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La condanna di Berlusconi? L'ennesimo regalo dei magistrati


La condanna di Berlusconi? L'ennesimo regalo dei magistrati
14/05/2013, 18:43

Potrà sembrare strano, ma la condanna chiesta dalla Bocassini per Silvio Berlusconi è l'ennesima dimostrazione di come i magistrati, anche quelli più fermi contro Berlusconi, si muovono con estrema attenzione, quando si parla di lui. 
Infatti, la richiesta è stata chiara: 5 anni per il reato di concussione (le pene sulla concussione sono state abbassate nel 2012, dalla legge "anticorruzione" del governo Monti, ed oggi la pena prevista è da 4 ad 8 anni, per questo reato) e 1 anno per il reato di prostituzione minorile (che prevede una condanna da 6 mesi a 3 anni). Come si vede, le richieste sono vicine al minimo. E questo è un regalo se si pensa che la concussione è stata effettuata presso la Questura di Milano, quindi ad alto livello; ed è un reato di una notevole gravità. E che la prostituzione minorile è un caso ma che si è reiterato, carte alla mano, almeno una mezza dozzina di volte. Queste circostanze rendono impossibile concedere il minimo della pena, ma la richiesta è stata comunque bassa. 
Non è la prima volta che i Tribunali italiani, davanti al Cavaliere, si dimostrano particolarmente attenti alle sue esigenze. Persino a costo di innovare la giurisprudenza. Come è capitato quando la Cassazione venne chiamata a decidere sul tipo di imputazione per cui doveva essere processato Silvio Berlusconi, nell'ambito della vicenda del lodo Mondadori. In quel caso la posizione dell'ex premier venne stralciata e prescritta, perchè la Suprema Corte dispose che dove essere processato non per corruzione giudiziaria (cioè la contestazione standard quando, come in quel processo, l'accusa è di aver corrotto un magistrato), ma per corruzione semplice. La motivazione fu che, poichè la corruzione riguardava il giudice Vittorio Metta, che era conosciuto nell'ambiente come un giudice corrotto, era come corrompere un pincopallino qualunque. Motivazione veramente curiosa, ma che permise al Cavaliere di cavarsela, mentre Previti venne condannato. E Berlusconi non se l'è cavata solo in sede penale, in questa vicenda, ma anche in  sede civile. Infatti è a causa di questo processo penale che c'è stato il processo civile che ha visto in primo grado la Mondadori condannata a pagare alla Cir di De Benedetti 750 milioni dal giudice Mesiani (ve lo ricordate? E' quello dei calzini azzurri) somma scesa a 560 milioni in secondo grado. Ma è una somma congrua? Assolutamente no, è bassa. Infatti, dopo la sentenza che andò a favore della Mondadori, mediante la corruzione di Metta, Andreotti fece pressione su Craxi affinchè costringesse Berlusconi a cedere una parte della Mondadori a De Benedetti, per evitare una eccessiva concentrazione di potere mediatico nelle mani dell'avversario politico. E Berlusconi cedette a De Benedetti Repubblica, l'Espresso e i quotidiani locali del gruppo in cambio di 330 miliardi di lire. Questo avvenne all'inizio degnio anni '90. Se immaginiamo che De Benedetti questi soldi li avesse investiti in CCT a 10 anni (che è il titolo che rende di più), con un tasso di interesse del 14% annuo - inferiore a quello che rendevano i CCT nel 1992 - nel 2002 i 330 miliardi sarebbero diventati circa 400 milioni di euro; immaginando di investire nuovamente l'intera somma in CCT decennali al 7% annuo (anche questo un dato inferiore al reale), avrebbe raggiunto una cifra vicina ai 700 milioni di euro. Quindi, per prima cosa, ci sarebbe dovuta essere la restituziona di questa somma. Ma la sentenza penale specfica che il risarcimento doveva comprendere il "danno emergente" e il "lucro cessante" come si dice in termine giuridico. Cioè non solo i danni, ma anche il mancato guadagno. E se vogliamo limitare a 700 milioni il danno (in realtà è molto superiore), resta il mancato guadagno: quanto ha guadagnato la Mondadori nell'ultimo ventennio? Se dico in media 30 milioni all'anno? Sarebbero altri 600 milioni. Come si vede, un giusto risarcimento sarebbe stato superiore al miliardo. E invece anche qui i periti se ne sono usciti con una valutazione veramente risibile, sia per il totale (560 milioni) e sia per il metodo: hanno valutato la differenza nel prezzo delle azioni. Quando anche i bambini sanno che il prezzo azionario di una qualsiasi società è talmente volatile da cambiare tra la sera e la mattina, che garanzia e che peso si vuole che abbia una simile valutazione? Evidentemente si è cercato di abbassare il più possibile il prezzo da pagare. 
E via di questo passo. Ci sono tantissimi altri esempi che si possono fare. Sia ben chiaro, parliamo di decisioni sempre e comunque nel range della variabilità decisionale che spetta ai giudici. Ma non è curioso che la Corte di Cassazione in un processo esprime dubbi sulla colpevolezza di Berlusconi, relativamente ad un passaggio di denari in contante, sostenendo che per uno come lui è un fastidio dover ritirare i soldi in banca quando può fare un bonifico; e in un'altra sentenza, dove Berlusconi ha fatto un bonifico, la Suprema Corte dice che sarebbe da stupidi fare un bonifico quando si ha la possibilità di farsi dare i soldi in contanti in modo da non lasciare tracce? Insomma, il sospetto che facciano di tutto per aiutarlo non è poi così peregrino. 

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di Antonio Rispoli
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