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Meno di due milioni di persone disarmate resistono

La guerra tra Israele e Palestina, un confronto impari


La guerra tra Israele e Palestina, un confronto impari
13/11/2012, 14:02

E' di questi giorni la notizia di una serie di attacchi che Israele sta conducendo a Gaza, portati sia con bombardamenti da terra che dal cielo. Il bilancio è stato tragico: almeno sette morti ed oltre 30 feriti. Come al solito, Israele sostiene che erano tutti miliziani di Hamas oppure civili che Hamas teneva come scudi umani e che ha agito in nome della "sicurezza di Israele", per difendersi la lancio dei "temibilissimi" razzi Qassam. 
Ora, vediamo di appurare alcuni dati oggettivi. I razzi Qassam sono un'arma artigianale, e come tale fatta con quello che si trova: si prende un tubo di lamierino (per intendersi, un tubo tipo quello delle grondaie metalliche) e lo si riempie di propellente. Una delle due estremità del tubo viene chiusa e vi si avvita la testata formata da una piccola quantità (normalmente siamo nell'ordine di 200-300 grammi) di un esplosivo ricavato artigianalmente dai fertilizzanti a cui vengono mischiate delle biglie o dei rottami metallici. Questo per dare un minimo di pericolosità all'arma dato che, senza questi, sarebbe pericoloso quanto un petardo sparato a Capodanno: se non ti esplode in mano o in faccia, non  ti succede nulla. E così è per i Qassam: se non esplodono vicinissimi, fanno al massimo qualche lieve ferita. 
Ma c'è un altro punto da sottolineare: che i palestsinesi attacchino gli israeliani è normale; anzi, mi sembra il minimo. Come succedeva del resto in Italia tra il 1943 e il 1945. E per lo stesso motivo: quando un Paese viene invaso, è normale che si sviluppi un movimento di resistenza armata. E poichè Israele ha invaso quei territori nel 1967, durante la Guerra dei Sei Giorni, è giusto che i palestinesi tentino di ribellarsi. Anche se ormai la battaglia è disperata, l'unica alternativa che rimane loro è decidere come morire. Possono scegliere se essere colpiti dalle bombe d'aereo che Israele gli sgancia quotidianamente addosso. Oppure se morire di fame e di sete, dato che Israele impedisce il passaggio di cibo, acqua, medicinali, carburante... qualsiasi cosa. Oppure ancora morire mentre vanno alla ricerca di cibo. Infatti Israele dal 2007, per punire i palestinesi si aver votato Hamas, nelle uniche elezioni tenutesi in Palestina, ha realizzato l'embargo totale della striscia di Gaza, bloccando i 13 accessi alla Striscia e realizzando anche uno sbarramento navale per impedire ai pescherecci di lasciare la costa. Infatti, secondo le leggi internazionali, ogni Paese può pescare nelle proprie acque territoriali e nelle acque internazionali fino a 20 miglia dalla costa. Ma Israele mantiene un blocco per impedire che i pescherecci superino le tre miglia dalla costa, in modo che siano i pescherecci israeliani ad approfittare di quel ben di Dio contenuto nel mare. Certo, qualche volta i pescherecci riescono anche a tornare indietro, per esempio avvalendosi dell'aiuto di pacifisti internazionali.. Rosa Schiano, giornalista ed attivista che vive a Gaza (ed è un po' l'erede di Vittorio Arrigoni) nei giorni scorsi ha raccontato di alcuni tentativi fatti in questo senso; ma gli israeliani usando cannoni ad acqua estremamente potenti hanno danneggiato i pescherecci, costringendoli ad andare via e rubando loro il pescato. 
Altra cosa estremamente pericolosa per i palestinesi è coltivare la terra. Infatti, per come sono costituiti i villaggi nella striscia di Gaza, gli abitati sono molto concentrati in spazi relativamente ristretti (è uno dei luoghi al mondo dove la densità abitativa è più alta) e all'esterno ci sono le zone coltivate, che spesso arrivano a meno di un chilometro dal muro che chiude gli abitanti di Gaza nel loro territorio, come una gigantesca prigione a cielo aperto. Il risultato è che se si avvicinano a meno di un chilometro dal muro rimangono vittima dei cecchini israeliani (che sparano proiettili esplosivi - tecnicamente si chiamano autoespansivi - che quando colpiscono si dividono in tanti trammenti, creando ferite dolorosissime e quando non uccidono, spesso lasciano invalidità permanenti); ma anche se non lo fanno, spesso i coloni fanno incursioni sui terreni palestinesi, in cui bruciano gli olivi coltivati dal palestinesi. E possono farlo tranquillamente: di solito agiscono con la copertura dell'esercito israeliano, che li protegge da qualsiasi reazione palestinese. 
