Editoriali / L'opinione

Commenta Stampa

Kanter e Hakan Sukur, quella dignità che i calciatori turchi non avranno mai


Kanter e Hakan Sukur, quella dignità che i calciatori turchi non avranno mai
15/10/2019, 16:09

In questi giorni, con la vicenda dell'attacco turco alla Siria e ai curdi, stanno risalendo a galla due storie di cui nessun giornale o televisione ha parlato, nel solito colpevole silenzio per tutelare la Turchia (cosa di cui ho già parlato in altri editoriali e di cui parlerò prossimamente in maniera più diffusa). 

La prima vicenda è quella di Hakan Sukur, ex calciatore turco. Ai suoi tempi ha conquistato record su record: gol in nazionale (51), presenze in nazionale (112), gol nel campionato turco (249). Ha fatto anche vincere al Galatasaray la coppa Uefa 1999-2000, segnando i due terzi delle reti della sua squadra. Ha avuto anche due esperienze in Italia con Torino ed Inter non troppo felici. Finito di giocare, si è buttato in politica, nello stesso partito di Erdogan. Da cui però se ne andò nel 2013, quando si scoprì che il Presidente si era macchiato di episodi di corruzione (uno scandalo che colpì anche il figlio e diversi dei suoi ministri) e che aveva messo tutto a tacere sostituendo i magistrati che lo stavano indagando con altri a lui fedeli. Nel 2015 dovette scappare dal suo Paese con la famiglia per evitare di essere arrestato per aver insultato Erdogan. Fuggì in California, dove si occupa del commercio di caffè. Non può tornare nel suo Paese, c'è un mandato di cattura nei suoi confronti. In pratica, è un esule. In realtà la sua colpa è quella di aver pubblicamente condannato Erdogan per i suoi crimini, una cosa che il dittatore turco non apprezza. 

L'altra vicenda è quella di Enes Kanter, giocatore di basket nella NBA. Giocatore quest'anno dei Boston Celtics, si è sempre opposto con le sue dichiarazioni ad Erdogan. Nel 2016, dopo il falso colpo di Stato militare, Erdogan ne ha approfittato per farlo dichiarare un terrorista, in quanto sostenitore di Fethullah Gulen, il cui partito è stato dichiarato da Erdogan fuorilegge. Questo gli è costato il ritiro della cittadinanza turca (ad oggi Kanter è ufficialmente apolide) e l'invalidazione di tutti i suoi documenti. In patria hanno arrestato il padre e l'hanno condannato a 15 anni di reclusione per complicità col figlio e hanno costretto i familiari a disconoscere Enes. Inoltre, secondo le dichiarazioni del giocatore, il governo turco avrebbe fatto pressione sulla Nike affinchè non lo sponsorizzassero e non gli offrissero un contratto di cui stavano discutendo. Recentemente ha rifiutato di andare a giocare con la propria squadra a Londra e a Toronto perpaura di essere rapito o peggio. 

La sua situazione l'ha sintetizzata lo stesso Kanter in questo tweet: "Io non ho visto o parlato con la mia famiglia da 5 anni, hanno imprigionato mio padre, le mie sorelle non trovano lavoro, mi hanno revocato il passaporto, c'è un mandato di arresto internazionale contro di me, la mia famiglia non può lasciare il Paese, ricevo minacce di morte ogni giorno, vengo attaccato e insultato, hanno provato a rapirmi in Indonesia. LA LIBERTA' NON E' GRATIS". E quando parla di essere stato attaccato, non lo dice a vuoto: anche ex cestisti turchi lo hanno accusato di aver paura di uscire dagli Usa perchè è un criminale. Nonostante questo Kanter continua ad ostacolare per quanto può la propaganda di Erdogan e gioca portando con orgoglio le proprie idee. Ultimo esempio, ha fatto scrivere sulla parte esterna delle scarpe che usa in partita la scritta "Freedom", libertà. Poco? Beh, più di tanto non è che possa fare. 

