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"La Guerra dei 20 anni", continua la campagna contro i giudici


'La Guerra dei 20 anni', continua la campagna contro i giudici
16/06/2013, 19:02

Non bastava il flop del primo pseudo-documentario ("ammasso di letame" renderebbe meglio l'idea) intitolato "La Guerra dei Venti Anni - Ruby, ultimo atto": trasmesso di domenica su Canale 5, ha fatto uno share di un milione di spettatori. Ne hanno preparato un altro intitolato "La Guerra dei Venti Anni - Sentenza finale", di cui il trailer è in onda in questi giorni. Innanziturtto già il fatto che è stato spostato su Rete 4 e al giovedì, la dice lunga sul fatto che neanche in Mediaset ci credono più. 
Tuttavia da quello che si è visto nel trailer, sarà lo stesso letame. Per esempio si sente la voce che dice: "5 anni per una telefonata in Procura" (cioè la richiesta della Bocassini per il reato di concussione". E poi fa ascoltare un pezzo della testimonianza della Iafrate, uno dei poliziotti concussi, con la Bocassini che chiede: "Ma lei ha disatteso gli ordini del Pm Fiorillo?" e la Iafrate che risponde: "No, non l'ho disatteso". Peccato che non hanno fatto ascoltare la telefonata tra la Iafrate e la Fiorillo. Con quest'yultima che ha detto un bel po' di volte che Ruby doveva essere messa in comunità e la Iafrate che cercava mille scuse per n on obbedire. Tanto che alla fine la Fiorillo, durante la sua testimonianza, ha dovuto rispondere in maniera scortese che lei doveva obbedire e che quelli erano gli ordini. Ma giustamente, perchè far ascoltare la verità? Meglio solo le menzogne di una teste che deve ringraziare la sua divisa, (e il fatto che la Procura non vuole fare di Berlusconi un martire) se il Pm non ha chiesto gli atti del processo per metterla sotto processo per falsa testimonianza. Oppure, per smentire l'accusa di prostituzione minorile, per cui è stata chiesta la condanna per Berlusconi ad un anno, fanno sentire le dichiarazioni di Ruby, che nega qualsiasi rapporto personale. Certo, basta trascurare il fatto che la Procura ha dimostrato che Ruby ha preso 4,5 milioni per "passare per pazza", usando le parole intercettate in una telefonata della stessa marocchina. E ovviamente la redazione Mediaset lo trascura, come trascura tutte le verità. 
Ma una domanda resta: è ammissibile che succeda questo? In quale altro Paese del mondo assistiamo allo scempio istituzionale di sette televisioni (le tre reti Rai, le tre reti Mediaset e La7), cioè tutte le Tv nazionali, asservite agli interessi di un imputato? Altrove agli imputati è concesso difendersi solo in Tribunale, solo in Italia è concesso difendersi anche dal processo. E questo anche per la quasi nulla professionalità di gran parte dei giornalisti, a cominciare da quelli della Tv e delle grandi testate. 
Facciamo un esempio: se si parla di un processo, bisogna presentare sullo stesso piano le tesi dell'accusa e quelle della difesa. Invece no, ci sono interviste solo ed esclusivamente agli imputati e ai suoi difensori. Ma che cosa pèossono dire? Avete mai visto un imputato che dica: "Sì, io sono un delinquente, mi merito tanti anni di galera"? Oppure un avvocato che dica: "Il mio assistito è un fetente di merda, si merita la peggiore condanna possibile"? Ovviamente no. Il primo si dichiarerà sempre innocente e che i giudici ce l'hanno con lui; e il secondo dirà sempre che l'accusa non ha prove per sostenere l'accusa e che quindi il suo assistito sarà dichiarato innocente. Non potendo intervistare il Pm - che, per deontologia professionale, non può parlare dei processi in corso - manca una voce che sostenga le tesi dell'accusa. Quindi dovrebbe essere lo stesso giornalista a scegliere: o sostiene lui le tesi dell'accusa, replicando ad imputato e avvocato, oppure semplicemente evita di intervistare imputato ed avvocato, limitandosi a riportare le tesi contrapposte. Ma nella realtà italiana sono due cose praticamente impossibili. La prima è impossibile perchè ci vorrebbe un giornalista che abbia una buona preparazione in diritto, almeno quanto basta per conoscere le varie fasi di un processo e capire cosa sta succedendo; ma tra i giornalisti di cronaca giudiziaria sonmo pochi quelli che hanno queste caratteristiche. E tra coloroc he si occupano dei processi di Berlusconi, quasi nessuno, dato che si tratta di solito delle prime firme del giornale o della Tv. La seconda possibilità la troviamo solo nel campo dell'irrealtà: se l'imputato si chiama Silvio Berlusconi basta che fa una telefonata e si trova schiere di reggimicrofono con in tasca il tesserino dell'Ordine dei Giornalisti che - con totale deferenza e senza mai disturbare - registrano tutte le cretinate che il loro padrone o i suoi avvocati dicono. E le pubblicano così come sono, senza uno straccio di controvoce. 
Più volte, nei miei editoriali, ho parlato dei processi (non solo di quelli di Berlusconi) spiegando le parti tecniche che sui giornali non veniva mai spiegato. Quei particolari che spiegavano perchè - a discapito delle parole di imputato e difensore - il Pm aveva le prove o gli indizi necessario per andare avanti nel suo processo. Ovviamente, questi articoli, in massima parte, non vengono letti e ancor meno commentati; ma quelle rare volte che c'era un commento era sempre o di approvazione per aver spiegato una cosa che nessuno aveva detto oppure di stupore, all'insegna del "Ma la Tv non l'ha detto, quindi quello che dici non è vero". Allora mi chiedo: ma è così difficile dare una informazione completa? Possibile che per tutti i giornalisti italiani l'unico obiettivo sia dare addosso ai magistrati? Io non voglio pensare che sia così, voglio pensare che un giornalista che arriva ai vertici della professione, che scrive sulle prime pagine del Corriere della Sera o di Repubblica o che fa il "mezzobusto" in Tv, sia là perchè ha un'alta professionalità, un pieno rispetto della deontologia ed eccellenti qualità culturali. O mi devo ricredere?

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di Antonio Rispoli
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