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La legge elettorale, un imbroglio dietro l'altro


La legge elettorale, un imbroglio dietro l'altro
22/05/2013, 19:03

Uno degli argomenti di cui discute la politica italiana è come modificare la legge elettorale. Fino ad un po' di tempo fa c'era anche la domanda se si dovesse modificare, ma a questo ha risposto la Corte di Cassazione, dimostrando l'illeggitimità della legge attuale. 
Ma per cambiarla come? In Italia c'è una strana situazione. Per 50 anni abbiamo avuto la stessa legge elettorale: proporzionale puro alla Camera, uninominale con obbligo di raggiungere il 65% al Senato (poichè era una quota che nessuno raggiungeva, diventava anche quello un proporzionale puro). Poi dal 1992 abbiamo cambiato ben due volte la legge elettorale. Il primo cambiamento avvenne dopo i referendum del 1991. C'era un quesito che riduceva le preferenze alla Camera da 4 a 2; e un altro che trasformava il sistema elettorale al Senato in un sistema uninominale vero, con l'abolizione del limite del 65%. In quel momento ci fu una notevole campagna stampa a favore del sistema uninominale, che portò al cosiddetto Mattarellum. Cioè un quarto del Parlamento veniva eletto con il sistema proporzionale, mentre i tre quarti con un sistema uninominale: in ciascun collegio (se ne crearono 475) sarebbe stato eletto colui che prendeva più voti. Poi nel 2005 il Porcellum, cioè il sistema attuale: proporzionale con sbarramenti progressivi (10% alla Camera e 20% al Senato per le singole liste, 4% alla Camera e 8% al Senato per le coalizioni, 2% alla Camera e 4% al Senato per il partito all'interno della coalizione), liste bloccate e premio di maggioranza al 55% per la coalizione o il partito che ha più voti degli altri. 
Ma in entrambi i casi c'erano problemi. Col Mattarellum si poteva vincere il collegio anche solo per un voto in più, per cui i partiti più piccoli ricattavano quelli più grandi, pretendendo un certo numero di seggi "sicuri" (cioè in quelle zone dove la coalizione sicuramente avrebbe vinto) in cambio dell'appoggio. Col risultato che i piccoli partiti erano sovradimensionati, rispetto ai voti effettivamente ricevuti; mentre nei seggi sicuramente perdenti o a rischio ci andavano spesso esponenti del partito leader della coalizione, con ovvia insoddisfazione. Col Porcellum, il problema è emerso dal fatto che è stato deciso (anche per un bizzarro intervento di Ciampi) di mettere un premio di maggioranza nazionale alla Camera ed uno regionale al Senato. Col risultato che le regioni più vicine al centro destra (Lombardia, Veneto, Campania, Lazio) garantiscono maggiori seggi al Senato, rendendo impossibile una vittoria del centrosinistra, anche nelle migliori situazioni. E così ci siamo trovati un governo Prodi che è durato 20 mesi perchè aveva una maggioranza risicatissima al Senato, un governo Berlusconi di oltre 40 mesi e il governo Monti. Seguiti da questo enorme casino che è stato il governo Letta. 
Il punto è che cambiare legge serve solo se fatto con intelligenza e per uomini intelligenti. Ma poichè abbiamo partiti guidati da incapaci, persone che sono in grado di guardare solo all'interesse immediato di se stessi, questo cambio non serve a nulla. E' la qualità dei politici che vengono eletti che è pessima. E non c'è legge che possa cambiare la cosa. Certo, potendo scegliere il singolo parlamentare, il teoria qualcosa potrebbe migliorare. Ma siamo in Italia. Chi ha mai visto gli italiani (intesi come massa) fare una scelta intelligente? E alle elezioni si vede. Prendiamo in esame solo quelle di febbraio: quasi un terzo delle persone ha votato per una persona riconosciuta colpevole di decine di persone e che ha guidato per 10 anni l'Italia talmente male da trasformare la terza economia dell'Europa in un disastro; quasi un altro terzo ha votato per un demagogo da due soldi, uno che non è mai riuscito a fare una proposta concreta, ma solo leggi che dimostranop il suo odio (abolizione dell'ordine dei giornalisti, abolizione del contributo pubblico all'editoria, ecc.) e la sua invidia (abolizione dei rimborsi elettorali ai partiti: Grillo non li può intascare e quindi non vuole che gli altri li intaschino); quasi un terzo ha votato un partito che è - scusate l'espressione - un vero e proprio casino, tra incapaci, collusi col Pdl e altro. Il rimanente ha votato per Monti, cioè per colui che ha distrutto nei suoi 18 mesi di governo quel poco che Berlusconi non aveva raso al suolo. Se le scelte degli italiani sono queste, che differenza fa se mettere o meno le preferenze? Come mai i partiti onesti non sono stati votati? 
Il punto è tutto qui. Noi abbiamo i parlamentari che sono dei premibottoni, agli ordini dei capigruppo. Mai nessuno che prenda una iniziativa e voti secondo coscienza e non secondo ordini. Almeno non sui punti fondamentali. Una cosa impensabile all'estero. Negli Usa o in Inghilterra può capitare che il Presidente "corteggi" (politicamente, è ovvio) i singoli membri dell'opposizione per ottenere i pochi voti che gli servono. Persino in Iran - considerato sui giornali un Paese non democratico - Ahmadinejad, per far passare alcuni suoi disegni di legge, essendo il suo partito minoranza in Parlamento, ha trattato sia con i partiti che con i singoli deputati, al fine di ottenere i voti che gli servivano. E naturalmente non c'è nulla di segreto, è tutto alla luce del sole. Questa è maturità politica. Una maturità politica che è sconosciuta nel nostro Paese. Ma senza la quale non c'è legge al mondo che possa garantire un Parlamento valido ed efficiente. 

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di Antonio Rispoli
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