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La lotta per Gerusalemme, tra Israele e l'Islam


La lotta per Gerusalemme, tra Israele e l'Islam
05/12/2017, 15:53

La questione della città di Gerusalemme sta infiammando tutto il Medioriente e non solo. Una questione tecnicamente semplice, ma politicamente (e non solo politicamente) essenziale per miliardi di persone nel mondo. 

Innanzitutto, vediamo la storia recente di Gerusalemme. Quando nel 1948 Israele dichiarò la propria esistenza, senza aspettare le procedure ONU, la città era divisa in due parti: circa un terzo era parte di Israele; il resto parte della Giordania. E nella parte giordana erano state tenuti tutti i posti sacri per musulmani e cristiani. Una scelta ovvia, visto che sin dal 1945 in Israele c'era stato un trasferimento massiccio di persone aderenti alle correnti più estremiste dell'ebraismo. Non i sopravvissuti dall'Olocausto (erano solo una piccola percentuale costoro; e molti poi hanno contestato le azioni del governo israeliano), come recita la propaganda; ma persone provenienti da altre zone del mondo. Poi la svolta nel 1967, con la Guerra dei Sei Giorni: con la scusa che gli altri Paesi stavano preparando un attacco militare, Israele invase l'Egitto (arrivando fino al canale di Suez), la Siria (conquistando le alture del Golan) e la Giordania. E alla Giordania strappò Gerusalemme e quella che oggi chiamiamo Cisgiordania. All'inizio degli anni '70 poi cominciò la colonizzazione, in senso letterale: venivano costruite illegalmente colonie in territorio giordano e venivano occupate dai peggiori elementi della società israeliana, i più violenti ed estremisti. E a poco a poco le città giordane venivano distrutte e gli abitanti in gran parte uccisi. 

A Gerusalemme è stata fatta una cosa del genere. Cioè nella parte est, quella assegnata alla Giordania, sono state costruite sempre più case riservate agli ebrei. Contemporaneamente sono state varate una serie di leggi per impedire la permanenza di chi ebreo non è. Faccio solo un esempio, per intenderci. Chi vuole fare lavori in casa, anche semplici lavori di manutenzione, deve chiedere una sorta di licenza edilizia. Che in teoria tutti possono richiedere, ma che poi in pratica viene concessa solo a chi è ebreo. Se qualche arabo deve fare lavori sostanziali perchè abita in una casa vecchia, dopo che il Comune ha rifiutato di concedere la licenza edilizia, usano un'altra legge per dichiarare l'abitazione pericolosa e quindi abbatterla, cacciando letteralmente di casa gli abitanti. E al suo posto verranno costruite altre abitazioni ma riservate agli ebrei. In questa maniera la popolazione di Gerusalemme, per la prima volta nella sua storia, è diventata a maggioranza ebrea. 

Sì, perchè bisogna ricordare questo. Contrariamente a quello che dicono gli israeliani, la storia insegna che Gerusalemme è stata costruita circa un migliaio di anni prima che apparisse per la prima volta la parola "giudei". Era il termine che gli antichi egiziani usavano per indicare le popolazioni che vivevano nella zona tra il Golan, il deserto del Negev e le zone pianeggianti dell'attuale Siria occidentale. Si trattava di una popolazione fatta di piccole tribù nomadi (formate da pastori di pecore, per lo più), ex schiavi dell'Egitto che non si erano integrati (in Egitto la schiavitù non era permanente, era una punizione a tempo per i criminali. Scontata la condanna, veniva lasciata la scelta tra entrare nella società egiziana oppure essere accompagnati alla frontiera) e altri gruppi etnici. Adottavano una religione politeistica, guidata da Javeh, che aveva la forma di un uomo con la testa di toro. Come in tutti i culti politeisti, aveva una moglie divina e ogni dio aveva un suo "campo" di azione per cui veniva pregato. Il primo contatto tra egiziani e giudei fu di guerra: i giudei si erano alleati con gli ittiti e avevano cercato di ostacolare l'avanzata degli egizi, finendo sconfitti. Alcune centinaia di loro vennero portati in Egitto, divennero schiavi e divennero dopo una casta di mattonai di eccellente qualità, Alcuni secoli dopo, quando la Bibbia narra le vicende di Mosè, furono i mattonai per lo più ebrei a costruire gran parte della capitale di Ramses, Pi-Ramses. 

Dopo la fuga dall'Egitto, gli ebrei divennero una popolazione nomade per alcuni decenni, combattendo contro tutti. Alla fine, una parte di loro cominciarono ad insediarsi a Gerusalemme, che era una città importante nel Medioriente di allora. Ma non furono mai i "padroni" della città. Anche se erano ben integrati: non di rado troviamo un ebreo come consigliere di chi comandava in città. Come ai tempi di Gesù: comandavano i romani, ma i vertici dell'amministrazione cittadina erano ebrei. Quando poi nella zona mediorientale si diffuse la religione islamica, a Gerusalemme la maggioranza divenne musulmana (eccetto forse quando con le crociate vennero fatte delle stragi di musulmani). E tale è rimasta fino al 1967. Solo con la progressiva colonizzazione decisa da Israele la popolazione di Gerusalemme è diventata a maggioranza ebrea. 

