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La manovra finanziaria in Spagna. Un esempio da imitare


La manovra finanziaria in Spagna. Un esempio da imitare
17/10/2018, 15:51

In questi giorni non c'è stata solo l'Italia che ha dovuto mqandare a Bruxelles la propria manovra finanziaria. E' un obbligo che è gravato su tutti i 27 Paesi della Ue. Ma mi hanno colpito gli articoli che parlavano della manovra finanziaria in Spagna. 

Chi segue la politica di quel Paese, sa che in questo momento c'è un governo di minoranza, perchè la maggioranza tra Ciudanos e il Partito Popolare che si era creata dopo le elezioni si è rotta e il governo è stato sfiduciato. E, come prevede la Costituzione spagnola, il compito di creare un governo è passato al leader dell'opposizione, il leader del partito socialista Pedro Sanchez. Che ha trovato l'accordo con Podemos, ma insieme non raggiungono la maggioranza dei seggi. Hanno ottenuto la fiducia grazie ad alcune astensioni e ai voti del partito nazionalista basco e di quello catalano. Quindi il loro è un governo precario, appeso al voto del singolo e ad accordi di compromesso. 

Nonostante questo, è stata fatta una finanziaria interessante. Esaminiamola punto per punto. Il primo punto è la decisione di aumentare il salario minimo da 780 a 900 euro al mese. Una misura che offrirà maggiori entrate ai lavoratori dipendenti, consentendo loro di spendere di più e quindi di spingere il Pil alla crescita. Ed è interessante notare come, mentre in Italia si parla di diminuire i salari, con la precarizzazione del lavoro e col "taglio del costo del lavoro" (gentile eufemismo per indicare il taglio del salario o il taglio dei contributi necessari per le pensioni), in Spagna - come in Germania - aumentano il minimo salariale. In entrambi i casi sol risultato di aumentare il Pil. Mentre in Italia è in discesa. 

La seconda norma riguarda l'aumento delle tasse per i ricchi. Viene aumentata l'aliquota per chi guadagna oltre i 130 mila euro l'anno e viene introdotta una patrimoniale dell'1% per coloro che hanno un patrimonio superiore ai 10 milioni di euro. Anche qui, è una misura che va a favore del Paese. Parliamoci chiaro: se uno che guadagna 200 mila euro l'anno deve pagare un extra di 5000 euro (la cifra è a caso) di tasse non è che finisce a chiedere l'elemosina sotto i ponti. D'altronde, io devo tassare di 100 euro 50 operai a basso reddito per avere la stessa cifra. E nel secondo caso, quei 100 euro vengono sottratti ai consumi, nel primo caso no. Chi ha alti guadagni può mettere da parte grosse cifre; e quindi, se queste grosse cifre ricevono un taglio, non se ne cade il mondo. E' uno dei principi della sana economia; per questo viene ignorato quasi in tutti i Paesi, dove i politici preferiscono far arricchire chi è già ricco per riceverne vantaggi economici. Come in Italia, dove si pensa a tagliare le tasse ai ricchi con la flat tax e con i condoni fiscali. 

Sempre nel solco dell'aumento della domanda interna, è stato deciso di aumentare le pensioni minime. E loro lo fanno davvero. Non come il Movimento 5 Stelle che sta promettendo da anni un aumento delle pensioni a 780 euro al mese (le chiamano "pensioni di cittadinanza") ma in realtà non lo fanno. E non lo faranno neanche questa volta: i 9 miliardi stanziati nella finanziaria bastano al massimo per dare un centinaio di euro al mese a chi è povero, non ci sono i soldi anche per le pensioni. 

E poi ci sono gli investimenti nel futuro: cultura, cultura e ancora cultura. E così, mentre il governo italiano taglia 100 milioni alla scuola, il governo spagnolo taglia le tasse universitarie ed aumenta gli investimenti in ricerca. Queste sono spese che sul momento sono improduttive. Diciamolo in termini terra terra: nel breve periodo sono soldi buttati. Ma nel lungo periodo permetteranno alla Spagna di avere più brevetti e di avere più laureati che potranno fare scoperte scientifiche. E' così che uno Stato sviluppa se stesso nel futuro. 

Come si vede, siamo all'esatto opposto dell'Italia. Dove l'Italia taglia, la Spagna aumenta; dove l'Italia aumenta (con conseguenze negative) la Spagna taglia. L'unica cosa in comune è l'aumento del deficit. L'Italia pretende che l'Europa accetti uno sforamento di 22 miliardi, mentre la Spagna ha concordato un aumento del deficit dall'1,3% all'1,8% (che è comunque inferiore al 2,4% preteso dall'Italia che si trasformerà in un deficit oltre il 3%). Sono 7 miliardi in più di deficit, ma che renderanno molto di più in termini di aumento del Pil. Mentre l'aumento del deficit in Italia, se vogliamo dare retta alle parole del governo, renderà solo 8 miliardi di aumento del Pil. Ehi, non lo dico io, lo dice il Ministro dell'Economia Giovanni Tria, che prevede una crescita supplementare dello 0,5% grazie ai 22 miliardi di deficit in più previsti. Decisamente con questi calcoli il governo italiano non riesce ad averci dimestichezza...

