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La manovra finanziaria di fine anno peggiora di giorno in giorno


La manovra finanziaria di fine anno peggiora di giorno in giorno
08/05/2019, 15:49

La Commissione Europea ha reso note le nuove stime sull'Italia. E sono pessime: la crescita del Pil scende allo 0,1% nel 2019 e allo 0,7% nel 2020; il deficit sale al 2,5% nel 2019 e al 3,5% nel 2020; il debito pubblico nel 2020 supererà il 135%. Ma questo che significa per i normali cittadini? 

La prima conseguenza la vedremo a fine anno. Infatti, la manovra finanziaria necessaria per rimettere in pari le finanze aumenta di entità di giorno in giorno. Per ora siamo già ad oltre 50 miliardi nel 2019. Basta fare due calcoli. Cominciamo dai 23 miliardi necessari per evitare che l'IVA raggiunga il 25%. A cui si aggiungono i soldi necessari per finanziare il reddito di cittadinanza e quota 100; che sono meno del necessario. Infatti, le due norme sono state disposte con tanti di quei paletti che sono in pochi a poterne godere. Lo si vede alla perfezione con il reddito di cittadinanza. Fino a dicembre del 2018, il Movimento 5 Stelle prometteva 780 euro al mese a 5 milioni di poveri. E invece adesso che la legge è stata fatta qual è la realtà? 1 milione di domande, di cui solo 500 mila approvate finora. Di queste, la metà sono per cifre inferiori ai 300 euro; una su cinque è al di sotto dei 100 euro. Con cifre così basse, ci sono centinaia di migliaia di persone che hanno chiesto all'INPS di rinunciare al reddito di cittadinanza. Possibilità non prevista dlala legge ma a cui l'INPS ha provveduto con appositi moduli. Del resto, se posso lavorare - in nero o ufficialmente - per 500 euro al mese, perchè accettare 50 o 100 euro dallo Stato ed essere costretto comunque a lavorare 8 ore alla settimana gratis?

Inizialmente, per quota 100 e reddito di cittadinanza si calcolava uno stanziamento di 15 miliardi l'anno in tutto. Oggi una stima più vicina al vero è di 7-8 miliardi. E siamo così arrivati a 30. A cui vanno aggiunti, secondo le stime della Lega (che essendo di parte sono tutte da valutare), 12 miliardi almeno per la flat tax. E siamo a 42 miliardi. A cui vanno aggiunti i soldi necessari per mantenere l'impegno di ridurre il deficit. Secondo gli impegni presi dal governo attuale, nel 2019 il deficit dovrebbe essere del 2% (anzi, per i tifosi grillini e leghisti del 2,04%). Visto che secondo le stime il deficit a questo punto sarà del 2,5%, servono altri 8 miliardi per ridurre il deficit entro i limiti previsti. E siamo a 50 miliardi. E questo solo per lasciare lo status quo, senza prevedere nessuna spesa ulteriore per rilanciare l'economia italiana. 

E nel 2020 sarà peggio. Perchè - anche immaginando che i 50 miliardi vengano trovati attraverso misure permanenti, cioè tasse e tagli validi per tutti gli anni - bisognerà trovare altri 6 miliardi per evitare l'aumento dell'IVA. Inoltre, per mentenere l'impegno di far scendere il deficit all'1,6%, preso dal nostro governo, bisognerà trovare una somma pari all'1,9% del Pil, cioè 35 miliardi. Quindi in tutto sono altri 41 miliardi di tasse e tagli di spesa. Si tratterebbe di due delle finanziarie più alte della storia della Repubblica Italiana. Quella del 2019 sarebbe la più alta in assoluto, superiore anche a quella da 92 mila miliardi di lire fatta dal governo Amato nel 1992 (per chi avesse problemi di memoria, mi riferisco a quella dove vennero tassati anche i conti correnti con un prelievo forzoso). Ma è chiaro che due manovre finanziarie consecutive di questa entità creerebbero un forte rallentamento nella crescita economica del Paese. 

E' evidente che questo governo non è assolutamente in grado di fare due manovre di questa entità. E neanche lo vorranno fare, perchè qualunque partito voterebbe due manovre di questa entità, avrebbe un crollo dei consensi. Anche perchè ancora non abbiamo parlato di un enorme problema: il debito pubblico. Un debito pubblico pari al 135%, come quello previsto dalla Ue, non sarebbe senza conseguenze. Nonostante il governatore della Bce Mario Draghi stia cercando di tenere bassi i tassi di interesse sui titoli di Stato, un aumento dello spread è il minimo che ci possiamo aspettare. Di quanto non sono in grado di prevederlo, ci sono troppe incognite da valutare. Ma teniamo presente che 100 punti di spread in più significa in un anno circa 10-15 miliardi di euro di interessi in più dal pagare sul debito. Se li aggiungiamo agli oltre 90 miliardi già previsti, a quanto arriviamo? Anche perchè più sale il debito pubblico, più sale lo spread. Ma più vengono messi aumenti di tasse e tagli di spesa pubblica e meno il Paese cresce. 

E' per questo che molti commentatori politici sostengono che il governo non arriverà a fine anno. In particolare alla Lega, che ora ha il vento in poppa. Probabilmente farà come nel 2011: cioè se ne andrà dal governo nel momento in cui l'Italia è più in difficoltà, per poi sedersi tranquillamente all'opposizione ad insultare chi cercherà di sistemare i conti pubblici dell'Italia. Un modo sicuro per guadagnare altri consensi, anche se a scapito del nostro Paese. ma la Lega non ha mai mostrato di interessarsene particolarmente. 

C'è poi una cosa che vorrei aggiungere, che si ricollega all'editoriale che ho fatto l'altro giorno, sui Paesi che una volta venivano definiti PIIGS (cioè Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna). Il Portogallo, la Spagna e la Grecia hanno ottenuto una crescita del Pil superiore al 2% nel 2018, dato che dovrebbe ripetersi nel 2019 (tranne per il Portogallo la cui crescita è prevista all'1,7%). Strepitosa la performance dell'Irlanda, che nel 2018 è cresciuto del 4,5% e nel 2019 si prevede che crescerà del 3,8%. In totale in due anni è salita di oltre l'8%. In pratica in due anni l'Irlanda è cresciuta più di quanto l'Italia abbia fatto dal 2001 ad oggi. Eppure anche loro usano l'euro, anche loro sono nella Ue, anche loro facevano parte dei PIIGS. E anche loro nel 2013 avevano un debito pubblico pari al 123%. Ma hanno saputo amministrare bene il Paese e oggi hanno un debito pubblico di poco sopra il 70% e un Pil che cresce in maniera esplosiva. Allora, com'era la storia dell'euro che impedisce ai Paesi europei di crescere nell'interesse della Germania? 

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di Antonio Rispoli
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