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La bancarotta dell'Italia? L'ennesima bufala di Grillo


La bancarotta dell'Italia? L'ennesima bufala di Grillo
23/04/2013, 14:54

Una intervista dai toni veramente apocalittici, quella che ha rilasciato Beppe Grillo al tabloid tedesco Bild. 
Addirittura ha evocato la bancoratta per l'Italia, l'incapacità per il Paese di pagare gli stipendi a settembre o ottobre. Si tratta in realtà di una menzogna, in tempi così brevi. Infatti, in teoria i soldi di uno Stato ci sono sempre. Finchè può piazzare sul mercato i propri titoli di Stato, può sempre avere soldi; ancora più facile per quei Paesi (non come l'Italia) che hanno una sovranità monetaria che si devono limitare a stampare banconote, come accadeva nella Repubblica di Weimar, per esempio, o come oggi succede in Giappone o Usa. 
Ma anche laddove non c'è sovranità monetaria, la bancarotta ha un lungo periodo di incubazione prima che avvenga. Un esempio è la situazione in Grecia. Le cose non erano idilliache già da tempo, ma le misure "anticrisi" che hanno fatto precipitare la situazione economica sono state iniziate nel 2008. E dopo 5 anni non sono riusciti comunque a mandare in bancarotta il Paese. Quindi come è possibile riusciri in meno di 6 mesi? Per carità, i nostri politici hanno dimostrato di essere tra i peggiori e i più scalcagnati del mondo, ma si dovranno impegnare parecchio per riuscire a mandare l'Italia in bancaritta. 
Se proprio si è curiosi, c'è un segnale di "pericolo", ed è il tasso di interesse sui titoli di Stato.  Pur non essendo possibile stabilire un limite universale, quando si vede che il tasso di interesse medio dei titoli di Stato supera il 10% e continua a salire. E anche così, da quel momento devono passare molti mesi, se non anni, prima del crollo. C'è bisogno di un debito pubblico così elevato da rendere l'acquisto dei titoli di Stato una vera e propria speculazione ad alto rischio.
E allora perchè dire queste cose? E' la strategia che sta usando Grillo sin da quando è sceso in campo. Lui si presenta come "raccoglitore" del voto di protesta; quindi più le cose vanno male, più ha speranza di trovare voti. E quindi, perchè non aggiungere ai problemi veri, un problema inesistente? Si spaventa la gente? Si semina panico? Sono cose che a Grillo non toccano. Anzi, può essere utile perchè chiaramente sono le persone più disperate che si rivolgono alle soluzioni più estreme. E dato che in tanti parlano di Grillo (dicendo però solo le cose che più gli convengono), ecco che diventa facile capire perchè a lui convenga seminare il panico. E c'è da dire che in questo il Pd e il Pdl stanno facendo i salti mortali, pur di far disperare la gente. Lo si è visto con l'elezione del Presidente della Repubblica, dove i nomi migliori che Bersani è riuscito a tirar fuori sono stati quelli di Franco Marini e Romano Prodi (non che Rodotà fosse meglio, sia ben chiaro); per poi convergere su Napolitano. Un insieme di sciocchezze madornali a cui pare aggiungersi quelle che stanno preparando per il governo: fare un Esecutivo con persone come Amato, Enrico Letta, Alfano, Gelmini, forse addirittura lo stesso Berlusconi è una stupidaggine colossale. 
Ma nonostante questo, c'è ancora qualcosa che non torna per Grillo, altrimenti non avrebbe dato questa intervista in questi termini. E il qualcosa che non va è anche qui semplice da capire: la protesta non può durare in eterno. E' come scendere in piazza per gridare slogan contro qualcuno o qualcosa: lo puoi fare per 10 minuti, per 30, magari per un'ora; ad un certo punto però ci si stanca. E a quel punto non c'è alternativa, bisogna smettere. Stessa cosa col voto: si può protestare una volta, due, dieci; ma prima o poi si smette. E l'ha dimostrato il Friuli Venezia Giulia: alle regionali che si sono svolte domenica, il Movimento 5 Stelle ha dimezzato i propri consensi, rispetto alle elezioni politiche di febbraio scorso. A dimostrazione che la gente non è disposta ad affidare alla protesta la gestione della propria terra. Diverso è il discorso per le politiche: non c'è fiducia nei parlamentari, non c'è mai stata e quindi può anche essere fatta più "protesta".  

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di Antonio Rispoli
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