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La legge proporzionale e la scissione di Renzi: ecco perchè l'Italia crolla


La legge proporzionale e la scissione di Renzi: ecco perchè l'Italia crolla
17/09/2019, 15:55

In questi giorni, ci sono stati due argomenti che, seppure non in maniera esplicita, hanno condizionato le discussioni politiche. La prima è esplosa questa mattina, con l'annuncio fatto da Matteo Renzi di voler lasciare il Pd. Già si sa che con lui andranno via una parte dei parlamentari e dei dirigenti del partito, dando luogo all'ennesima scissione della sinistra (volendo considerare il Pd di sinistra, cosa molto discutibile). La seconda resta sotto traccia ed è l'idea di fare una nuova legge elettorale, l'ennesima, ma questa volta completamente proporzionale. 

Sia ben chiaro: entrambi i fatti sono assolutamente legittimi. I partiti non sono prigioni e Renzi è libero di andarsene quando vuole. Alla stessa maniera, non c'è motivo per cui una legge elettorale non possa essere presentata e discussa in Parlamento, se c'è una maggioranza che poi la vota. E finchè una legge elettorale è costituzionale, è assolutamente legittima, senza se e senza ma. Si può discutere se sia utile, se sia opportuna, ecc. Ma queste sono poi valutazioni soggettive, che lasciano il tempo che trovano. Ma la cosa interessante è che il cambio di legge elettorale e la scissione di Renzi costituiscono l'esempio di due dei problemi che affliggono l'Italia da 25 anni a questa parte. E si tratta di problemi che hanno condotto l'Italia ad un fortissimo impoverimento culturale e politico, impensabile fino a pochi decenni fa. 

Cominciamo dalla scissione di Renzi. Perchè c'è questa scissione? Non c'è un motivo ideologico dietro. A differenza per esempio della scissione di Rifondazione Comunista del 1989 alla Bolognina. qui Renzi non può portare avanti una bandiera ideologica. E infatti non ci prova neanche. Anche se lo dice tra le righe, è piuttosto chiaro che il suo intento è creare un partito personale. Cioè se ne va dal Pd perchè vuole comandare senza che nessuno gli si opponga e nel Pd non glielo consentono. Anche qui, non c'è nulla da scandalizzarsi. E' storia vecchia e nota. 

Nella cosiddetta Prima Repubblica, i partiti erano legati (almeno a parole) ad ideologie. E lo dimostravano nei nomi. C'era la Democrazia Cristiana, il partito liberale, il partito comunista, il partito socialista, il partito socialista, quello socialdemocratico, ecc. Quindi ognuno era ideologicamente incasellabile. ANche la Lega Nord era incasellabile: un partito razzista che radunava i razzisti del nord Italia. Il primo a rompere questa tendenza fu Berlusconi, con Forza Italia. Un partito che già dal nome non era ideologicamente vicino a nulla. E del resto, Berlusconi lo diceva: "Io non sono un politico, sono un imprenditore". E infatti, una volta al governo ha fatto l'imprenditore: ha trattato l'Italia come se fosse la sua azienda e ha intascato un sacco di soldi pubblici. A cominciare dalla legge Tremonti, nel 1994, grazie alla quale risparmiò oltre 250 miliardi di lire (una bella cifra a quei tempi) di tasse. 

Poi ci furono altri partiti personalistici. Da Italia dei Valori di Antonio Di Pietro all'Udeur di Mastella, e via via elencando. Tutti partiti che continuavano ad essere non incasellabili ideologicamente, ma dove di fatto c'era un capo assoluto. Non necessariamente un capo cattivo: personalmente, io ho apprezzato il Di Pietro politico. Almeno finchè non ha sposato (anche se non ufficialmente, ma usa gli stessi argomenti) la causa del Movimento 5 Stelle. E proprio M5S è stato l'ultimo grosso partito senza identità ideologica, nato solo per conquistare poltrone da distribuire a destra e a manca. E ora toccherà a questo di Renzi, di cui già circolano nomi più o meno credibili, ma che rivelano una assenza di ideologia. Perchè tutti questi partiti personalistici? 

Il motivo è semplice. Il primo è soddisfare il proprio ego. A Napoli dice un proverbio: "Meglio essere testa di pulce che culo di elefante". Ed è quello che fanno questi politici: preferiscono essere a capo di un partito che nella migliore delle ipotesi fa il 3-5%, piuttosto che all'interno di un partito che fa il 15-20%. Il secondo è economico. Se riesci a creare un gruppo parlamentare (per cui bastano 20 deputati alla Camera o 10 al Senato) ricevi parecchi soldini. Che in teoria si dovrebbero usare per la propaganda politica, ma che poi in realtà ognuno usa come meglio crede. Senza contare che può capitare l'occasione per poter esercitare un forte potere di ricatto sul governo. Per esempio, se domani Renzi si ritirasse dalla maggioranza, al Senato il governo non potrebbe far passare alcuna legge. Quindi Renzi potrebbe andare da Conte e dire: "Se ti faccio passare questa legge, ci inserisci questo, questo e questo comma? Altrimenti non passa nulla". E Conte dovrebbe scegliere se accettare il ricatto o far cadere il governo. 