Al di là delle battute, è evidente la debolezza dei politici italiani. E non solo di questo governo. Adesso è più evidente perchè tra leghisti e grillini, trovare chi sappia fare 2+2 è problematico. Ma non è che le misure dei precedenti governi siano state fenomenali. Limitiamoci alla scorsa legislatura. Abbiamo avuto una finanziaria del governo Letta che puntava tutto sui bonus alle assunzioni e su un condono per le società che gestivano le slot machines e che erano in causa con lo Stato; e si è rivelata la legge estremamente debole. Poi abbiamo avuto tre finanziarie fatte dal governo Renzi (più altri provvedimenti economici durante l'anno) dove sono stati dati spiccioli alla gente che ne aveva bisogno e decine di miliardi di euro l'anno agli imprenditori, cioè a chi non ne aveva bisogno. E non mi si venga a dire che queste misure hanno fatto crescere il Pil: siamo cresciuti perchè è cresciuta l'Europa. Infatti la differenza tra il Pil italiano e la media del Pil europeo si è mantenuta costante. Possiamo dire di esserci agganciati all'ultimo vagoncino, ma nulla di più. Niente a che vedere per esempio con la Germania che dal 2014 ogni anno ha un avanzo di bilancio (cioè le entrate sono superiori alle uscite) costante e cresce del 2% all'anno. Cosa che le ha permesso di ridurre il rapporto debito pubblico/Pil dal 76 a poco più del 60%. Mentre nello stesso periodo il rapporto debito pubblico/Pil dell'Italia non ha fatto che aumentare. 

E questo solo perchè i governi italiani continuano a fare deficit su deficit per trovare soldi per gli imprenditori. L'obiettivo dei governi è semplicemente quello: visto che sono gli imprenditori a finanziare i partiti, i politici fanno leggi a loro favore e regalano miliardi e miliardi di soldi pubblici. Mentre invece per far crescere l'Italia, bisogna copiare Spagna e Germania e agire nel modo opposto: aumentare i salari, aumentare i diritti dei lavoratori, aumentare la tassazione sui patrimoni e sui grandi redditi. Io per esempio, se fossi un parlamentare presenterei due norme, copiando la Spagna: aumento dell'aliquota IRPEF più alta innalzata al 49% e una patrimoniale del 3 per mille per i patrimoni fino a 10 milioni e del 5 per mille per i patrimoni al di sopra di questo limite. Mentre chi ha meno di un milione di euro di patrimonio non pagherebbe nulla (in modo da aiutare chi ha redditi bassi). E' così difficile da capire che misure di questo genere possono salvare l'Italia? E non certo dimezzare le tasse che pagano Berlusconi o Farinetti. Quello aiuta solo le tasche di Berlusconi e di Farinetti. 

Del resto, basta pensare una cosa. Se voglio fare un elenco di milionari in Italia, è lungo: la famiglia Berlusconi, Farinetti, la famiglia Riva, illy, Cairo... e sto andando a memoria, quindi senza controllare. Ma se voglio trovare dei milionari tedeschi o spagnoli? La cosa non è così facile. Senz'altro ci sono, ma me li devo andare a cercare su qualche rivista specializzata. E questo è un dato che insegna un'altra cosa: quanto più ci sono concentrazioni di ricchezza, tanto più il Paese è povero e cresce a fatica. Non sono i Berlusconi che fanno ricca l'Italia, sono i Mario Rossi se guadagnano adeguatamente. Esattamente come la Spagna può basarsi sui Josè Sanchez o la Germania sui George Schultze (e chiedo scusa se questi nomi e cognomi che ho scelto a caso non sono i più comuni). Perchè sia in Germania che in Spagna si alzano i salari, si aumentano i diritti; non si punisce chi lavora come è stato fatto in Italia con la legge Biagi, con la legge Fornero e con il Jobs Act. 

Purtroppo è una questione di ideologia. In Italia si continua a praticare l'ideologia neoliberista, nonostante sia fallita in tutti gli Stati in cui è stata applicata. E quindi secondo questa ideologia, si punisce il lavoratore (anche se nessuno lo dice apertamente), facendo finta di volerlo aiutare. E così i tagli dei salari diventano "taglio del costo del lavoro"; la perdita delle tutele contro un licenziamento ingiusto diventa "il superamento dell'articolo 18" o anche "l'adeguamento alle normative europee" (che però non dicono nulla in proposito); l'aumento della precarizzazione diventa "aumento dell'occupazione". Del resto, si sa: quando si ha il controllo dei media, si può far passare qualsiasi cavolata. E le voci isolata come la mia non vengono mai ascoltate. 

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di Antonio Rispoli
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