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La Brexit fa la prima vittima illustre. La Gran Bretagna trema


La Brexit fa la prima vittima illustre. La Gran Bretagna trema
25/09/2019, 15:46

QUando ci fu la crisi del 2008, i segnali già si vedevano. Sin dalla primavera era scoppiata la bolla immobiliare e non si riuscivano più a vendere le migliaia di case costruite con i sussidi dello Stato e con le agevolazioni bancarie. A luglio due società chiesero aiuti economici alla Federal Reserve, la Banca centrale statunitense. Erano la Freddie Mac e la Fanny Mae, due società a capitale misto pubblico-privato che compravano dalle banche le case pignorate sottocosto e le rivendevano poi in tempi lunghi. Così le banche riacquistavano liquidità e affidavano ad esperti la compravendita di case. Ma a luglio le due società non avevano più soldi e quindi chiesero prestiti a tassi di interesse bassi per andare avanti. Quindi, quando poi fallì la Lehman Brothers, le avvisaglie c'erano state. Solo che nessuno aveva dato loro il giusto peso. C'era voluto il "cadavere" importante perchè il sistema si svegliasse. 

Temo che con la Brexit stia succedendo la stessa cosa. Cioè le avvisaglie del disastro economico ci sono, qualcuno le percepisce, ma nessuno ha il coraggio di dirlo esplicitamente. Serve il "cadavere" importante perchè il sistema si svegli. E forse questa volta il "cadavere" importante c'è prima della crisi. Infatti, è fallita la Thomas Cook, una società di viaggi creata nel 1841. Certo, la società era in difficoltà: aveva acquistato un'altra società di viaggi molto malmessa e questo alla fine le era costato oltre un miliardo. Ma era una perdita da cui poteva risollevarsi. Il problema è stata la Brexit, che ha cambiato il modo di fare vacanze dei britannici. Infatti, sempre più britannici, per risparmiare, hanno accorciato la durata delle vacanze, hanno scelto dei posti più vicini o si sono affidati al "fai da te". Tre opzioni che hanno costituito un danno economico per la Thomas Cook. E la società non è riuscita a riprendersi. 

E questo non è un caso isolato. A dirlo non sono io, ma il governo britannico. Ci sono tante società che rischiano di pagare con licenziamenti e riduzione di personale, se non con la chiusura, la Brexit. Innanzitutto perchè è bene ricordare che la maggior parte della ricchezza della Gran Bretagna deriva dal settore finanziario, dato che Londra è la capitale finanziaria dell'Europa. Ma lo è finchè è dentro la Ue. Se esce dalla Ue, la capitale finanziaria probabilmente diventerà Francoforte. Le banche lo sanno e così gli istituti finanziari. E stanno tutti trasferendo le loro sedi in Germania. Per ora nessuno l'ha fatto; ma in caso di Brexit ci potrebbero essere almeno 50 mila posti di lavoro molto qualificati persi nel giro di un paio di settimane. Per non parlare dell'indotto: altri 150-200 mila nel giro di un mese o poco più. Per la domanda interna di un Paese, questa è una situazione da incubo. 

E attenzione, io sto parlando solo della Brexit, comunque venga attuata. Ma l'attuale premier Boris Johnson sembra voglia andare diretto verso il cosiddetto "no deal", cioè la Brexit senza accordo. E lì sarà allora molto peggio. Perchè l'uscita della Gran Bretagna dal mercato comune autorizzerà la Ue a mettere dazi sulle merci britanniche; a cui la Gran Bretagna risponderà con altri dazi. I risultati, secondo il governo britannico, che l'ha scritto in un rapporto riservato - anche se poi la stampa l'ha ricevuto e pubblicato - sarebbero disastrosi. Il primo problema saranno i trasporti. I controlli doganali rallenteranno enormemente lo sbarco di merci, sia da una parte che dall'altra della Manica. Ma mentre in Europa ci saranno molti porti in cui le merci potranno essere suddisive per la partenza, per la Gran Bretagna i porti sono pochi. E si genererà traffico. Il traffico sui porti per le merci in entrata rallenterà le importazioni. E la Gran Bretagna importa, tra le altre cose, cibo e medicinali. Insomma, c'è il rischio che la gente trovi i supermercati sforniti o le farmacie chiuse. Una situazione da Terzo Mondo e che la popolazione britannica non è psicologicamente preparata ad affrontare. 

