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La crisi della sinistra europea in vista delle elezioni del 2019


La crisi della sinistra europea in vista delle elezioni del 2019
23/10/2018, 15:40

Molti commentatori politici sono soliti far notare come in tutta Europa ci sia un avanzamento progressivo dei partiti di destra, spesso di quelli più estremi e sovranisti. E di conseguenza un arretramento dei partiti di sinistra o di centrosinistra. E ognuno ha dato la sua spiegazione del perchè. A loro si aggiunge la mia valutazione. 

Innanzitutto, ho notato che ogni analista sceglie una sola causa. Cosa secondo me sbagliata, perchè si tratta di un insieme di cause che favoriscono le destre. La prima è economica. Storicamente, nei periodi di crisi economica la gente si "butta" a destra. Per fare un esempio, quando si parla degli anni '20 e '30 del secolo scorso, si fa riferimento quasi esclusivamente al fascismo e al nazismo. Ma anche in Francia, in Belgio e in Olanda al potere c'erano partiti di destra. E sia in Olanda che in Belgio c'erano partiti nazisti (in Belgio ce n'erano addirittura due). Anche in Inghilterra guidava la destra e c'era un partito nazista di discreto appeal. E in tutti i casi, si trattava di partiti che avevano avuto un buon aiuto sia dalla crisi economica del 1920-21, sia dalla crisi economica del 1929. 

Questo accade perchè la destra propone soluzioni semplicistiche. Attenzione, non semplici, ma semplicistiche. Il che è differente. Perchè la soluzione semplicistica è solo apparentemente semplice, ma in realtà irrealizzabile. Come in Italia: quali sono i punti forti della Lega e del Movimento 5 Stelle? La Lega punta sulla cacciata dei migranti, cosa impossibile (non si sa da dove arrivino e nessun Paese accetterebbe di ricevere centinaia di migliaia di persone che non potrebbe gestire). Il Movimento 5 Stelle invece punta sul reddito di cittadinanza, una misura che - se applicata veramente - sarebbe costosissima per le casse dello Stato e presterebbe il fianco ad abusi di ogni tipo. In entrambi i casi, sono irrealizzabili. Ma colpiscono la fantasia e l'immaginazione delle masse, invitandoli a votare per loro. 

E' chiaro che simili illusioni, di fronte a programmi più seri e concreti, avranno sempre la meglio, sulla parte più ignorante del Paese. Perchè l'ignorante non si ferma a ragionare sulle conseguenze di ciò che i politici dicono. Prende per buona qualsiasi cretinata, basta che abbia una apparenza di veridicità. E qui tocchiamo il secondo problema: la sempre maggiore ignoranza. Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale in molti Paesi vennero varati programmi per aumentare la conoscenza di ognuno, allungando i periodi di scuola obbligatoria. Ma oggi, l'illusione della conoscenza ha preso il posto della conoscenza. Il fatto di avere (apparentemente) tutte le risposte tramite Internet ha finito di impigrire il cervello delle persone, che adesso non cercano più risposte alle domande che la politica (e in generale la vita) usando le loro conoscenze. Si limitano a cercare su Internet chi ha scritto la cosa che più rispecchia i propri pregiudizi. Tanto ormai su Internet si trova di tutto...

C'è poi un terzo punto, da non sottovalutare. Il fatto che in molti Paesi la sinistra o il centrosinistra si sono affidati alle persone sbagliate. Lo si è visto in Italia con il Pd che ha puntato su Renzi; o il Partito Socialista francese che ha puntato su Hollande. I quali hanno adottato comportamenti e politiche che hanno finito col danneggiare il loro stesso partito a vantaggio dei partiti di destra. Certo, c'entra anche il discorso generale (tragicamente vero) che di solito chi governa perde consensi. Del resto, è chiaro che è più facile gridare dall'opposizione che agire col rischio di sbagliare. Ma nei sue esempi che ho fatto, sono stati anche i governi che hanno sbagliato. E quindi il consenso è crollato. 

