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La destra avanza anche in Svezia. Ma da cosa dipende?


La destra avanza anche in Svezia. Ma da cosa dipende?
11/09/2018, 15:58

Domenica ci sono state le elezioni in Svezia, elezioni che hanno visto l'avanzata dell'estrema destra xenofoba, razzista e anti-europeista. Il partito Sveridge Demokraterna ha raggiunto il 18%, dato che gli consentirà di contare nel panorama politico nazionale ma non di governare. SD non ha alleati stabili tra gli altri partiti e quindi difficilmente potrà creare un governo. Ma la coalizione di governo, oltre a non raggiungere neanche il 40% dei consensi, soffre anche di scarsa tenuta, per cui la formazione del nuovo governo è un rebus. 

Ma la maggior parte degli analisti si sono soffermati sul successo del SD. Come mai un partito razzista e xenofobo riesce ad ottenere un indubbio successo anche in un Paese dove la tolleranza è massima, dove il livello di vita è eccellente e dove il welfare è superbo e non lascia indietro nessuno? Mi è capitato di leggere diversi articoli (ovviamente sui giornali italiani) dove si sparavano le ipotesi più fantasiose, senza badare a ciò che è ovvio. Si è detto che è colpa dell'Unione Europea, che è colpa dell'euro, che è colpa della Bce, che è colpa della sinistra che è debole in tutta Europa e così via. Quante baggianate!!!

Innanzitutto bisogna capire che il fascismo e il nazismo prosperano nei periodi di crisi economica. Molti non lo sanno, perchè la storia è argomento sconosciuto e l'economia è roba ignota, ma la crisi economica del 1929 venne preceduta da un'altra crisi economica nel 1920-1921. Le due crisi economiche dettero man forte a tutti i partiti di destra e di estrema destra che guadagnarono consensi in tutta Europa. Noi conosciamo il partito nazista tedesco, ma c'era anche un partito nazista austriaco, un partito nazista olandese, uno belga (anzi, ce n'erano due: uno nazista-vallone e uno nazista-fiammingo), persino uno inglese. E molti governi europei negli anni '30 in Europa erano di destra. Lo stesso partito nazista tedesco ebbe uno sviluppo notevole fino al 1923, poi - complice anche l'arresto di Adolf Hitler e la sua volontà di apparire indispensabile nel partito - ebbe un periodo di decadimento, per poi riprendere forza solo con l'arrivo delle conseguenze della crisi del 1929. 

Qualcuno potrebbe obiettare che questo non è il caso della Svezia, dato che è un Paese ricco. E che ha risentito pochissimo della crisi economica del 2008, scatenata dal fallimento della Lehmann Brothers. Ma sarebbe una obiezione sbagliata e fuori luogo. Perchè non bisogna considerare in questo caso i dati oggettivi, bensì la percezione che la gente ha dei dati stessi. E poichè anche in Svezia, come in tutti i Paesi europei, c'è una forte campagna razzista con le solite bufale ("I migranti ci tolgono il lavoro"; "i migranti ci costringono a spendere soldi che andrebbero spesi per gli svedesi"; "I migranti rubano e violentano, bisogna cacciarli via dal Paese"; ecc.), ecco che la gente si sente insicura, economicamente e socialmente. E quando la gente è insicura, si butta sempre nelle braccia del fascismo o del nazismo dato che entrambi, con i loro slogan di rapida comprensione, sono sempre più accattivanti di chi invece parla per ragionamenti. 

Del resto è la stessa cosa che è successa in tutta Europa negli ultimi 20 anni. La paura dopo l'11 settembre del 2001 e poi la crisi del 2008 hanno spostato l'asse politico a destra, favorendo personaggi come Sarkozy, come Berlusconi, come Angela Merkel, come Heider, e così via. In Svezia le cose sono andate più a rilento perchè c'è voluto più tempo per far scattare la paura nella mente dei cittadini; ma sono arrivati anche loro in quella situazione. 

Naturalmente, non mi si chieda una soluzione. Quando la gente vota con i sentimenti e non col cervello, può votare qualsiasi cosa. Quando si vota per paura o per odio, non c'è alcuna valutazione sugli individui e quindi si può eleggere chiunque. E noi in Italia l'abbiamo dimostrato: abbiamo eletto il peggio che c'era a disposizione. Solo perchè la gente ha votato contro Renzi, contro Grillo o contro Salvini e così via. 

Quello che invece succederà è facilmente immaginabile. Perchè i partiti di destra hanno una caratteristica: mediamente, sono formati da persone meno capaci, soprattutto in campo economico. E quindi un governo che abbia al suo interno un partito di estrema destra è condannato a danneggiare l'economia del Paese. Noi in Italia l'abbiamo ben visto: abbiamo avuto tre governi di centrosinistra (Prodi, D'Alema e Amato) che hanno fatto crescere l'Italia; poi due governi Berlusconi che ci hanno garantito la recessione. Poi un governo Prodi, che ha risistemato le cose, seguito da un governo Berlusconi e un governo Monti che hanno schiantato l'economia italiana. E infine abbiamo avuto due governi (Renzi e Gentiloni; il governo letta non lo conto perchè troppo evanescente) che anche se erano sostenuti dal centrosinistra hanno adottato politiche di destra e hanno fatto più danni che altro all'economia italiana. Ed ora l'ennesimo governo di destra che in soli tre mesi ha già creato un danno di almeno 5-6 miliardi. Per la serie: quando il buongiorno si vede dal mattino...

Sta ai politici svedesi vedere cosa fare. Devono creare una coalizione che possa tenerli sulla stessa strada mantenuta finora. Perchè in realtà è la strada migliore. La combinazione tra un welfare elevato, salari elevati e tassazione concentrata sui grandi patrimoni è il mix che ogni Paese dovrebbe realizzare. Perchè chi lo realizza, va alla grande. Germania, Danimarca e Norvegia confermano. Invece la destra punta su una tassazione concentrata sui redditi più bassi, salari bassi e welfare inesistente. Soluzione che è la più amata da chi è ricco, ma che danneggia il Paese. Perchè, a dispetto di quello che crede la gente e di quello che raccontano gli economisti, non sono i ricchi a far crescere l'economia di un Paese, ma un benessere diffuso grazie a salari elevati. Perchè avere salari elevati significa avere una domanda interna elevata. E questo garantisce una crescita continua del Pil e una difesa dalle crisi economiche. E' per questo che in Germania e nei Paesi scandinavi, al di là delle percezioni dei cittadini, la crisi del 2008 è durata meno di un anno. Mentre nel resto d'Europa ha imperversato in lungo e in largo per più anni. 

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di Antonio Rispoli
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