Ma il traffico ci sarà anche sulle merci in uscita, cioè quelle dirette verso i Paesi europei. E qui potrebbero crearsi file di camion che bloccano completamente le strade verso i porti, poi verso le città. Potrebbero crearsi delle zone virtaulmente irraggiungibili con le auto o con i camion. E questo creare ritardi che scontantino gli importatori europei. Dopo tutto, nulla di quello che esporta la Gran Bretagna è esclusivo. Se io devo aspettare 6 mesi per avere una Toyota prodotta in Gran Bretagna, magari la società potrebbe decidere di spostare la produzione in altri Paesi. Oppure il cliente potrebbe rivolgersi alla Fiat, alla Mercedes o ad altra marca europea. Con aumento della disoccupazione e riduzione della domanda interna. Non è un caso che persino il governatore della Banca d'Inghilterra abbia detto che la Brexit potrebbe essere la più grande sciagura economica dai tempi della fine della Seconda Guerra Mondiale. 

Di tutto questo i cittadini britannici ne hanno sentore, ma nulla più. E' come quando vedi in lontananza il riflesso di un incendio: vedi i bagliori, ma non vedi le fiamme, non senti più caldo, quindi non ti preoccupi più di tanto. E lo stesso per i cittadini britannici: alcuni hanno capito di aver fatto una cavolata a votare per la Brexit nel 2016, ma nulla più. C'è un po' di preoccupazione nel Paese, ma fino ad un certo punto. Quando scatterà la Brexit, gli arriverà addosso una valanga di problemi. E non credo che i cittadini britannici o la loro classe politica sia pronta a reggerli tutti. Rischiano di essere travolti, con conseguenze imprevedibili. Non è un caso che siano stati aggiustati i piani di evacuazione della famiglia reale e siano state disposte misure in caso di tumulti, che arrivano all'applicazione del coprifuoco e alla possibilità di schierare l'esercito a fianco dei poliziotti inglesi. 

Qualcuno potrebbe dire: "Ma visto che ci sono questi pericoli, perchè non ci pensano i politici inglesi?". Perchè purtroppo, come vediamo, anche i politici inglesi si sono dimostrati degli incapaci. David Cameron ha indetto il referendum sulla Brexit solo perchè voleva consolidare il suo dominio nel partito, perdendo il referendum che era voluto dalle frange più estremiste. Il suo successore, Theresa May, è partita lancia in resta, dicendo ai giornali: "Non vi preoccupate, ci penso io. Io imporrò gli interessi della Gran Bretagna". E dopo tre anni non è riuscita a trovare un accordo con la Ue. Boris Johnson parte ancora più deciso e dopo qualche settimana è costretto a chiudere il Parlamento per evitare che lo sfiducino e boccino ancora l'accordo con la Ue. All'opposizione ci sarebbe Jeremy Corbyn, che era stato salutato, al momento della sua elezione, come quello che avrebbe riportato il benessere alle classi medie e invece si trova completamente impantanato, con atteggiamenti ondivaghi e poco chiari che hanno scontentato tutti. E quindi chi può prendere in mano le redini dle Paese? Il presidente della Camera bassa Bercow, quello che è diventato famoso gridando "Ordeeeeeer!"? Non credo proprio. 

Inoltre c'è un altro problema per la Gran Bretagna. Più profondo e poco sviscerato. Anche se non sempre è fatto secondo uno schema preciso ed ordinato, ogni Paese adegua l'economia a due cose: la domand ainterna e la domanda estera dei Paesi con cui ha più contatti. Cioè la Gran Bretagna ha adeguato la propria economia all'Europa. Se con la Brexit cominciano i dazi, siamo sicuri che le sue aziende riusciranno a trovare altri mercati? Perchè oggi non è come nel '600, che si caricava una nave di roba, si entrava nei porti e si cercava di vendere. Oggi si crea una economia da esportazione e una economia di supporto all'esportazione. Immaginate se all'improvviso nessuna azienda italiana possa esportare. Voi immaginate le società che producono Grana Padano o la Ferrero o la Lamborghini che non riescono a vendere per 6 mesi? Altro che disoccupazione. E il rischio per la Gran Bretagna è esattamente questo. Cioè un blocco delle aziende, con molte di esse incapaci di adattarsi a nuovi mercati ancora tutti da trovare. Perchè poi c'è anche questo problema: oggi, con la globalizzazione, tutti i mercati sono occupati. Per aprire un nuovo mercato bisogna fare a spallate. E non tutti ne sono in grado. 

E quindi, alla fine, la Brexit sta mettendo a nudo tutte le debolezze di un Paese che fino al 1914 era una superpotenza mondiale e che dopo il 1945 è stata comunque una potenza, sia pure sussidiaria agli Usa. Oggi invece è come un bambino che si rifugia in un angolo della stanza perchè ha paura del mostro che è nascosto sotto al letto. E il problema è che il mostro sotto al letto l'ha messo lui.

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di Antonio Rispoli
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