Editoriali / L'opinione

Commenta Stampa

La legge Merlin sulla prostituzione: qual è il bilancio dopo 60 anni?


La legge Merlin sulla prostituzione: qual è il bilancio dopo 60 anni?
21/02/2018, 15:57

Il 20 febbraio del 1958 veniva approvata quella che da allora fu nota come legge Merlin, che disciplinava la prostituzione. In estrema sintesi, disponeva l'eliminazione delle "case chiuse", come venivano chiamati i bordelli allora esistenti. Inoltre introdusse i reati di sfruttamento, induzione e sfruttamento della prostituzione, mentre stabilì che la prostituzione in sè era legale, se non forzata in nessun modo. La legge prende il nome dalla senatrice Lina Merlin, prima firmataria della legge. Ma dopo 60 anni va ancora bene? Oppure è da modificare? 

I principi della legge sono ovviamente da mantenere: è giusto punire lo sfruttamento della prostituzione; così come è giusto mantenere il principio della libertà di prostituirsi, se non si è costretti a farlo. Ma all'interno di questa cornice, l'unica possibilità è continuare come si sta facendo adesso? Cioè con le ragazze seminude in mezzo alla strada, di solito sfruttate da bande organizzate, che operano di fatto in clandestinità? Oppure ci sono altre possibilità da poter esplorare? 

Come è noto, in Olanda ci sono le città che hanno il "quartiere a luci rosse", dove le prostitute si mettono letteralmente in vetrina e poi hanno nel retro un appartamento dove svolgere l'incontro sessuale. E le prostitute sono registrate e pagano le tasse. In Germania o in Australia i bordelli sono assolutamente legali e spesso offrono ai clienti non solo un bar dove contattare le ragazze, ma anche sale da biliardo e altri servizi "ordinari" per chi vuole svagarsi. E anche in questo caso le prostitute sono normali lavoratrici. Ricordo che una volta in Australia un gruppo di prostitute si misero d'accordo per comprare il bordello in cui lavoravano che stava fallendo. E questi sono esempi da prendere in considerazione. Dall'altra parte abbiamo Paesi come gli Stati Uniti, dove la prostituzione invece è reato. Ma questo serve solo a costringere le donne a nascondersi il più possibile, cosa che le pone in una situazione di pericolo costante: almeno 200 donne ogni anno vengono uccise negli Usa dal loro protettore o da un cliente. Il più delle volte in maniera brutale, con pugni e calci oppure picchiate con armi di opportunità (bastoni, oggetti vari che si possono trovare in una casa o per strada). Ma questa è una strada che considero negativa. 

Il problema del sistema tedesco o australiano è che si ritornerebbe alle case chiuse. Magari meno tetre di come erano una volta (non erano chiamate "case chiuse" per sfizio: le finestre e le porte erano chiuse, per non permettere a chi stava fuori di vedere dentro), ma il concetto è lo stesso. E di fatto quindi si tornerebbe ad uno sfruttamento della prostituzione, ma legalizzato. Andrebbe bene così? Magari si potrebbe cercare qualche alternativa. Anche perchè per quanto legalizzato, lo sfruttamento della prostituzione pone sempre il dubbio sulla volontarietà. Cioè il padrone del locale si limita a servire i clienti oppure incassa soldi dalle ragazze? E quanti? Si potrebbe stabilire per legge che i bordelli possano essere gestiti solo da cooperative di prostitute; ma c'è poi il rischio che dietro una cooperativa ci possa essere qualcuno che sfrutti le ragazze, anche se non c'è una ufficialità legale. 

Si potrebbero esplorare altre vie? Beh, c'è la possibilità di unire l'esperienza olandese e quella tedesca e creare dei punti di incontro. Cioè dei locali in cui clienti e prostitute vanno ognuno per conto loro e possono bere qualcosa al bar, magari divertirsi con una slot machine o con un tavolo da biliardo; e se poi trovano qualcuno/a con cui stringere un accordo buon per loro. Il tutto però stando bene attenti a mantenere con qualche norma penale le distanze tra il proprietario del locale e le ragazze. Perchè altrimenti torniamo alle case chiuse e allo sfruttamento della prostituzione. Il tutto, unito alla legalizzazione della prostituzione (e quindi con le prostitute che sono lavoratrici ordinarie, che pagano le tasse come chiunque altro), potrebbe azzerare la prostituzione illegale e quindi lo sfruttamento e l'importazione di ragazze appositamente per prostituirsi. 

