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La Brexit è la morte di tutte le balle sul sovranismo


La Brexit è la morte di tutte le balle sul sovranismo
11/12/2018, 15:57

Mancano ormai poco più di tre mesi al 29 marzo 2019, giorno in cui scadono i due anni dalla notifica che il Trattato di Lisbona concede agli Stati che vogliono lasciare la Ue per trattare sulle condizioni. Allo stato, c'è una grande confusione: non si sa se la Gran Bretagna accetterà l'accordo finora raggiunto con la Ue oppure preferirà accettare i rischi del "no deal", cioè di un allontanamento senza nessun accordo. Invece su altre cose ci sono certezze granitiche. 

Per esempio sul fatto che la Brexit ha dimostrato quanto siano balorde tutte le balle che vengono raccontate sul sovranismo e contro l'Unione Europea. I sovranisti sostengono che andarsene dalla Unione Europea sia vantaggioso per il proprio Stato (indipendentemente se si tratta dell'Ungheria di Orban, dell'Austria di Kurz, dell'Italia e così via) perchè così ogni Stato ha maggiore libertà di azione, più vantaggi economici e soprattutto una Banca Centrale che obbedisce agli interessi del Paese e non una Bce che - secondo i sovranisti - fa gli interessi della Germania. E chiaramente questo significa più soldi per i cittadini e più sviluppo economico per il Paese. Quanto di questo è vero? Guardiamo alla Gran Bretagna per rispondere. 

Cominciamo dalla Banca Centrale. Perchè la cosa non riguarda la Gran Bretagna che, avendo mantenuto l'uso della sterlina, ha mantenuto anche la propria Banca Centrale. E anche nella Brexit la Bank of England ha aiutato il Paese, avviando un quantitative easing (cioè l'acquisto di titoli di Stato e di bond privati dalle banche per dare loro liquidità da prestare ai cittadini) del valore di 105 miliardi di sterline in 5 anni. Ma questo non ha evitato tutti i problemi che sono capitati all'economia britannica e che elencherò man mano. Quindi è chiaro che non basta avere una Banca Centrale nazionale per evitare problemi. E comunque la Bce, checchè se ne dica, ha fatto quello che poteva per aiutare tutti i Paesi europei, proprio col quantitative easing lanciato da Mario Draghi. Quindi, qual è la differenza? 

Poi la crescita del Pil. Se qualcuno va a guardare le previsioni di inizio 2016, la Gran Bretagna era accreditata di una crescita di circa il 3% all'anno nel successivo trimestre. La crescita reale è stata del 2,1% nel 2016, dell'1,9% nel 2017 e per quest'anno si attende una crescita dell'1,6%. E teniamo presente che questo calo non è dovuto alla Brexit, ma alle aspettative sulla Brexit. Quando la Gran Bretagna uscirà dalla Ue, secondo la Bank of England, ci sarà un calo del Pil rispetto alle previsioni del 10% nei successivi 5 anni (e nel 2019 la Gran Bretagna dovrebbe avere una crescita di solo 1,5% e nel 2020 dell'1,3%). Insomma, rischiamo di avere una Gran Bretagna che è passata dall'essere uno dei Paesi con la più rapida crescita del continente ad un Paese in recessione. Figuriamoci cosa succederebbe ad un Paese dall'economia debole come quella italiana, che nell'ultimo trimestre ha avuto una crescita del Pil negativa...

Poi ovviamente c'è tutto il resto collegato al Pil. Per esempio l'aumento della disoccupazione, che potrebbe aumentare - sempre secondo la Bank of England - fino a coinvolgere la metà degli occupati nel Paese. Qualcuno l'ha definita una previsione esagerata, ma siamo sicuri? La Gran Bretagna è il centro finanziario dell'Europa. Ma una Gran Bretagna fuori dalla Ue non sarebbe più centro finanziario di nulla. E quindi tutte quelle società (banche e assicurazioni in primis) che sono collegate alla finanza si sposterebbero armi e bagagli in Germania. E così farebbero tutte le società che hanno bisogno di stare nel mercato europeo. Non è un caso che, tra gli altri, sia i Lloyd's di Londra sia Easyjet abbiano annunciato l'idea di spostarsi in Germania. Ma anche diverse banche russe, statunitensi e di altri Stati hanno annunciato che potrebbero spostare le loro sedi o comunque ridurre fortemente il personale delle filiali britanniche. E qualcuno l'ha anche fatto, non si è limitato all'annuncio. 

Quindi resta la domanda: quali sarebbero i vantaggi che ha avuto la Gran Bretagna dalla Brexit? E quali vantaggi ricaverebbe l'Italia dall'uscita dalla Ue? Perchè noi qui abbiamo da una parte le balle dei sovranisti che ci raccontano che fuori dalla Brexit ci sarebbe l'Eden senza più nessun problema; e dall'altra abbiamo la realtà dei fatti che ci dice che staremmo peggio di prima. Allora a chi dobbiamo dare retta? Ho già fatto gli esempi della Banca Centrale, del Pil o della disoccupazione. Chi garantisce che se uscissimo dall'euro, con la lira (o comunque verrebbe chiamata la valuta nazionale) ne avremmo benefici? La Gran Bretagna è un centro finanziario, il terzo nel mondo; i titoli di Stato hanno un rating AA (la terza A l'hanno persa quando al referendum ha vinto la Brexit); e aveva una crescita economica notevole. Noi economicamente non siamo nessuno, i titoli di Stato sono quasi a livello "spazzatura" (cioè quelli che vengono sconsigliati perchè oggetto di solito di speculazioni) e la nostra crescita è decisamente debole. Come si fa a pensare che le cose potrebbero andare a noi meglio di come sono andate in Gran Bretagna? 

