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La democrazia è un diritto? Sì, ma anche un dovere


La democrazia è un diritto? Sì, ma anche un dovere
30/09/2012, 12:52

In questi giorni, a proposito della vicenda Sallusti si è parlato molto di libertà di stampa e democrazia. Ok, sono stati tirati in ballo a sproposito, dato che qui non sono in discussione questi principi, ma solo uno che ha diffamato a freddo quattro persone raccontando menzogne. Tuttavia mi ha spinto a chiedermi: ma quanti sanno veramente che significa democrazia? 
Sì, perchè a leggere certi commenti, si ha l'impressione che per molti la democrazia sia semplicemente andare ogni tot mesi a votare. In realtà il discorso è più complesso. La democrazia è un concetto che ne comprende molti altri. Significa per esempio non solo scegliere chi votare, ma anche sapere il curriculum di quella persona che si sta votando (ovviamente quando è possibile scegliere una persona; a livello nazionale è impossibile). Non significa votare una bandiera o una idea, ma votare una persona. Perchè non è la bandiera che un domani voterà questa o quella legge, ma è la persona. 
Ma non basta. Democrazia è anche capire quando si viene informati male e "reagire" escludendo il disinformatore. Cioè se io vedo che il giornale tal dei tali o il TG talaltro o il sito Piripacchio raccontano balle, io eviterò di seguirli e mi dirigerò verso altri siti, altri giornali e altri TG. Democrazia è distinguere anche le parole interessate dell'industriale o del responsabile di questa o quella associazione da quelle disinteressate. E così via. 
Allora mi si dirà: ma dobbiamo fare tutta questa fatica? Sì. La democrazia non è un qualcosa che c'è per opera e virtù dello spirito santo. E' qualcosa che ciascuno di noi deve faticare per avere e per conservare. La democrazia dipende dalle scelte che facciamo. E quelle scelte sono il nostro dovere di cittadini. Ma per l'italiano medio questo è un discorso che non esiste e non si regge. L'italiano medio sta seduto in poltrona, passivamente, bevendosi qualsiasi cretinata venga raccontata dalla Tv. Oppure al contrario, ragiona all'opposto in maniera fanatica: tutto quello che dice la Tv e i giornali è falso, quindi c'è un complotto. E allora ecco che su Internet hanno ampio spazio coloro che propongono i complotti: dai signoraggisti, che scaricano ogni colpa sulla Bce, rea di fare l'usuraia sulle banconote che utilizziamo, fino ai sostenitori della teoria del "Nuovo Ordine Mondiale", secondo cui - a seconda delle diverse versioni - c'è una elite che vuole sterminare la popolazione mondiale alterando il clima e distruggeno di raccolti; oppure vogliono controllare la gente, mediante l'inserimento di microchip sottocutanei; e così via. Si tratta in entrambi i casi di modi di fare sbagliati, ma sono anche i più comodi: si prende una teoria fatta da altri e la si assorbe passivamente. Ma questa non è democrazia, ovviamente. Manca quasi completamente la parte attiva: cercare le informazioni, valutarle, soppesarle e dopo decidere cosa fare. Una parte attiva che dovrebbe essere normalissima e che invece manca completamente tra gli italiani (e non sono 100 mila o 500 mila persona che lo fanno - ammesso che ci siano - che cambiano la realtà che tutti gli altri non lo fanno).
C'è poi un altro dato, sempre riferito agli italiani. E' inutile negare che i nostri politici possono fregiarsi del titolo come peggiori d'Europa, forse alla pari con quelli greci. Ma perchè? Semplice, perchè anche gli italiani sono così. Noi eleggiamo politici delinquenti, ma solo perchè quasi tutti gli italiani sono altrettanto delinquenti, non appena ne hanno l'occasione. E' chiaro che il signor Mario Rossi ha in genere scarse opportunità per delinquere. Ma la telefonatina al vigile amico per farsi strappare la multa ricevuta, oppure la visitina all'amico che sta all'Ufficio Tecnico del Comune, per ottenere l'ampliamento del balcone, chi è che vi rinuncia avendone la possibilità? Pochi giorni fa, alla trasmissione Coffee Break, su La7, fecero vedere dei filmati in cui personaggi della redazione fingevano di "dimenticare" oggetti per la strada (per esempio c'era il giornalista Ivo Mei che si sciacqua la faccia ad una fontana, dopo essersi tolto occhiali ed orologio e se ne va prendendo solo gli occhiali). Ebbene, in tutti i casi si vedeva qualcuno che - chi con discrezione, chi apertamente - se ne impossessava. Parliamo di oggetti di uso comune: un telefono cellulare o un orologio, per esempio. Ma lo facevano. Per non parlare poi di quello che è il tipo di furto più diffuso in Italia, l'evasione fiscale. Da chi evade il canone Rai a chi non paga in tutto o in parte le tasse (e qui mi riferisco a negozianti, imprenditori, industriali, ecc.), ogni anno vengono rubati ai cittadini che pagano onestamente le tasse quasi 200 miliardi, il 10% del nostro debito pubblico. 
Insomma, non siamo solo un popolo di poeti, santi e navigatori, ma anche di delinquenti, appena ne abbiamo l'occasione.  E quindi c'è tanto da stupirsi se i politici che vengono eletti siano altrettanto delinquenti? In fondo ci rappresentano. Nel bene come nel male. 

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di Antonio Rispoli
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