Editoriali / L'opinione

Commenta Stampa

La Gran Bretagna ha bisogno di un accordo per uscire dalla Ue?


La Gran Bretagna ha bisogno di un accordo per uscire dalla Ue?
13/11/2017, 15:44

Sin dal momento successivo a quello del referendum sulla Brexit, tra i favorevoli ci sono state due "fazioni": una che punta a trovare un accordo per un divorzio consensuale dalla Ue; l'altra che invece sostiene la necessità di una "hard Brexit", cioè di una uscita immediata senza alcun accordo. Se prevalesse quest'ultima tesi, quali sarebbero le conseguenze nei rapporti tra la Gran Bretagna e l'Unione Europea?

Partiamo dal presupposto che non ci sia alcun accordo su nulla. Ci sono quattro punti da esaminare. Il primo riguarda lo status giuridico dei cittadini europei che vivono in Gb. E qui la Ue non potrà fare nulla, salvo al massimo adottare un regime di reciprocità (cioè adottare nei confronti dei cittadini inglesi lo stesso trattamento che la Gb adotterà nei confronti dei cittadini europei). magari potrà esercitare pressioni diplomatiche oppure economiche per ottenere un trattamento positivo, ma nulla di più. Non c'è qualcosa che si possa fare dal punto di vista legale. Il secondo punto è quello dei confini tra Irlanda del Nord ed Eire. Sono gli unici confini terrestri che ci sono tra Ue e Gb. E qui, la cosa più automatica che può accadere è la ricostituzione dei confini terrestri come c'erano prima. Senza accordi diversi, questo è quello che accadrà. 

Poi c'è la questione di quello che la Gran Bretagna deve pagare all'Unione Europea. Una cifra che secondo le stime varia da 60 a 100 miliardi di euro. Certo, la Gran Bretagna potrebbe semplicemente rifiutarsi di pagare. Ma l'Unione Europea potrebbe reagire, per esempio sequestrando tutti i beni e i conti esistenti sul continente. Per esempio, potrebbero sequestrare tutti gli aerei delle compagnie aeree inglesi che atterrino in Europa. Cosa che comporterebbe di fatto l'interruzione dei voli tra la Gran Bretagna e l'Europa. Con tutti i danni economici che ne conseguono. Così come potrebbe essere varata una legislazione che blocchi o comunque ostacoli i grossi trasferimenti di denaro e di azioni da e per l'Inghilterra, sottraendole quel ruolo di centro finanziario dell'Europa che finora Londra ha avuto. Tutte cose che arrecherebbero più danni alla Gran Bretagna che non il pagare la cifra richiesta. 

Infine la questione principale: i trattati commerciali. Questi sono il nucleo dei rapporti tra due Paesi (o tra un Paese e un gruppo di Paesi come la Ue). Attualmente, la Gran Bretagna è nella Unione Europea e quindi gode della libera circolazione delle merci nei Paesi europei. Niente dazi, niente limitazioni, niente. Ma questo è il frutto di un accordo. Senza accordi, si applicherebbero le regole WTO. CHe si possono riassumere così: ogni Paese mette i dazi che vuole. E poichè il grosso delle esportazioni della Gran Bretagna sono i servizi finanziari, le auto e i prodotti agricoli, è chiaro che nessuno dei tre è insostituibile. Berlino può diventare la nuova capitale finanziaria, escludendo completamente Londra. Le auto e i prodotti agricoli inglesi non sono insostituibili e quindi è facile immaginare che verrebbero messi dazi alti. Cosa che creerebbe due generi di problemi, entrambi di tipo economico. Infatti la May pare - secondo indiscrezioni mai smentite - che abbia promesso alla Toyota e ad altre aziende del settore di risarcire loro tutti i dazi che dovessero trovarsi a pagare. E questo significa un notevole esborso da parte dello Stato. Inoltre, sempre lo Stato dovrebbe versare agli agricoltori i miliardi che attualmente loro ricevono dalla Ue; lo farà? E verserà anche a loro il risarcimento per i dazi che l'Europa a quel punto imporrebbe? I conti della Gran Bretagna attualmente sono solidi, ma lo sarebbero ancora con tutte queste spese extra? 

