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La falsa scissione del Pdl, un trucco per le elezioni


La falsa scissione del Pdl, un trucco per le elezioni
18/11/2013, 13:48

E così sabato abbiamo assistito alla scissione del Pdl: da una parte Silvio Berlusconi che ritorna a Forza Italia, e dall'altra Angelino Alfano con il suo "Nuovo Centro Destra". 
Cosa è successo? Quali incomprensioni di principio hanno provocato la scissione? A giudicare dalle dichiarazioni rese dagli esponenti delle due nuove formazioni, nessuna. Infatti entrambi hanno detto le stesse cose: il Pd è fonte di tutti i mali (anche se Berlusconi ha parlato di comunismo, che ormai esiste solo nella sua testa), loro sono l'unica cosa che separa i cittadini italiani dalla catastrofe e così via. L'unica differenza è che Alfano ha detto che avrebbe sostenuto il governo Letta mentre Berlusconi ha fatto capire che non farà lo stesso. Per il resto non ci sono altre differenze tra i due partiti. 
In realtà c'è un'altra differenza: le persone che fanno parte di Ncd sono quelle con più esperienza politica. Alfano, Cicchitto, Formigoni - solo per fare qualche nome - sono persone che sono in politica da parecchio. Mentre con Berlusconi sono rimasti i più servili: Gelmini, Carfagna, Bondi... tutte persone che hanno un futuro solo con Berlusconi, dato che le loro capacità politiche sono inesistenti. 
E' chiaro che però questa è stata una differenza solo apparente. La sostanza resta che sono due partiti che agiscono insieme. Insomma, è una falsa scissione. E il motivo è scoperto ed evidente, lo si è capito ascoltando le dichiarazioni di Berlusconi sabato al Congresso Nazionale. Adesso che non ha più obblighi di governo, Berlusconi potrà passare all'opposizione e sparare a palle incatenate sul governo, soprattutto su due argomenti.
Il primo è ovvio, è la giustizia. Berlusconi ha numerosi processi in ballo ed altri rischiano di venirne in futuro. Inoltre, la sentenza per la vicenda Mediaset dovrà far scattare (se il Pd non decide di salvare Berlusconi per l'ennesima volta) la decadenza dal ruolo di senatore del Cavaliere e l'ineleggibilità prevista dalla legge Severino fino al 31 luglio 2019. E prima di allora, sarà difficile trovare le scuse per bloccare la sentenza del processo Ruby (7 anni in primo grado), che rischia di sancire la sua interdizione perpetua dai pubblici uffici. E stare in Parlamento è essenziale per Berlusconi, per ridurre la capacità delle Procure di raccogliere prove contro di lui. Un solo esempio: la Procura di Milano indaga su Berlusconi per le testimonianze - ritenute false - dei testimoni dei due processi Ruby (quello che vedeva lui come imputato e quello che vedeva imputati Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti) e sulla possibilità che sia stato lui a corrompere i testimoni o quanto meno a dirgli di testimoniare il falso. Per questo reato, è importante poter esaminare i movimenti bancari o i tabulati telefonici dei sospetti. Ma questi controlli non si possono fare su un parlamentare, senza l'approvazione della Camera di appartenenza. Ma si possono fare tranquillamente sul cittadino Silvio Berlusconi. 
Inoltre, stare in Parlamento consente a Berlusconi di controllare la Rai, come fa dal 1994. E quindi gli consente di fare in modo che la Rai spenda ingenti somme per programmi di bassissimo share, mentre i programmi migliori vanno sulle reti Mediaset. Col risultato che Mediaset incassa più soldi dagli spot. Senza questo controllo, coimincerà a perdere soldi in quantità massiccia, dato che le sue qualità come imprenditore sono pari a zero, quando non sta in un settore protetto da leggi fatte da lui (come nel caso della Tv in Italia). Anche qui, un solo esempio per dimostrarlo: Berlusconi comprò la società Endemol (quella che ha creato decine di format, dal Grande Fratello a Ballando sotto le stelle, all'Isola dei Famosi) per 2700 milioni di dollari. Dopo 5 anni in cui l'ha gestita, di fatto, l'ha rivenduta per 66 milioni di dollari, strapiena di debiti. E questo dopo il fallimento di ogni altra attività su cui ha messo le mani, dalla Standa alla Edilnord, sopravvissuta negli anni '70 solo grazie ai soldi che un "benefattore misterioso" regalò a Berlusconi: 150 miliardi di lire nominali tra il 1976 e il 1985, una quantità di denaro sufficiente in quegli anni per comprarsi la Fiat, probabilmente. 
