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"La Francia può sforare il 3%, l'Italia no. Perchè?" Per molti motivi


'La Francia può sforare il 3%, l'Italia no. Perchè?' Per molti motivi
12/12/2018, 15:54

Sinceramente me l'aspettavo da un paio di giorni, da quando il governo francese ha annunciato che avrebbe accolto in parte le richieste dei cosiddetti "gilet gialli", cioè di coloro che in Francia stanno protestando contro la manovra del governo. L'accoglimento di quelle richieste comportava un maggior deficit (poi è stato quantificato in 10 miliardi di euro); e poichè il governo già aveva fatto una manovra che portava il deficit al 2,9%, era chiaro che avrebbe sfondato la fatidica soglia del 3%. E infatti i calcoli danno un deficit intorno al 3,4%. 

Immediatamente sui giornali è trapelata l'intenzione del governo italiano di andare a Bruxelles a dire: "Beh, visto che la Francia sfora il 3% del Pil con il deficit, anche noi vogliamo fare tutto il deficit che vogliamo. E voi se non sanzionate la Francia, non potete sanzionare neanche noi italiani". Oggi il commissario Ue agli Affari Economici, Pierre Moscovici, in una intervista ha aperto alla possibilità che la Francia possa arrivare al 3,4% di deficit senza nessuna sanzione; ma questa possibilità non c'è per l'Italia. E già mi è capitato di sentire alcuni giornalisti e politici legati al governo cominciare a protestare e a dire: "Ecco, la Francia gode di trattamenti di favore. Ecco, la Unione Europea ce l'ha con l'Italia perchè il governo italiano agisce a favore del popolo e non delle elite", e via di questo passo. Ma in realtà non è così semplice. 

Vedete, qui non siamo in una classe scolastica, dove tutti gli studenti partono tutti dallo stesso livello e che uno può dire: "Ma io ho risposto a più domande di lui, perchè ho un voto inferiore?". In Europa ogni Stato parte dalla sua posizione. E quindi una cosa è possibile per un Paese e non per un altro. In particolare, il primo problema è il debito pubblico. In Italia è il 130% del Pil, in Francia il 98%. Quindi la Francia ha ancora un po' di margine, prima di trovarsi nei guai. Noi invece già siamo fuori ogni scala e non possiamo aumentare il debito pubblico all'infinito. Quindi il nostro 2,4% di deficit non è la stessa cosa del 3,4% francese, perchè i francesi possono aumentare il debito pubblico di un terzo (che è tanto, sono oltre 700 miliardi) prima di raggiungerci. E ce ne vorranno di anni con deficit al 3% per raggiungere il 133%. 

La seconda cosa è il modo di fare. La Francia ha discusso e trattato ogni sforamento con l'Europa. Non questa volta (almeno non ancora), ma in passato l'ha sempre fatto. L'Italia invece ha sempre violato ogni accordo e trattativa. Tra il 2001 e il 2006 il governo Berlusconi portò il deficit dal 2,7% ad oltre il 4% (e le previsioni davano a fine anno un deficit del 6,4%; per fortuna intervenne il governo Prodi); tra il 2008 e il 2011 sempre il governo Berlusconi portò il deficit oltre il 5% e solo negli ultimi sei mesi di governo fece una serie di manovre economiche che ridussero il deficit. Ma anche il governo Monti, il governo Letta, il governo Renzi e il governo Gentiloni hanno continuato a rimandare il pareggio di bilancio. Monti aveva promesso che si sarebbe raggiunto l'obiettivo nel 2014, ma poi il suo governo e gli altri hanno rimandato e l'ultimo accordo era per il 2020 (che comunque non sarebbe stato raggiunto, visto che i governi di centrosinistra avevano ridotto il deficit in maniera insufficiente). Sia ben chiaro: ogni rinvio è stato concordato con l'Unione Europea perchè l'Italia aveva diritto ad usare la flessibilità; ma il fatto che fosse un diritto usarla non vuol dire che sia stata una cosa intelligente e saggia. 

Ovviamente queste cose rimangono. La Francia invece non ha fatto nulla del genere. Quando ha sforato è stato per motivi oggettivi. E tra uno sforamento e l'altro ha ridotto il deficit come richiesto dalle regole del trattato di Maastricht. Quindi, se il governo francese decide di sforare il 3% del rapporto deficit/Pil, non dico che in Europa gli fanno gli applausi; ma se non altro non lo bastonano. Cosa che invece fanno contro l'Italia che si è sempre dimostrata inaffidabile. Del resto, questo è un comportamento assolutamente umano: avanti, chi di noi darebbe fiducia ad una persona inaffidabile? E con gli Stati è la stessa cosa. Se l'Italia si dimostra inaffidabile e la Francia si dimostra affidabile, è normale che si chiuda un occhio nel secondo caso e li si aprano tutti e due nel primo caso. 