Perchè le regole dell'economia insegnano due cose. La prima è che se l'offerta "legale" riesce a soddisfare la domanda, l'offerta illegale tende a sparire. E questo metterebbe in difficoltà le bande di sfruttatori. La seconda è che se la prostituzione emergesse completamente, sarebbe più facilmente controllabile da parte delle forze dell'ordine. E anche questo è un pesante ostacolo alle attività di sfruttamento della prostituzione. L'unico rischio è che lo sfruttamento illegale della prostituzione si indirizzi verso l'unico tipo di prostituzione che la legge non potrà mai tollerare: quella dei minori. E quindi bisognerà intervenire molto severamente in questo campo. Anche perchè purtroppo è molto richiesto. 

E questo lo vediamo dalla cronaca. E' di ieri la notizia di una bambina di 9 anni che i genitori costringevano ad avere rapporti sessuali a pagamento con degli uomini. Ma quale che sia il giorno in cui avessi scritto questo editoriale, mi sarebbe stato facile trovare la notizia di uno stupro o della prostituzione di una minorenne negli ultimi giorni. Non per niente ci sono diversi studi italiani e internazionali che dicono che gli italiani sono i re del turismo sessuale minorile. Si sa che ci sono dei Paesi (come il Brasile o la Thailandia) dove i rapporti sessuali con minori non sono puniti. E gli italiani sono i principali fruitori di questa possibilità. E, per prendere un altro episodio, basta ricordare quello delle due prostitute minorenni che stavano nel quartiere dei Parioli. Ricordate quanti clienti la Polizia trovò? Decine. Certo, magari uno ricorda il nome famoso, il marito della parlamentare Alessandra Mussolini. Ma non fu l'unico. Ce n'erano decine. E tutte persone abbastanza benestanti, per pagare fino a 300 euro per ogni appuntamento. E quelli che non lo sono? Pensate a quante migliaia di persone vengono denunciate in Italia ogni anno per il possesso di materiale pedopornografico. Credete veramente che quelle persone, se avessero i soldi e il contatto giusto, rifiuterebbero di avere rapporti sessuali con una bambina? 

Quindi sì, la legge Merlin si può modificare in meglio. Ma bisogna farlo con attenzione. Bisogna pensare a tutto, fare attenzione a curare i dettagli, se si vuole il meglio. E soprattutto superare quell'odioso bigottismo che porta la gente a considerare l'atto sessuale come qualcosa da nascondere. Fateci caso, quando si parla di prostituzione, si parla sempre di nasconderla, di toglierla dalle strade "per decoro". E se anzichè parlare di decoro parlassimo delle donne? Nascondere la prostituzione serve solo a rendere le donne più deboli. Renderla qualcosa di ufficiale (naturalmente per chi vuole) significa anche tutelarle. Oggi, se un cliente picchia o rapina una prostituta nigeriana, che magari è clandestina in Italia, ha la quasi certezza di farla franca. Sa che la ragazza, se va a denunciare quello che è accaduto, per prima cosa viene espulsa. E quindi tende a tacere. Se invece la prostituta è una lavoratrice come le altre, che lavora in un luogo affollato, diventa meno soggetta ad aggressioni: all'interno di un hotel, se si sente una ragazza che urla perchè viene picchiata, la sentono in tanti. E chiaramente qualcuno interverrà senz'altro. Inoltre, poichè nessuno è sanzionabile - nè clienti, nè gestore, nè prostitute - nessuno avrà paura di chiamare la Polizia. E' così che si tutelano le donne. 

Naturalmente qualcuno dirà: ma perchè le donne dovrebbero prostituirsi? Vietiamolo. Il che, parlando in astratto, è l'ideale. Ma finchè ci saranno donne che hanno bisogno di denaro e con pochi scrupoli e uomini disposti a pagare, la prostituzione ci sarà sempre. Perchè credete che esista l'espressione: "La prostituzione è il mestiere più antico del mondo"? Perchè questa è una situazione che c'è sempre stata. C'era nell'antica Roma, dove i costumi erano molto liberi; ma c'era anche nell'Inghilterra vittoriana, dove i costumi erano oppressivi. C'era anche nel Vaticano (e ci sono documenti che lo dimostrano) mentre l'Inquisizione bruciava Giordano Bruno. Ora, non arrivo a dire, come fece il marchese De Sade nel libro Juliette, che il Papa aveva un suo harem di ragazzine, ragazze e donne di cui servirsi; perchè non lo so. Ma che la prostituzione (anche maschile) ci sia stata anche nei luoghi dove venivano scagliati tuoni e fulmini contro il sesso, come la Roma capitale dello Stato della Chiesa, è un fatto. Quello che la legge deve fare è solo regolarne l'attività. Possibilmente in maniera intelligente e razionale. Ma forse questo è chiedere troppo a dei politici...

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©