I sovranisti (cioè coloro che sostengono le false teorie della sovranità monetaria) direbbero: "E qual è il problema? La Bank of Englad è una banca centrale sovrana, quindi stamperà tutto il denaro che serve". Ma in realtà, il problema c'è. E la Gran Bretagna ne è la dimostrazione. Quando dopo il referendum sulla Brexit cominciò a dare i primi problemi, la Bank of England lanciò un Quantitative Easing, cioè una serie di acquisti di titoli di Stato e bond di società private con un rating elevato. Si tratta di 105 miliardi di sterline in tre anni. Una quantità di denaro relativamente bassa, eppure sufficiente a far svalutare la sterlina del 15% rispetto all'euro in poche settimane. E parliamo del solo annuncio. Qui parliamo di un esborso di decine di miliardi l'anno per un tempo potenzialmente infinito. Già il solo annuncio, sarebbe sufficiente per svalutare la sterlina almeno del 20%. 

Quindi alla Gran Bretagna conviene raggiungere un accordo. Ma ne sarà capace? La May sta adottando una tattica deciamente pericolosa. Cioè sta facendo la voce grossa. Ma il tempo lavora contro di lei. Lei ha detto più volte (l'ultima volta la settimana scorsa) che la Gran Bretagna uscirà dalla Ue il 29 marzo del 2019. Questo significa che ha 16 mesi per raggiungere un accordo. I primi otto mesi sono trascorsi senza fare alcun passo in avanti. Oppure dovrei dire i primi 17 mesi, considerando che tra il referendum e la notifica di voler lasciare la Ue sono passati 9 mesi? In entrambi i casi resta il fatto che non è stato fatto alcun passo in avanti. E più passa il tempo, meno tempo ha la Gran Bretagna per trovare un accordo. La May è quindi con le spalle non lontane dal muro; e ogni giorno che passa si avvicina a quel muro sempre più. Arriverà il momento in cui non avrà alcuna scelta che accettare le condizioni proposte dalla Ue senza discutere oppure fare un salto nel buio e andare avanti senza accordi. 

Un dettaglio, in proposito. Sui giornali si parla sempre più spesso dell'ipotesi che la Gran Bretagna possa aggirare il problema siglando il NAFTA, l'accordo transamericano che coinvolge tra gli altri Usa, Messico e Canada. Aderendo a questo trattato avrebbe a disposizione questi tre merctai per le proprie merci. Peccato che questa soluzione ha due grossi problemi. Il primo è il presidente statunitense Donald Trump, che ha più volte detto che quell'accordo è dannoso per gli Usa e che vuole uscirne per sostituirlo con accordi bilaterali con i vari Paesi. Ed è chiaro che senza gli Usa, il NAFTA in pratica non esiste, è solo un nome. L'altro problema è che, come ho detto, le esportazioni della Gran Bretagna sono soprattutto auto e prodotti agricoli. Peccato che Usa e Canada siano tra i principali esportatori di prodotti agricoli. E vogliamo parlare dell'enorme quantità di auto prodotte dagli Usa che non riesce a piazzare sui mercati? E' chiaro che non sarà facile per la Gran Bretagna entrare su quei mercati. 

Come si vede, quindi, la Gran Bretagna ha davanti solo scelte negative. Se va avanti senza un accordo, fa un salto nel buio. Ma anche se raggiunge un accordo, sarà difficile che sia alle stesse condizioni vantaggiose di oggi. Quindi, in ogni caso, la Gran Bretagna ci andrà a rimettere. Mentre invece la Ue non risentirà minimamente dlel'eventuale assenza della Gran Bretagna. Semplicemente perchè la Gran Bretagna non ha mai fatto veramente parte della Ue. Entrò per volontà degli Usa che volevano un elemento di disturbo per impedire che si creassero gli Stati Uniti d'Europa; ed è sempre stato solo questo: un elemento di disturbo. Non si è mai integrata con gli altri Paesi e ha sempre lottato per non pagare il dovuto. Il 30 marzo 2019 l'Unione Europea proseguirà per la sua strada, mentre per la Gran Bretagna comincerà l'incubo, se non avrà firmato qualche accordo. 

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©