Ma non è finita qui, perchè c'è poi il problema del Pil. Negli ultimi 15 anni la Francia è cresciuta ogni anno più dell'Italia. E quando ha avuto una crescita negativa, è stata meno negativa di quella italiana. Quindi se c'è da scommettere su una crescita futura, è chiaro che si punta sulla Francia, non sull'Italia. Perchè ovviamente una maggiore crescita significa maggiori entrate fiscali senza aumentare le tasse (cosa che consente di ridurre il deficit e di investire di più), e significa un minor rapporto col debito pubblico e col deficit. Ed anche questo è un elemento che viene valutato. Per questo ho detto che non è una scolaresca: non conta come rispondi alle domande, conta anche quello che hai fatto prima e quello che ci si aspetta che farai in futuro. 

Facciamo un esempio abbastanza estremo. Immaginiamo che l'anno prossimo la Germania vari un programma di investimenti pubblici di 600 miliardi di euro. E' una cifra enorme, il deficit della Germania arriverebbe al 20% in uno schiocco di dita. Ma la Germania arriverebbe ad un rapporto debito pubblico/Pil solo dell'85% circa. Chiaramente il piano dovrebbe essere limitato ad un anno o al massimo due; ma la Germania ha un debito pubblico abbastanza basso da poterselo permettere. Se invece lo facessimo noi, il debito pubblico supererebbe il 150%, il tasso di interesse sui titoli di Stato volerebbe alle stelle e il bilancio pubblico andrebbe in tilt. Ecco perchè all'Italia non è permesso e alla Germania sì. O, nell'esempio reale, alla Francia sì. 

Molti puntano poi il dito anche sull'utilizzo di questo deficit. Cioè l'Italia lo userebbe per il reddito di cittadinanza e per "quota 100", cioè la possibilità di mandare in pensione chi ha almeno 38 anni di contributi (anche se con una penalizzazione economica) anche se non ha i 67 anni di età. Su questo io ho posizioni diverse da quelle che vengono espresse dall'Unione Europea e da giornalisti ed economisti. La critica principale è che si tratta di assistenzialismo che non produce aumento del Pil, mentre invece quei soldi dovrebbero essere dati agli imprenditori perchè li investano. Come se finora tutti i contributi dati agli imprenditori con questa motivazione non fossero finiti tutti nei conti alle Cayman o in altri paradisi fiscali oppure non siano stati usati per aumentare l'evasione fiscale. 

In realtà, la legge Fornero non va eliminata in prospettiva di maggiore crescota, ma semplicemente per equità. Perchè la legge Fornero la possiamo definire una legge d'odio. E' una legge scritta dal governo Monti (che io chiamo "governo dei baroni", date le similitudini col "governo dei baroni" della Repubblica di Weimar) per sfogare il loro odio verso la gente povera. Semplicemente volevano rastrellare soldi. E non potevano mettere una tassa sui loro amici miliardari, c'era il rischio che non liinvitassero più alle cene eleganti o al Rotary Club. Quindi hanno preferito prendersela con la parte più povera del Paese, con gli impiegati e gli operai. Perchè con la legge Fornero attualmente si va in pensione a 67 anni e 8 mesi. E sapete qual è la vita media degli operai? 67 anni e 4 mesi. Quindi con questa legge, statisticamente, gli operai versano i loro contributi per una vita e poi non ricevono neanche un euro di pensione. Diverso il discorso per i professori universitari come Monti e la Fortnero. La loro aspettativa di vita supera gli 80 anni, e quindi, o0ltre ad avere altissimi stipendi al lavoro e remuneratissime consulende azidenali, hanno anche una pensione coi fiocchi. Per la serie: comodo fare i froci col culo degli altri...

In quanto al reddito di cittadinanza, qui il discorso è più complesso. Innanzitutto non può essere una legge fatta a deficit: bisogna trovare coperture robuste e solide. E poi bisogna coprire l'intera spesa che è veramente enorme: oltre 100 miliardi l'anno. Naturalmente non parlo della buffonata che il Movimento 5 Stelle sta mettendo nella manovra di bilancio, che sarà solo l'ennesima presa per i fondelli. Parlo del reddito di cittadinanza vero: un reddito che vada ad aiutare economicamente chi ha problemi perchè disoccupato o sottoccupato. E quindi i 780 euro al mese (o una cifra equivalente) vanno a tutti coloro che ne hanno bisogno. Parliamo di 3 milioni circa di disoccupati, più o meno della stessa cifra di NEET (cioè coloro che non lavorano e non cercano lavoro perchè scoraggiati), di coloro che poi si licenzieranno perchè adesso guadagnano meno di 780 euro al mese lavorando, di coloro che avranno diritto ad una integrazione a 780 euro al mese del loro reddito. Si tratta di una percentuale enorme della popolazione italiana, oltre 10 milioni di persone. 

