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La Grecia e la Spagna in rivolta, uccise dai loro governi


La Grecia e la Spagna in rivolta, uccise dai loro governi
29/09/2012, 16:47

In questi giorni ci sono state numerose manifestazioni di piazza sia in Grecia che in Spagna, di cui si è parlato pochissimo. Sono manifestazioni contro i rispettivi governi, che stanno preparando nuove finanziarie basate sul tartassare gli strati medio-bassi della popolazione: aumento di imposte indirette o introduzione di nuove, taglio del welfare, licenziamenti di massa nel settopre pubblico, ecc. Tutte misure che non intaccano che in maniera superficiale i portafogli dei ricchi, ma che sono micidiali per le scarse finanze della massa della popolazione. 
Sì, perchè il problema della crisi è che la crisi di per sè sarebbe finita. Infatti, studiando l'andamento economico degli altri Paesi, si vede che potenzialmente possono costruire le basi per la crescita. Ma attualmente gira per i governi europei un brutto virus: si chiama brama di ricchezza per se stessi. E così la magguior parte dei governi europei stanno aiutando gli industriali del proprio Paese, ben al di là di quello che ci si può aspettare. Ma per farlo, stanno strangolando i loro stessi cittadini. E' quello che succede in Grecia, dove queste manovre all'insegna dell'austerità hanno fatto crollare il Pil di oltre il 20% in 3 anni. Ed è quello che sta succedendo in Spagna, che è passata da un governo Zapatero che doveva gestire conti abbastanza in ordine e una forte disopccupazione ad un governo Rajoy che ha i conti in disordine, una probabile recessione in corso e una forte disoccupazione. Ed è quello che sta succedendo in Italia, dove i conti sono completamente KO. Basta ragionare su un dato: il 31 dicembre 2010 avevamop un deficit pari a circa 70-75 miliardi, in lievissimo miglioramento rispetto al 2009 (quando avevamo raggiunto i 90 miliardi di deficit). Le finanziarie del governmo Berlusconi e quelle del governo Monti hanno un valore totale di quasi 400 miliardi (anche se una piccola parte avrà effetto solo dal 2014 in poi). Eppure, nonostante questo, nel 2013 non raggiungeremo il deficit zero, come strombazzato da entrambi i governi. Questo perchè, essendo le finanziarie tutte tese a colpire i ceti medio-bassi, come dicevo sopra, hanno provocato una fortissima riduzione della domanda interna. Una riduzione che ci è costata tra il 2012 e il 2013 almeno 3 punti di Pil in meno. E poichè i parametri di riferimento sono tutti riferiti al Pil (deficit pubblico/Pil e debito pubblico/pil), il crollo di questo dato rende più difficile l'abbassamento degli altri dati in percentuale. 
E questo si sta verificando tanto in Spagna quanto in Grecia. Ormai basterebbe poco per far uscire il Paese dalla crisi: basta fare l'esatto contrario di quanto fatto finora. Ma senza necessità di grossi investimenti pubblici. Magari può essere necessaria qualcosina all'inizio; ma il grosso lo devono fare i privati, incentivati da una giusta legge. Dove il concetto di giusta legge è semplice: vanno aumentati i salari per tutti i livelli più bassi e a pagare devono essere proprio i più ricchi. E se minacciano di andarsene e di chiudere le loro fabbriche in Europa, come molti hanno fatto, il governo deve avere il coraggio di prendere il suddetto imprenditore per le orecchie e dargli un poderoso calcio nel sedere mandandolo proprio all'estero dove vuole. Ma senza le aziende. Dopo i primi due o tre grossi imprenditori che vedranno fallire così i loro ricatti, gli altri ci penseranno 50 volte, prima di provarci. E questo vale soprattuitto per società come quelle automobilistiche che un po' ovunque esistono perchè in una maniera o nell'altra ricevono aiuti dallo Stato. 
Come si vede, la ricetta è semplice. Ed è attuabile, se solo ci fosse un governo che volesse farlo.
Ma lo vogliono? Ovviamente no. I politici non hanno alcun interesse ad aiutare la povera gente; l'operaio o l'impiegato non possono certo offrire un pacchetto di voti come un industriale. Sia ben chiaro, non parlo di nulla di illecito. In tutti i Paesi, i politici hanno la possibilità (e in certi casi  l'obbligo, dato che non sempre esistono i contributi pubblici) di ottenere finanzimenti dagli imprenditori. Prendiamo un esempio italiano: i proprietari dell'Ilva hanno finanziato il Pdl con 250 mila euro e Bersani con 90 mila. Come potrebbero entrambi fare una legge che spinga i signori Riva a pagare più tasse? Rischierebbero di perdere i finanziamenti. E questo non vale solo in Italia. 
Allora meglio ammazzare il Paese, arricchendosi (in genere legaklmente, ma in qualche caso no; vedi i tanti casi italiani) e portando i soldi all'estero. Questo è successo in Grecia, a partire dal 2008; questo è successo in Grecia dal 2011; e questo è successo in Italia dal 2010. E non se ne vede la fine. 

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di Antonio Rispoli
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