (e autocritico) di valutare esattamente a chi si dà il voto. Certo, la crisi economica in questo senso porta a votare chiunque prometta posti di lavoro o cose simili; e la crisi dei partiti fa sì che la gente sia più disposta a votare chiunque prometta di essere il nuovo in politica. Ma questo non basta a spiegare tutto. Non è stata certo la crisi per esempio, che spinge la gente a votare Berlusconi, anche se ha ampiamente dimostrato la propria incapacità come politico. Alla stessa maniera, non basta la crisi a giustificare la situazione attuale. 

In realtà siamo diventati un laboratorio sociologico. In Italia si stanno ricreando condizioni simili a quelle della Germania intorno agli anni '30, la famigerata Repubblica di Weimar. C'è la crisi economica, c'è la crisi dei partiti (e della politica in generale), c'è la crisi sociale. Quello che manca è una forte rabbia da scaricare in violenza fisica; quella è l'unica differenza rispetto alla Germania di Weimar. Perchè è chiaro che allo stato c'è una situazione molto differente: non abbiamo perso una guerra, non abbiamo vissuto una sensazione di ingiustizia nazionale ed una umiliazione come quella sofferta dai tedeschi con il trattato di Versailles. E' per questo che su Internet c'è una vasta e capillare campagna di bufale contro la Germania e la Merkel. Si vuole creare quel sentimento di umiliazione nazionale che non c'è mai stato. 

E cosi si leggono le stupidaggini più assurde: che la crisi è stata creata dalla Germania; in alternativa, che è stata creata dal'euro voluto dalla Germania appositamente a questo scopo (e gli altri 11 Paesi che hanno firmato i trattati sull'euro? Tutti al soldo della Germania? E i 6 Paesi che hanno aderito all'euro successivamente? Anche quei governi venduti alla Germania? Ma quanti soldi ha la Germania, se si compra tutti i governi?). C'è anche chi restaura un vecchio brano di un economista francese filonazista che nel 1943 parlava in termini entusiastici per la Germania di una moneta unica europea.

Peccato che si riferiva all'introduzione del "marco di guerra": una moneta imposta dai tedeschi in Francia e negli altri territori occupati per derubare quei territori. Innanzitutto aveva un valore pari ad 1 marco in Germania, ma un valore molto superiore negli altri Paesi (in Francia lo stipendio di un mese di un colonnello tedesco nel 1941 era sufficiente per comprare un appartamento che si affacciava sugli Champs Elysèes). Inoltre poteva essere cambiato solo andando personalmente agli sportelli della Banca centrale in Germania. Cosa impossibile in tempo di guerra per un francese. 

Insomma, balle e bufale a volontà. Ma si tenta di farle passare per verità, attraverso un circuito di influencers e di blog molto ben pubblicizzati su Google, e con buoni risultati. Ormai capita spesso di incrociare su Facebook dei veri e propri estremisti di queste teorie "anti-Germania", gente che appena gli spieghi che stanno dicendo sciocchezze ti riempie di insulti, ti banna e magari ti segnala per farti chiudere l'account. Un comportamento di chiusura completa, che si riscontra anche nei grillini. insensibili a qualsiasi ragionamento. Non per niente sono oggetto di uno sfottò continuo, a cominciare dal "sacro blogghe" (il blog di Grillo, sacro perchè i grillini postano di continuo link presi da quel blog come se fosse una fonte autorevole) per continuare con un modo di scrivere particolare (per esempio, terminando ogni frase con una serie di punti esclamativi intervallati dal numero 1 - cosa che può accadere quando si preme l'interpunzione senza lo shift - come succede non di rado anche nella realtà dei post grillini). 

Ma il problema resta. Se gli italiani applaudono questa violenza verbale, come i nazisti; se c'è la crisi economica e politica, come quando i nazisti presero il potere; cosa esclude che, se si crea - naturalmente o artificialmente - più rabbia sociale e magari anche un nemico da abbattere, non si abbia un nuovo Hitler che una mattina prenda il potere? E non importa se questa persona si chiama Berlusconi, Grillo o in qualche altra maniera; conta che se ci sono le condizioni, il dittatore esce fuori. E gli unici che possono fermarlo sono gli italiani, usando il cervello e il voto. Che possono essere fusi in un voto intelligente a tutte le elezioni. E per "voto intelligente" non intendo un voto a favore di questo o quel partito, magari solo perchè piace a me; intendo un voto fatto esaminando e valutando attentamente le capacità dei leader di ciascun partito e dei candidati. E sottolineo "ciascun partito". Quindi non solo quelli grandi, ma anche Sel, Idv, Pdci, e persino quelli che io non voterei mai come Forza Nuova. Perchè ognuno di noi ha (o dovrebbe avere) criteri propri, differenti da quelli di chiunque altro. 

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di Antonio Rispoli
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