E' chiaro che con queste prospettive, persino essere colpiti da un proiettile non è una cosa così grave. Come mai fino ad un ncerto punto per Hamas è stato così facile trovare dei kamikaze? Perchè di persone disperate ce n'erano tantissime. E se bisognava farsi saltare in aria per aiutare la propria famiglia, lo si faceva.  Oggi anche quella fase è finita. Pur senza pretendere di fare un esame psicologico a distanza a ciascuno dei palestinesi che vivono a Gaza, l'impressione è di una sorta di resa di massa. Non so quanti hanno visto il film di Bruce Lee "Dalla Cina con furore". Nell'ultima scena c'è Bruce Lee che ottiene dalla Polizia garanzie per i membri della propria scuola, poi esce sulla soglia e vede due file di soldati - una in piedi e una in ginocchio - con i fucili puntati contro di lui. A quel punto prende la rincorsa e si lancia contro i soldati, che ovviamente sparano e lo uccidono. Ecco, l'atteggiamento che mostrano i palestinesi è questo: sanno di essere condannati e quindi sanno che le loro azioni sono destinate ad essere inutili, se non interviene qualcuno dall'esterno a salvarli. Ma allo stesso tempo, non intendono restare inermi ad aspettare l'ultimo proiettile. Per questo ci sono azioni come il lancio di razzi Qassam: sono inutili e i primi a saperlo sono i palestinesi. E le statistiche parlano chiaro: dal 1995 ad oggi sono stati lanciati oltre 15 mila razzi e ci sono stati meno di 10 morti, di cui alcuni erano anziani molti per infarto per la tensione durante il suono delle sirene del sistema di allarme. Insomma, divento più pericoloso io se salgo su un cavalcavia e mi metto a lanciare sassi sulle macchine che passano. Per centrare 10 auto, mi servono molto meno di 15 mila sassi. 
ANche il tentativo che si sta facendo, di portare la Palestina all'Onu appare difficile: farlo diventare ubn membro effettivo è stato impossibile per l'opposizione degli Usa che hanno posto il veto. ANche il tentativo attuale di farlo diventare membro osservatore (posizione che limita fortemente la possibilità della Palestina di contare qualcosa, ma almeno le permetterebbe di appellarsi al Tribunale Internazionale, il quale comunque non farebbe niente, dato che Israele non fa parte dei Paeso che hanno firmato per la sua creazione) appare difficile, dato il fortissimo pressing che tutti i Paesi europei e gli Usa stanno facendo su tutti i Paesi che potrebbero sostenere la rivendicazione. E definirlo "pressing" è un eufemismo, dato che praticamente siamo alle minacce, anche se velate da termini diplomatici. Minacce non a vuoto: da quando l'Unesco ha accolto la Palestiona tra i suoi membri, Usa ed Israele non hanno più versato un centesimo, come dovrebbe essere loro dovere. 
Infine c'è il discorso della sicurezza di Israele, in nome della quale tutto dovrebbe essere concesso al Paese. Ammazzano donne e bambini? In nome della sicurezza di Israele. Vengono sganciate bombe nucleari in Libano nel 2006? In nome dela sicurezza di Israele. Vengono fatti morire a Gaza un milione e mezzo di palestinesi? In nome della sicurezza di Israele. Eppure storicamente Israele non viene attaccato dal 1973, la guerra dello Yom Kippur, una guerra scatenata da Egitto, Libano, Siria e Giordania per riprendersi i territori che Israele si era preso sei anni prima con la Guerra dei Sei giorni. Una guerra, quella del 1973, che dimostrò la superiorità militare di Israele, tanto che si dovette scatenare la crisi petrolifera, per evitare che Israele annientasse l'esercito egiziano e quello siriano per poi andare a conquistare le rispettive capitali. Da allora nella zona l'unico Paese aggressore è stato Israele: nel 1982 invase il Libano, arrivando con i suoi carri armati a bombardare Beirut; nuova invasione nel 2006, quando pretese che gli lasciassero una fascia di terreno al confine, con una profondità di 30 Km. E fu durante questa invasione che vennero usati alcuni ordigni chiamati "mini-nukes: armi nucleari di potenza e radioattività ridotta, ma capaci di contaminare la zona per un raggio di oltre 500 metri. Poi ci sono gli attacchi a Gaza e in Cisgiordania, l'ultimo dei quali (operazione Piombo Fuso, nel 2009) ha provocato 1500 vittime e oltre 5000 feriti. Ed inoltre ci sono gli attacchi aerei: Egitto, Giordania, Siria, Iraq, Iran... non c'è stato un Paese nel raggio di 2000 Km. da Israele che non sia stato bombardato, a parte la Turchia (Israele non intende litigare con la Nato). E questo è un Paese che "si difende"? CHe attacca suo malgrado "per la propria sicurezza"? Se Israele volesse solamente difendersi, userebbe i suoi sistemi difensivi e basta. E soprattutto tornerebbe in quelli che sono i suoi confini, quelli che gli sono stati assegnati dall'Onu. Ma ad Israele non interessa nulla rispettare il diritto internazionale o gli altri Paesi. Sanno di avere alle proprie spalle l'appoggio incondizionato di Usa e di tutti i Paesi europei, senza eccezioni, e quindi fanno quello che vogliono. Non è un caso che Israele sia l'unico Paese che dopo il 1945 ha potuto conquistare militarmente territori dai Paesi circostanti e non sia stato attaccato per questo. Basta ricordare quello che successe a Saddam Hussein quando volle fare lo stesso a spese del Kuwait...

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di Antonio Rispoli
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