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"La Guerra dei 20 anni": la disinformazione targata Mediaset


'La Guerra dei 20 anni': la disinformazione targata Mediaset
09/05/2013, 17:50

Domenica prossima su Canale 5 verrà trasmesso quello che solo con molto buon cuore e tolleranza può essere definito "documentario". Ma già il trailer che stanno trasmettendo dice tutto, dal primo all'ultimo fotogramma. 
Infatti il titolo sarà "La Guerra dei 20 anni - Ruby, ultimo atto", riferendosi alle vicende giudiziarie di Berlusconi. Ora già il titolo è sbagliato: la prima indagine su Berlusconi è del 1983 quando venne sospettato - dati i suoi stretti rapporti con Vittorio Mangano e Marcello Dell'Utri - di traffico di droga; una indagine che poi venne archiviata perchè non venne trovata alcuna prova in proposito. 
Ma il titolo è sbagliato anche perchè la prima condanna è più vecchia di 20 anni. Infatti fu nel 1989, quando venne condannato in primo grado per falsa testimonianza, ad un anno e mezzo di reclusione (la pena venne confermata in appello e poi cancellata per indulto). Avvenne in un processo civile di Venezia, dove venne chiamato come testimone a proposito di un processo per diffamazione contro due giornalisti dell'Espresso. Lui non c'entrava nulla con le parti in causa, era solo un testimone. Ma una delle prime domande riguardava i rapporti tra Berlusconi e la P2. Ma lui disse che non ne sapeva niente, che non aveva mai fatto parte; insistendo nella sua versione anche quando il giudice gli fece presente che c'erano le prove, compresa la sua firma su una ricevuta con cui Berlusconi aveva pagato due annualità di adesione alla P2. E' chiaro che, continuano a negare, si macchiò del reato contestato e quindi venne condannato. 
Già questo la dice lunga sulla accuratezza con cui lo special è stato fatto. Ma continuiamo. Il termine "guerra" è sbagliato. Infatti finora è stata una aggressione continua di Berlusconi contro i magistrati. A cominciare dal decreto salvaladri emanato nel luglio 1994 dall'allora Ministro della Giustizia Bondi. Ed è poi esplosa quando accidentalmente le indagini della Procura di Milano sono finite su Berlusconi. Perchè il primo processo è stato un vero e proprio incidente: la Procura stava indagando su due finanzieri, sospettati di ricevere bustarelle. I loro telefonio vennero messi sotto controllo. Una sera vengono telefonati da un manager della Fininvest che dice una frase del tipo: "Vedete di mantenere il silenzio e noi sapremo come ricompensarvi". La telefonata arriva dalla "batteria" di Palazzo Chigi, nome con cui viene chiamato il centralino. E che ci faceva il manager della Fininvest lì? Dopo alcune indagini, i magistrati scoprono che aveva appena finito di parlare con Berlusconi. A questo punto, sarà lecito per i magistrati indagare se per caso Berlusconi ne sapesse qualcosa senza incorrere nel reato di lesa maestà? 
Per questo nel novembre del 1994 venne mandato il famoso avviso di garanzia che non era un avviso di garanzia. Era solo un avviso di comparizione. Diciamolo in parole semplici: i magistrati convocano contemporaneamente i due interessati (Berlusconi e il suo manager) in due stanze diverse, ognuno interrogato da un magistrato diverso. Ma le domande sono grosso modo le stesse. Alla fine, si confrontano le risposte e si valuta cosa fare. Una cosa normalissima, che si fa decine di volte ogni anno, nelle Procure italiane. A guastare le cose fu qualcuno dell'entourage di Berlusconi che telefonò al Corriere della Sera, per dare la notizia. Come si fa a sapere che fu qualcuno di quel gruppo? Ragionando. Se si legge l'articolo si notano numerose inesattezze: si parla di un avviso di garanzia, di due tangenti (invece nell'avviso erano tre) e così via. Se fosse come racconta ALessandro Sallusti, allora capocronista del Corriere, che qualcuno aveva passato ai giornalisti il documento originale, perchè fare tanti errori marchiani? Ma Berlusconi sapeva il contenuto di quel documento, glielo comunicarono i Carabinieri che dovevano notificarglielo. Infatti, la Procura di Milano sapeva che quella sera Berlusconi sarebbe stato a Roma e mandò i Carabninieri a Palazzo Chigi. Ma Berlusconi era a Napoli (oggi potremmo sospettare con qualche puttana) e quindi i Carabinieri, pur notificando l'atto, telefonarono all'allora premier per leggergli il documento. Dopo la seconda tangente Berlusconi infuriato sbattè il telefono e chiuse la comunicazione. Per questo l'articolo fu così poco chiaro e approssimativo: ovviamente, riferendo cose sentite, qualche imprecisione si fa. 