Seconda cosa, è una legge che deve essere preceduta da altre leggi. Perchè introdurre il reddito di cittadinanza oggi significa che milioni di persone faranno finta di licenziarsi per continuare a lavorare in nero ma prendendo anche il reddito di cittadinanza. Quindi, prima di introdurre quella legge, c'è bisogno di una legge che punisca col carcere (ma il carcere vero, quello dietro le sbarre, non i servizi sociali o gli arresti domiciliari) e con una pesantissima multa gli evasori fiscali. C'è bisogno di una legge che punisca anche l'individuo che incassa indebitamente il reddito di cittadinanza con una pesante sanzione economica, tipo la perdita del diritto a ricevere soldi dallo Stato (il che implicherebbe anche la perdita del diritto a ricevere la pensione). C'è bisogno che lo Stato assuma decine di migliaia di ispettori del lavoro e di finanzieri, per controllare chi viola queste leggi. E così via. Insomma, c'è bisogno di creare una eticità di comportamento nel mondo del lavoro che oggi non esiste e che non esisterà mai, come invece esiste in altri Paesi. E quindi c'è bisogno di imporla con la forza delle leggi. 

Una volta fatto tutto questo, si può inserire il reddito di cittadinanza. Che però deve essere coperto da entrate valide. E le entrate sono nelle leggi che ho elencato prima: con la sicurezza di finire in galera e di pagare una multa stratosferica, chi proverebbe ad evadere il fisco? Facciamo un esempio concreto. Supponiamo che qualcuno voglia imitare Silvio Berlusconi ed evadere 376 milioni di euro (è la sentenza Mediatrade, per cui Berlusconi è stato in parte prescritto e in parte condannato a 4 anni di reclusione). Davanti alla certezza di farsi una quindicina di anni di carcere e di pagare una multa minima di 7 miliardi e mezzo (20 volte la somma evasa) penso che molti imprenditori esiterebbero. Perchè significherebbe non solo rinunciare al loro lusso, ma persino al controllo della loro azienda, oltre a stare in carcere che non è certo il posto più comodo del mondo. E quindi certi comportamenti illegali sarebbero ridotti. Non mi illudo, non ci troveremmo ad evasione zero. Ma scendere al livello dell'evasione che c'è in Germania o negli Usa (circa l'8% del Pil) anzichè 4 volte tanto sarebbe già un bel risultato: sono oltre 200 miliardi di euro di nuove entrate l'anno senza aumentare le tasse di un centesimo. 

E aumenterebbe il Pil? Aumenterebbe l'occupazione? La risposta è sì. Per capirlo, basta seguire un semplice ragionamento. Diciamo che io oggi sono disoccupato. Come vivo? Magari chiedendo un po' di soldi ad amici e parenti, oppure sfruttando qualche cosa che posso aver messo da parte in precedenza. In ogni caso, si tratta di un vivere al di sotto dei limiti di sussistenza: mi troverei probabilmente a risparmiare anche sul mangiare. Cosa succede se ho i 780 euro al mese? A quel punto userei quei soldi per vivere, non andrei a chiedere soldi a nessuno (cosa che permetterà anche a queste persone di avere più soldi da spendere). E li userei per le cose essenziali: mangiare, pagare le bollette, magari comprare jeans e T-shirt. Poichè non sono solo io a farlo, ma milioni di persone, questi soldi finiscono nelle entrate dei negozi. I quali negozi a loro volta devono chiedere ai loro grossisti di mandargli più prodotti, per fronteggiare le maggiori vendite. E i grossisti a loro volta dovranno rivolgersi agli importatori o alle aziende per avere più prodotti. Le aziende, per non restare indietro, dovranno aumentare la produzione. 

In questa catena, ad un certo punto, qualcuno avrà bisogno di più personale, per questire il maggior volume di affari. Viste le sanzioni previste per chi viola le regole, pochi assumeranno in nero. E quindi ci sarà un certo numero di persone che passerà dai 780 euro al mese a 1000, 1100 euro al mese. Maggiore disponibilità economica significa anche che più soldi vengono spesi e il giro di affari dei negozi aumenta. E quindi aumenta il giro di affari dei grossisti e delle aziende. E' un circolo virtuoso che aumenta il Pil, aumenta l'occupazione e aumenta i consumi interni. E' chiaro che non è immediato, ci vorranno degli anni perchè questo circolo virtuoso si crei. Ma questa è una crescita economica solida e duratura. Poi è chiaro che se le aziende cominciassero ad investire nei propri prodotti... Oggi per esempio c'è la notizia che la Mercedes investirà 23 miliardi di euro in 10 anni per l'acquisto e la fabbricazione di batterie per auto. Nella somma sono previsti anche i costi di ricerca di nuove batterie. Quante sono le aziende italiane che hanno in programma investimenti simili? Non so se sommandole tutte insieme si arrivi a 23 miliardi di euro...

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di Antonio Rispoli
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