Come intenda salvarsi, l'ha detto lo stesso Berlusconi: aspetta dagli Stati uNiti dei documenti relativi al suo socio occulto (secondo la sentenza di condanna) Frank Agrama per chiedere la revisione del processo. SI tratta di documenti che supportano la sentenza di un TRibunale svizzero del 2010, che stabilisce che Frank Agrama agisce abitualmente come intermediario tra l'Europa e le case cinematografiche americane, circostanza sconfessata nel processo italiano. Peccato che questo non basterà per una revisione: per farlo c'è bisogno di produrre documenti che non erano conosciuti durante il processo. Una sentenza del 2010 a carico di un coimputato non rientra in questa categoria. Ma ci sarà bisogno di un governo amico e di un Ministro per la Giustizia molto amico: non per niente si parla di mettere al Ministero Michele Vietti - autore della legge sul legittimo impedimento poi cassata dalla Corte Costituzionale - al posto della Cancellieri. 
Il secondo argomento su cui punterà Berlusconi sarà l'euro e l'Europa. Già lo si è visto sabato: parecchi minuti dell'intervento del Cavaliere sono stati dedicati a "spiegare" alla platea che lo spread ad oltre 500 punti ci era salito perchè lui aveva detto di no alla Merkel e a Sarkozy, i quali lo hanno punito - e con lui l'Italia - con un complotto atto ad alzare lo spread. E non è una novità: da sempre lui addebita all'euro ogni colpa della crisi che attanaglia l'Italia. Una tattica semplice ed efficace, con cui raggiunge due scopi. Il primo è quello di colpire un nervo scoperto degli italiani. Sono molti coloro che, convinti da una propaganda che Berlusconi porta avanti dal 1996, credono che il problema sia l'euro. Quante volte abbiamo sentito Berlusconi e i suoi dire che il cambio lira-euro doveva avvenire a 1500 lire? Significa ignorare che il cambio non venne scelto secondo le preferenze di ognuno, ma si disse: "Il valore di cambio è quello relativo all'Ecu alla data X" (mi sembra che fosse il 28 settembre del 1998, ma non sono sicuro). L'Ecu era una valuta di conto, il cui valore era una media ponderata dei valori delle principali monete europee. E che poi, in sostanza, è diventata una moneta reale col nome di euro. Oppure che senza l'euro potremmo svalutare la moneta ed essere competitivi all'estero? Certo, nessuno dice che senza l'euro, noi avremmo dei tassi di interesse sui titoli di Stato intorno al 10-15% e pagheremmo almeno 100 miliardi all'anno in più di interessi. Dopotutto, perchè dire la verità? La gente non crede alla verità, ma solo alle menzogne. 
Ma soprattutto, dare la colpa all'euro automaticamente cancella le responsabilità del governo Berlusconi. Dopo tutto, perchè ricordare che il governo Berlusconi ha messo nuove tasse e fatto tagli per qualcosa come 200 miliardi di euro, tra il 2008 e il 2011 (comprendendo anche tagli e tasse relativi agli anni successivi)? Perchè ricordare che il Pdl ha votato compattamente ogni nuovo provvedimento di nuove tasse fatto dal governo Monti, per oltre 100 miliardi? E soprattutto, perchè ricordare lo sfascio dei conti pubblici creato dal governo Berlusconi? E queste non sono opinioni, ma fatti: il deficit al 31 dicembre 2000 (ultima finanziaria del governo Amato) era di circa 40 miliardi; al 31 dicembre 2005 (ultima finanziaria del governo Tremonti) era di circa 60 miliardi. E senza nessun inervento sui conti pubblici, le previsioni dicevano che a fine 2006 il deficit avrebbe raggiunto gli 85-90 miliardi circa. Stessa cosa nel 2008: al 31 marzo 2008 il deficit era di circa 20 miliardi, grazie al governo Prodi e al centrosinistra. Ma già il governo Tremonti, nella Finanziaria 2008, stabiliva per quello stesso anno un aumento di deficit fino ad arrivare a 50 miliardi di euro (nonostante ci fossero circa 15-20 miliardi di maggiori entrate), mentre nel 2009 il deficit è arrivato ad 80 miliardi. Poi sono cominciate le tasse, e in questa maniera (ripeto, 200 miliardi teorici) il deficit si è ridotto solo di 20 miliadi. Insomma, un disastro dietro l'altro. Lo stesso se guardiamo al debito pubblico: al 31 dicembre 2000 il debito pubblico era di circa 1500 miliardi; a novembre 2011, quando Berlusconi si è dimesso, era ad un passo dai 2000 miliardi. Questo vuol dire che un quarto del debito pubblico è stato provocato dalla scellerata politica economica di Berlusconi. Ma perchè ricordarlo? Come ho detto prima, perchè dire la verità agli italiani? E così ecco che l'euro fornisce un ottimo e comodo schermo dietro cui nascondersi. 
E così ecco svelato il vero motivo di questa falsa scissione. E' un trucco contabile, due metà che adesso fanno finta di essere separate, ma che in realtà si preparano a schiacciare in una morsa Letta e il suo governo. E successivamente gli italiani. 

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di Antonio Rispoli
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