Da allora sono stati fatti poi altri processi, per ognuno dei quali Berlusconi ha fatto una o più leggi ad personam. Venne accusato di falso in bilancio? Via una bella legge nel 2001 che depenalizzava il reato di falso in bilancio, facendolo prescrivere in pochissimo tempo e rendendo impossibile perseguire chi lo commetteva. Parte il processo Mills, in cui Berlusconi è accusato di aver versato 600 mila dollari all'avvocato Mills affinchè dichiarasse il falso nei processi che lo riguardavano? E allora ecco una bella legge che dimezza la prescrizione per questo reato, permettendo così di non essere condannato. Anche se la Cassazione ha riconosciuto che il reato è stato commesso e che grazie alle false dichiarazioni di Mills Berlusconi ha evitato la condanna nel processo per le tangenti alla Guardia di Finanza (quello del 1994, per intenderci). 
E così via.
Gli ultimi due casi sono il processo Mediaset e il processo Ruby. Il processo Mediaset ha superato ben 15 leggi ad personam, prima di arrivare ad una sentenza di secondo grado. Ed è una sentenza basata su  documenti concreti: bilanci, passaggi di denaro tra aziende ecc. 
Stesso discorso sul processo Ruby. Lì sono due reati: concussione e prostituzione minorile. La concussione già stata sistemata, diminuendo del 50% la durata della prescrizione con l'ennesima legge ad personam (la legge anti-corruzione del governo Monti). Ma è provata dalle testimonianze delle stesse persone che, nella foga di discolpare Berlusconi, hanno confermato il reato. Per questo, in un codicillo della legge anti-corruzione è stata prevista la condanna della vittima della concussione. Così, in appello si dirà che i testi sono stati sentiti senza avvocato (come capita agli imputati di reato connesso), le testimonianze verranno cancellate e Berlusconi avrà buone possibilità di cavarsela. Ma, allo stato delle leggi al momento delle indagini, la colpevolezza era provata. Ed è inutile che Berlusconi dica: "Io non ho minacciato nessuno". La telefonata del Presidente del Consiglio è già di per sè allo stesso tempo una minaccia per una futura promozione ed una speranza per la medesima promozione. Minaccia se non lo si accontenta, speranza se lo si accontenta. Quindi, il fatto stesso che abbia telefonato è già quella la prova della concussione. 
Stesso discorso per il reato di prostituzione minorile. Decine di volte si è sentito Berlusconi o Ruby dire: "Non abbiamo mai avuito rapporti sessuali". Peccato che la legge non richieda rapporti sessuali, perchè si consideri avvenuta la prostituzione. Ruby sicuramente è stata pagata da Berlusconi per decine di migliaia di euro prima delle indagini e 5 milioni dopo le indagini (pagati solo parzialmente, in base alle prove apparse sui giornali). Se i magistrati hanno dimostrato che una parte dei soldi sono stati pagati per una lapdance, uno spogliarello, per un bagno nuda in piscina, anche questa è prostituzione. L'episodio raccontato dai giornali, delle ragazze che durante una festa di Arcore si passano una statua di Priapo, baciandone il fallo, è sufficiente a considerare avvenuta la prostituzione. E dagli stessi raccontio di Ruby escono fuori episodi del genere, compreso il bagno seminuda in piscina. 
Tutte queste cose naturalmente sono una piccola parte di ciò che non verrà detto durante quella trasmissione. E verranno fatte sentire le interviste di Berlusconi, di Ruby, di Ghedini, di Longo, cioè di tutte persone che hanno il massimo interesse a mentire. Ma verranno raccontate come se si trattasse di oro colato. 
E questo è giornalismo? E' roba degna di andare in Tv su una rete nazionale in prima serata? Sarò drastico, ma quando le menzogne superano un certo limite, mi piacerebbe che l'Ordine deio Giornalisti intervenisse. Ma so che è una pia speranza.  

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di Antonio Rispoli
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