A queste miserie, ci aggiungiamo la legge elettorale. Anche qui c'è un percorso da esaminare. Dal 1948 al 1994 noi abbiamo avuto una legge proporzionale: ogni partito veniva eletto in base ai voti presi, i parlamentari venivano scelti dagli elettori con le preferenze, Poi il governo veniva fatto in Parlamento. Ma poichè escludevano sia MSI che il PCI (che insieme avevano tra il 40 e il 50%), il governo lo facevano quelli che restavano. Poi nel 1994, sotto la spinta di Tangentopoli (chi non ricorda coloro che dicevano che le preferenze favorivano il malaffare?) e dei referendum di Mario Segni, venne fatto il Mattarellum: il 25% dei seggi era proporzionale con le preferenze, il 75% era maggioritario. Cioè chi nel proprio collegio prendeva un voto più degli altri, veniva eletto. Come legge tutto sommato non era male: costringeva molti partiti a schierare nomi di qualità per cercare di battere gli avversari. Mentre nel proporzionale si continuava a scegliere con le preferenze. 

Poi, nel 2005 il governo Berlusconi, davanti alla quasi assoluta certezza di perdere le elezioni, cambiò la legge elettorale, con il cosiddetto Porcellum (battezzato così dal suo relatore, il senatore leghista Calderoli): elezione proporzionale, ma con liste bloccate. Cioè si votava il partito, ma chi andava in Parlamento lo decidevano le segreterie dei partiti. Inoltre era previsto un premio di maggioranza spropositato alla Camera e un altro (che il Presidente Ciampi volle rendere regionale) al Senato. Il risultato fu una legge pessima, ma completamente a favore di chi l'aveva scritta. Infatti, al centrodestra bastava vincere in tre regioni strategiche (Veneto, Lombardia e Lazio) per avere la certezza di avere la maggioranza al Senato. Nuovo cambio di legge elettorale, dopo una sentenza della Corte Costituzionale. Toccò al governo Renzi proporre il cosiddetto "Italicum": elezione proporzionale, sempre con liste bloccate e con premio di maggioranza per chi superava il 40% (la soglia toccata alle elezioni europee dal Pd, soglia che Renzi contava erroneamente di mantenere). Se nessuno raggiungeva il 40%, doppio turno tra i due partiti più votati al primo turno. con premio di maggioranza per chi vinceva, indipendentemente dai voti avuti. Anche in questo caso, parliamo di un premio di maggioranza sproporzionato: un partito poteva arrivare al ballottaggio col 15-20% e poi trovarsi la maggioranza dei seggi. 

Bocciato anche quello dalla Corte Costituzionale, è stato fatto il Rosatellum: ancora proporzionale con liste bloccate, sbarramento per i partiti più piccoli e premio di maggioranza per chi supera il 40%. legge mediocre, che consente ancora alle segreterie di partiti di decidere, dato che solo il primo di ciascun collegio viene eletto (al massimo due o tre, per i partiti più grandi). Ora, cosa ci insegna questo percorso? Che il potere di scelta è stato via via spostato, dall'elettore alle segreterie dei partiti. Sin dal Porcellum noi italiani abbiamo solo deciso i partiti da mandare al governo; mentre coloro che erano al governo cercavano una legge elettorale che gli garantisse il potere, ma considerando la situazione politica di quel momento come eterna. Cioè quando Renzi ha presentato l'Italicum, per esempio, l'ha fatto perchè era convinto che lui avrebbe mantenuto il 40% a qualsiasi elezione politica futura. 

Ora si parla di legge elettorale proporzionale. Perchè? Perchè i due partiti ora al governo (Pd e M5S) sanno benissimo che alle prossime elezioni non avranno percentuali di rilievo. Per intenderci, nessuno dei due arriverà al 40%. E allora fanno una legge che crei confusione, che garantisca la non vittoria. In modo da poter cercare dopo le elezioni di trovare accordi. Non necessariamente tra Pd e M5S, dato che il secondo è un partito che vive meglio nell'estrema destra. Qualcuno potrebbe dire: "Ma allora dicci tu qual è il sistema migliore, secondo te". Dipende. Col proporzionale non si governa, vista l'immaturità dei partiti e il loro fare campagna elettorale istigando all'odio; con il maggioritario o le liste bloccate chi comanda nel partito può tenere meglio sotto controllo chi viene eletto, ma a scapito della democrazia del Paese. Quindi a cosa si vuole rinunciare? Alla governabilità o alla democrazia? 

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di Antonio Rispoli
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