I sovranisti dicono: "Eh, ma con la lira svalutiamo e questo aumenta le esportazioni, cosa che migliora il Pil". Diciamo che è vero (in realtà non è così automatico, avviene solo se ci sono certe condizioni); ma qualcuno dovrebbe dimostrare che avere 200 mila aziende o 500 mila aziende che aumentano i propri profitti andrà a vantaggio di tutti i cittadini. Prendiamo per esempio il sottoscritto: lavoratore dipendente che non esporta nulla. Come una svalutazione di una eventuale lira aiuterebbe la mia situazione? Anche qui la Brexit aiuta. Loro hanno avuto una svalutazione improvvisa nel 2016 del 15% della sterlina nel giro di circa 4 mesi. Il risultato è stato un aumento dell'inflazione di circa il 2% tra luglio e ottobre del 2016. Niente di eccessivo, ma nonostante questo molti supermercati si sono trovati in difficoltà, indecisi se trasferire quell'aumento sui prezzi oppure rinunciare ad acquistare dai fornitori esteri quei prodotti. In qualche caso hanno puntato sul secondo caso, e ci sono state penurie di alcuni prodotti di largo uso in certe catene alimentari. Altre volte sono state le società ad andare incontro la mercato, proponendo confezioni di peso inferiore a quello standard ma che poteva essere venduto allo stesso prezzo di prima. 

Ma parliamo di una svalutazione del 15% in 4 mesi. Se l'Italia dovesse uscire dall'euro, noi avremmo una svalutazione del 30-40% in poche settimane; e poi una valuta in mano agli speculatori. E le speculazioni nel lungo periodo non sono mai al rialzo. questo significa una inflazione stimabile in almeno il 3% nel primo mese o poco più. E nei mesi successivi potrebbe aumentare. A quel punto, chi o cosa difenderà il potere di acquisto del mio salario e di tutti i lavoratori dipendenti? La buona volontà dei datori di lavoro? Come ho scritto in questo editoriale, la svalutazione aumenta le esportazioni perchè viene ridotto il potere di acquisto dei lavoratori dipendenti. Quindi non solo avrei il mio salario attaccato dall'inflazione, ma mi troverei il governo che dà una mano all'inflazione per dare soldi agli imprenditori. Una bella situazione, vero? E dovrebbe aiutarmi il sapere che ci sono alcune centinaia di migliaia di ricchissimi imprenditori che si arricchiscono ulteriormente? 

Allora, cosa resta del sovranismo, una volta eliminate tutte le balle sull'economia? La "cessione di sovranità" all'Europa? Ma quella è una scelta. In fondo, di che cessione si tratta? In realtà è una cessione relativa, in quanto l'Europa avrebbe solo ruoli di coordinamento. Qua nessuno in Europa vuole imporre i governanti a questo o quel Paese. Ed è falso che l'Europa ricatti i singoli Stati per imporre le loro decisioni. E anche questo è dimostrabile guardando all'Irlanda. Dopo la crisi economica del 2008, l'Irlanda andò in una profonda crisi, per cui chiese aiuto all'Europa. E l'Europa fece la stessa cosa fatta con l'Italia, Spagna, Portogallo e Grecia: mandò una bella letterina dicendo che si doveva fare questo e quello per risollevare l'economia nazionale. L'Irlanda rispose con una obiezione ragionata: questo sì, questo va modificato in questa maniera, quello no, ma al suo posto facciamo così e così. Si avviò una breve trattativa e alla fine l'Irlanda ha fatto come dicevano loro, una volta che l'Europa ha verificato che le loro controproposte, se realizzate, arrivavano allo stesso risultato. E' la stessa cosa che avrebbero potuto fare gli altri Paesi. Ma per farlo avrebbero avuto bisogno di una forza politica interna che questi Paesi non hanno. Allora è molto più comodo fare come vuole l'Europa e poi dire: "Ma è l'Europa che lo vuole". Così scaricano le responsabilità della loro incapacità e inefficienza. 

Come si vede, il sovranismo è un mucchio di urla e basta. Si urla, si inveisce, si accusa, ma alla fine qual è la proposta? Per esempio Orban in Ungheria perchè non esce dalla Ue? Ormai è un dittatore, nessuno può impedirglielo nel Paese. E Kurz in Austria? O anche Salvini e Di Maio in Italia. Come mai il loro sovranismo si è fermato una volta arrivati al governo? Perchè in realtà sanno benissimo che non possono offrire qualcosa di meglio economicamente parlando ai loro elettori. Gridare gli è stato sufficiente per essere eletti. E ora si limitano a sfruttare il potere raggiunto come fanno tutti i politici. Alla faccia dei fessi che hanno creduto alle balle del dovranismo. 

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di Antonio Rispoli
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