Negli ultimi anni, Israele ha aumentato le pressioni internazionali per il riconoscimento di Gerusalemme come capitale del Paese. Una cosa illegale: ci sono molte risoluzioni dell'Onu che dicono esplicitamente che Gerusalemme non è una città israeliana ma una città conquistata; e che quindi non può diventare la capitale di Israele, perchè sarebbe una annessione di fatto. Nonostante questo negli ultimi anni il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha chiesto prima a Barack Obama ed ora a Donald Trump di schierare gli Usa a sostegno del riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele. E il primo passo potrebbe essere il trasferimento dell'ambasciata statunitense da Tel Aviv. Infatti, è noto che le ambasciate stanno sempre nella capitale. Quindi sarebbe un riconoscimento surrettizio, ma pur sempre un riconoscimento. 

Il problema è che Gerusalemme non è una città come le altre. E' una città piena di luoghi sacri per ben tre religioni: quella ebraica, quella cristiana e quella musulmana. Perchè non c'è solo il Golgota, l'Orto dei Getsemani e tanti altri luoghi riportati nella Bibbia; ci sono le tantissime moschee, a cominciare dalla moschea di Al Aqsa; e c'è il Muro del Pianto e altri monumenti sacri alla religione ebraica. Quindi ci sarebbe bisogno di concedere l'accesso a tutti. Un accesso che la Giordania ha sempre garantito, al contrario di quanto ha fatto Israele, che da decenni limita gli accessi ai luoghi sacri o lascia che coloni ed altri delinquenti impediscano ai non ebrei di seguire il proprio credo. Basta ricordare come negli ultimi tre anni i coloni abbiano bruciato decine di moschee e diverse chiese, come la Chiesa della Moltiplicazione (sorta nel luogo dove Gesù avrebbe compiuto la moltiplicazione dei pani e dei pesci). Tutti luoghi sacri danneggiati pesantemente dai coloni senza che mai uno solo di loro sia stato arrestato e condannato. Per non parlare dei frati francescani che si occupano dell'Orto dei Getsemani, che sono costretti ad uscire dal loro convento armati di bastoni per difendersi dalle continue aggressioni che subiscono. Con una Gerusalemme capitale di Israele queste cose peggiorerebbero, a cominciare dal progetto - finora mai eseguito, ma sempre pronto - di distruggere la mosche di Al Aqsa (la terza al mondo per importanza) per ricostruire il Tempio di Salomone. 

Inoltre, annettere Gerusalemme ad Israele ha un significato politico-territoriale: significa dare un consenso internazionale alle annessioni fatte nel 1967. E non solo di Gerusalemme: a quel punto anche di Gaza, delle alture del Golan e di tutta la Cisgiordania. E significa anche mettere fine alle speranze dei palestinesi di avere una casa. Israele infatti vuole un riconoscimento anche come Stato etnico ebraico, cosa che significherebbe la retrocessione degli arabi a cittadini di serie B. Sono queste le ragioni politiche e non che rischiano di provocare la rabbia dei Paesi islamici. Sia ben chiaro: è una rabbia destinata a restare lì, dato che militarmente gli altri Paesi non hanno i mezzi per costringere Israele a fare diversamente. Inoltre è bene ricordare che Israele è l'unico Paese del Medioriente che ha missili a testata nucleare. Se si dovesse trovare in difficoltè, potrebbe trasformare i Paesi limitrofi in un deserto radioattivo (e si dice che nel 1973, quando venne attaccato nella guerra dello Yom Kippur, Israele preparò alcuni aerei con bombe atomiche destinati a distruggere le capitali di Egitto, Giordania e Siria). Un attacco militare quindi è escluso. Un boicottaggio economico? In pratica già c'è da parte dei Paesi arabi, ma Israele ha le spalle coperte da Usa e Paesi europei. Non è che resta molto per fare pressione. 

Questa è la situazione attuale. Con Israele che vuole forzare la situazione, approfittando della sua forza militare ed ora anche dell'appoggio incondizionato di Trump. Con i palestinesi che sanno che un riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele sarebbe la loro fine (e non in senso figurato). E una situazione dove non solo i governi europei, ma anche la maggior parte dei mass media europei è dalla parte di Israele. Lo dimostra il recente episodio riguardante il Giro d'Italia. Come è noto, il Giro d'Italia partirà da Israele e farà tre tappe in quel Paese (Israele ha sborsato almeno 4 milioni di dollari per avere i ciclisti). La prima tappa era indicata sul sito del Giro d'Italia come "Gerusalemme Ovest". Israele ha ordinato di cancellare la seconda parola "perchè esiste una sola Gerusalemme capitale di Israele". In caso contrario, avrebbero ritirato il finanziamento previsto. Gli organizzatori del Giro hanno preferito cancellare la parola "Ovest" piuttosto che perdere i soldi. Senza rendersi conto che così facendo hanno trasformato definitivamente una gara sportiva in un manifesto di propaganda politica. Non che sia una novità: Hitler nel 1936 fece lo stesso con le Olimpiadi di Berlino. Ma proprio perchè non è una novità, gli organizzatori del Giro d'Italia avrebbero dovuto evitare di collaborare. Perchè adesso i ciclisti che parteciperanno nel 2018 non porteranno le maglie della loro squadra o la maglia rosa. Agli occhi del mondo, indosseranno magliette coloro rosso sangue: il sangue dei civili palestinesi che ogni anno Israele trucida senza pietà.

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di Antonio Rispoli
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