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Tante parole, ma nei fatti si colpisce ancora lì

La legge di stabilità: una nuova stangata sui ceti medi


La legge di stabilità: una nuova stangata sui ceti medi
16/10/2012, 14:30

E' in troppo facile dire "io l'avevo detto", tanto in pochi se ne sono accorti. Eppure era evidente sin dall'inizio, sin dal primo decreto "Salva Italia" che il governo Monti avrebbe proceduto alla distruzione sistematica dell'economia italia e dei conti pubblici. Il tutto in maniera molto più violenta di quanto abbia mai fatto il governo Berlusconi. Non sono passati ancora 12 mesi da quando Monti si è insediato, e già si è perso il conto di quante manovre finanziarie sono state fatte finora. Ognuna di essere è stata inutile ai fini di quanto a parole ci si proponeva (cioè riassestare i conti pubblici e aumentare la crescita) ma utilissima nel distruggere l'economia italiana. Innanzitutto si è fatta sprofondare la domanda interna ai minimi degli ultimi 30 anni. aumentando le tasse sui dipendenti e sui pensionati e tagliando i servizi (scuola, sanità, pensioni, ecc.). Inoltre si sta eliminando ogni sicurezza sul futuro, con la precarizzazione di massa, a cominciare dall'abolizione, di fatto, dell'articolo 18 (anche se rimane un articolo 18 nello Statuto dei Lavoratori, il suo potere deterrente è' stato eliminato). 
Meno soldi a disposizione, più insicurezza sul futuro, ed ecco che la massa della popolazione non è in grado di comprare altro che generi alimentari. E in quantità sempre minori. E' così che sta aumentando il deficit pubblico e il debito pubblico; ed è per lo stesso motivo che il Pil continua a calare. Nel 2010 le previsioni per il 2012 erano di una crescita dello 0,5%; oggi siamo a meno di -2,5%, cioè piena recessione. 
E in questa situazione arriva la legge di stabilità: tagli alle pensioni di invalidità, alle pensioni di guerra, tagli alla sanità, tagli alle Regioni e agli altri enti locali (in modo da costringere queste ultime ad aumentare le tasse locali). Tutte misure destinate a far aumentare ancora il deficit pubblico, a diminuire il Pil, a far crollare la domanda interna.
E non sarà l'ultima, Ne serviranno ancora molte. Considerando che a gennaio o febbraio dovranno essere sciolte le Camere, per poter procedere alle elezioni in aprile 2013, ci sarà tempo per un'altra manovra a gennaio o a dicembre 2012. Dopo di che il nuovo governo, quale che sia, si troverà tra le mani una economia disastrata. E, soprattutto se alla fine Pdl, Pd e Udc faranno il megainciucio con l'elezione di un nuovo governo Monti, per gli italiani il prossimo futuro sarà tragico. 
Perchè in sostanza il governop Berlusconi prima e il governo Monti poi non stanno facendo che spingere l'Italia su quella che possiamo definire "la strada greca" cioè il default. Con la Grecia è stato facile: una popolazione di 10 milioni di abitanti, un Pil di circa 250 miliardi di euro, non c'è voluto molto per distruggerne completamente l'economia. Volendo fare un paragone botanico, è come tagliare un alberello: pochi colpi d'ascia e lo tagli. Per lò'Italia ci vuole più tempo: con 60 m,ilioni di abitanti e 1400 miliardi di Pil, ci vuole più tempo. E come abbattere una quercia: bisogna infliggere molti più colpi d'ascia. Ma una volta che la base è stata in larga parte tagliata e l'albero ha cominciato a piegarsi, non c'è niente più che si possa fare per evitare il crollo. Probabilmente non siamo ancora arrivati a questo estremo, ma non ne siamo lontani. Ci sarebbe bisogno di un cambio immediato di strategia, ma le dichiarazioni dei principali partiti non lasciano ben sperare. Pd, Pdl e Udc continuano a sostenere la politica di Monti, parlano di "agenda Monti", e basta. Non c'è nessuno che proponga una strada alternativa. 
Eppure ce ne sono tante di misure alternative: la sola riduzione delle auto blu a 2000 permetterebbe un risparmio di almeno 3 miliardi l'anno; la riduzione degli aerei di Stato a 2 o 3 permetterebbe enormi risparmi (anche se non quantificabili, dato che i costi in questo settore sono segreto di Stato); l'eliminazione dei consigli provinciali, delle giunte e dei Presidenti di Provincia, consentirebbe un risparmio di almeno 6 miliardi di euro; e così via. Come si vede, con tre semplicissimi provvedimenti, già ho raggiunto quei 10 miliardi contenuti nella legge di stabilità. E senza abbassare minimamente il Pil nè aumentare le tasse nè tagliare i servizi. Certo, questo significa che i politici ne risentiranno. Ma direi che come problema è superabile. 
Inoltre si può agire sul lato delle entrate. Infatti bisogna ricordare che durante il governo Prodi, semplicemente l'invio della Guardia di Finanza nelle imprese permise di aumentare le entrate di oltre 30 miliardi di euro in un solo anno. Non per il recupero dell'evasione fiscale, ma semplicemente perchè la paura di subire controlli, spinse gli evasori ad evadere un po' di meno e quindi a pagare un po' più tasse. Se ad un provvedimento del genere aggiungiamo leggi adeguate, si possono ottenere risultati anche migliori. E quindi ben vengano serie leggi anti-evasione, come quella che reintroduce l'effettività del reato di falso in bilancio, che attualmente non è operativio, dato che la sua prescrizione è così breve che è giàprescritto prima ancora che la Guardia di Finanza possa fare le verifiche e comunicarne l'esito alla Procura della Repubblica. E non basta la proposta del'Idv, di aumentare la pena ad un intervallo compreso tra 1 e 5 anni. Serve almeno il quadruplo, per questo reato: da 4 a 20 anni, con una soglia di esclusione penale (tipo se uno evade meno di 20 mila euro all'anno). In questa maniera, l'evasore fiscale che evade relativamente poco (tipo 50 mila euro), può chiedere il patteggiamento e cavarsela con la pena sospesa. Invece uno come Calisto Tanzi, che ha fatto falsi in bilancio per decine di milioni di euro, verrebbe condannato ad una pena di 20 anni o giù di lì. Una pena del genere sarebbe adeguata al furto che è l'evasione. Perchè l'evasione, stringi stringi, non è altro che un furto fatto ai danni dei cittadini. Perchè le tasse che non vengono pagate dall'evasore, poi vengono pagate attraverso aumenti fiscali sui lavoratori dipendenti o attraverso tagli sui servizi. 
Quindi come si vede, le soluzioni sono semplici, basta approvarle. Ma non è questo l'interesse dei politici. La maggioor parte di loro è interessata solo a riscuotere i ricchi stipendi e magari anche i contributi pubblici e privati alle campagne elettorali. Il paese va a ramengo? Non è un problema loro, che hanno grossi stipendi e conti in banca ancora più grossi. 

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di Antonio Rispoli
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