Entrambi hanno quindi sacrificato una parte di se stessi (Kanter addirittura la propria famiglia) e della propria libertà pur di difendere i loro principi. Un comportamento ben diverso da quello che si vede sui campi di calcio. Ieri ne abbiamo avuto un esempio, con tutta la nazionale turca che ha "salutato" Erdogan con il saluto militare durante l'inno turco e anche a fine partita. E il giocatore Merih Demeral (che gioca in Italia nella Juventus) l'ha fatto anche dopo aver segnato, sotto la curva dei tifosi turchi. Inoltre sia Demiral che gli altri giocatori turchi che stanno in Italia (Hakan Calhanoglu del Milan e Cengiz Under della Roma) hanno avuto comportamenti in sostegno di Erdogan. Evidentemente loro tengono troppo ai soldi per fare qualche sacrificio in nome della dignità. Oppure sono persone che se ne fregano se centinaia di curdi vengono massacrati. Ognuno scelga quale versione è più vicina al vero. 

Il problema è che qui dovrebbero subentrare le squadre e le autorità sportive. In Germania il St Pauli l'ha fatto: ha licenziato un giocatore turco, Cenk Sahin, per aver scritto dei tweet a favore di Erdogan. Cosa che, ha specificato la società, rappresenta un "ripetuto disprezzo nei valori della società". E' chiaro, per la società è una perdita economica notevole: il contratto rimane in essere, quindi il giocatore verrà pagato e si allenerà con il St. Pauli. Ma non giocherà e sarà libero di accordarsi con altre società senza che queste debbano pagare un centesimo alla società tedesca. Ma come per Kanter e per Sukur, i principi contano più dei soldi. Discorso che non vale per le società italiane, che continuano a coccolare i loro giocatori turchi pro-Erdogan. Qualcosa si muove tra i tifosi, ma ho l'impressione che sia solo un motivo in più che rinfocola un "odio" già presente verso giocatori deludenti (Calhanoglu ne è un esempio). 

Le autorità sportive invece sono latitanti. Rimanendo al calcio, dalla Figc non si alza un fiato. E in quanto alla Uefa, idem come sopra. Ma non è che le altre autorità sportive abbiano mostrato di voler agire. Quando nel 1973 Pinochet divenne dittatore del Cile ci fu un boicottaggio di massa a livello mondiale (anche se l'Italia fece eccezione conquistando una Coppa Davis grazie al forfait degli altri). Oggi nulla del genere. Tutti in silenzio. Eppure oggi la risonanza mediatica dello sport è cento, mille volte superiore a quella degli anni '70. Pensateci: cosa succederebbe se ogni giocatore in Europa e nel mondo che mostra sostegno ad Erdogan venisse licenziato e mandato a casa? Calcio, basket, pallavvolo, qualsiasi sport. SArebbe uno bello smacco. Se poi aggiungiamo le nazionali che possono partecipare solo alle amichevoli perchè cacciate da ogni competizione, la visibilità turca a livello mondiale scenderebbe ai minimi termini. Per un Paese che punta tanto sul turismo, la mazzata economica sarebbe di quelle che ti lasciano a terra e senza possibilità di riprendersi in tempi brevi. 

Ma per farlo ci vuole coraggio. E come fa dire il Manzoni a Don Abbondio: "Se il coraggio non lo hai, non te lo puoi dare". Innanzitutto ci vuole il coraggio che ha avuto il St. Pauli di affrontare la perdita economica senza battere ciglio. E già qui tutte le società italiane sono messe fuori causa, dato che i soldi sono l'unica cosa che gli interessa. Quindi non è possibile che in Italia si creino queste condizioni. A meno che non siano i tifosi a costringerle, per esempio boicottando le partite in cui giocano i giocatori turchi o protestando in maniera corretta ma evidente con striscioni ad hoc. Mi piacerebbe che ci fosse questa azione di massa, ma non mi illudo: so che non succederà. Tra pochi giorni, guerra in corso o meno, agli italiani dei curdi non gliene fregherà nulla, come non gliene frega nulla dei palestinesi trucidati dai soldati israeliani o come gli ucraini ammazzati dai soldati russi. 

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©