Prendiamo il caso dell'Italia, che è più facile da descrivere. Ancora l'altro ieri, alla nona Leopolda, Renzi diceva che era merito suo sia il 40% alle europee del 2014 sia il 40% del sì al referendum costituzionale del 2016. Peccato che sia in un certo senso falso. Perchè il 40% delle europee era la somma di un circa 25% di persone che avevano votato Pd per più o meno convinzione e un 15% che sono i più coglioni, quelli che votano perchè si aspettano un beneficio personale dal partito che votano. Renzi aveva appena varato la legge sugli 80 euro al mese e prometteva di estendere gli 80 euro anche ai pensionati e a coloro che guadagnavano meno di 8000 euro al mese. E' quello stesso 15% che alle elezioni del 4 marzo si è spostato in massa sul Movimento 5 Stelle perchè hanno promesso il reddito di cittadinanza. 

Invece al referendum costituzionale, secondo i dati che vennero resi noti dall'Istituto Cattaneo che studia i flussi elettorali, quel 40% non era formato solo da sosttenitori di Renzi. Ad essi si erano aggiunti quantità cospicue (fino al 20%) di elettori di altri altri come Lega, Forza Italia e Movimento 5 Stelle che avevano deciso di votare sì perchè erano d'accordo con i contenuti (oppure perchè magari speravano che il proprio partito avrebbe vinto le successive elezioni e avrebbe potuto governare senza i contrappesi che la riforma costituzionale eliminava). Invece Renzi, convinto di avere un enorme seguito, ha tirato dritto per la sua strada. Col risultato che si è visto, sia alle elezioni del 4 marzo, sia con i sondaggi di oggi. E se vogliamo lo stesso è successo alla Leopolda del week end scorso, dato che Renzi ha di fatto lanciato quella che sarà la base del partito personale che lui intende formare. 

Il problema è che la sinistra si è comportata ovunque allo stesso modo: o è rimasta arroccata su posizioni tipo anni '50 oppure si è "buttata" completamente a destra, soprattutto in economia. Come in Italia dove il Pd si è presentato come partito di centrosinistra che doveva raggruppare dentro di sè tutte le anime di quella parte politica e poi ha finito col fare politiche squisitamente di destra. Magari leggermente attenuate, rispetto ad un partito di centrodestra, ma comunque quello ha fatto. Ed è chiaro che un elettore non vota una copia, uno che sta provando a fare una imitazione; vota l'originale. Ma contemporaneamente, come insegnano i testi di analisi politica, quanto più un partito sposta il suo asse verso destra o verso sinistra, finisce col lasciare dalla parte opposta dei gruppetti che si separano. E quindi il Pd, mentre si spostava verso il centro e poi il centrodestra, ha lasciato dietro di sè molti gruppetti più o meno di sinistra. Senza leader in grado di fare da catalizzatore, ma comunque che si tengono ben lontani dal partito da cui sono usciti. 

Quindi, la situazione che noi abbiamo è quella di una serie di motivi oggettivi validi più o meno ovunque, a cui si aggiungono caratteristiche che variano da nazione a nazione. Ma in fondo, c'è una causa tutt'altro che ideologica: il denaro. Agire "da sinistra" oggi significa mettersi contro l'imprenditoria nazionale, di solito. E poichè il finanziamento dei partiti è quasi ovunque legato alle donazioni, è chiaro che a donare saranno sempre i ricchi, cioè gli industriali. L'operaio potrà dare i 50 o i 100 euro, ma l'imprenditore può dare i 100 mila o i 200 mila euro. Fu per questo che nel Dopoguerra in Italia venne deciso di istituire il finanziamento pubblico dei partiti: perchè non si dovesse rimanere legati a chi ti finanzia. Ma i partiti ne hanno abusato, prima facendosi finanziare illecitamente dai privati, e poi con la legge sui rimborsi elettorali che garantiva un flusso spropositato di quattrini nelle loro casse. Quattrini che venivano sperperati comunque, visto che nessuno dei partiti ha mai avuto una sana amministrazione. 

Per resuscitare le sinistre servirebbe quindi qualcosa che oggi non esiste da nessuna parte in Europa: un leader capace di fregarsene del lato economico e con sufficiente carisma da convincere i membri del suo partito a fregarsene a loro volta. E in più con la precisa volontà di agire a favore della popolazione e non solo della parte più benestante del Paese. Io l'ho cercato, ma non lo trovo. Che sia negli altri pantaloni? Adesso lo vado a cercare...

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di Antonio Rispoli
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