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"La Merkel un agente della Stasi". E se anche fosse? Mica è l'unica


'La Merkel un agente della Stasi'. E se anche fosse? Mica è l'unica
12/06/2019, 15:57

Ogni tanto spunta fuori su qualche giornale tedesco - e poi rimbalza sui social metwork - la notizia che Angela Merkel (che è nata nella Germania dell'Est) sia stata in gioventù una agente della Stasi, il servizio segreto della Germania dell'Est. 

Premetto che non intendo approfondire se si tratta di una notizia o di una bufala. Altri più addentro di me a questi aspetti hanno esaminato i documenti lasciati negli archivi dopo l'unificazione, senza trovare nessuna prova conclusiva. Al massimo hanno fatto notare che lavorava per l'organizzazione giovanile della propaganda del Partito Comunista (comunque tratta obbligata per chiunque volesse fare carriera giornalistica o politica) oppure che è andata in Polonia negli anni '80, cosa comune a milioni di tedeschi, quando sia la Germania Est che la Polonia erano Paesi comunisti. Indizi che da soli non significano niente. Ma anche significassero che la Merkel abbia fatto parte della Stasi, questo cosa implica? Non èì stata mica l'unico capo di Stato che ne ha fatto parte. 

Chi conosce la storia, sa che i tre dittatori europei del '900 sono stati tyutti parte dei servizi segreti. Per esempio Benito Mussolini, che era stato reclutato dai servizi segreti inglesi. La posizione dell'Avanti, quando ne era direttore nel 1914, schierato a favore prima della neutralità e poi dell'interventismo a fianco degli alleati, dipendeva dal fatto che i servizi segreti inglesi lo foraggiavano abbondantemente per questa scelta. 100 lire ad articolo (per l'epoca una somma molto elevata) più uno stipendio di 5000 lire al mese. I contatti non si sa quando vennero interrotti. Tanto che c'è chi sussurra che tra i misteri dell'oro di Dongo (una mezza dozzine di valigie piene di oro e di contanti gettate da Mussolini nel lago di Como all'altezza di Dongo poco prima di essere catturato dai partigiani) ci siano state anche lettere e altri documenti relativi proprio ai rapporti tra Mussolini e i servizi segreti inglesi. Documenti che spinsero lo stesso Churchill a passare meis sul lago di Como, dopo essere stato escluso dalla politica nazionale. E secondo qualcuno, mentre sommozzatori specializzati recuperavano le valigie in questione. 

Ma anche Stalin era un agente segreto. Meglio, era un informatore dell'Ochrana, la polizia segreta zarista. Nel periodo tra i primi anni del 900 e il 1917, il nome Stalin ancora non esisteva. Esisteva Iosef Vissarionovic Dzugashvili, che agiva all'interno del movimento rivoluzionario col nome di Koba. Ma alcuni documenti portati via dalla Russia prima che Stalin prendesse il potere, dimostrano come lui fosse un agente doppio: lavorava contemporaneamente per l'Ochrana e per i rivoluzionari. E tradiva indifferentemente l'una o l'altra parte a seconda del proprio tornaconto. L'Ochrana non seppe mai in anticipo delle rapine che Koba faceva, mentre in compenso venne avvisata una mezza dozzina di volte da lui di riunioni di rivoluzionari a cui Koba arrivò in ritardo o non arrivò affatto e che terminarono con una retata della Polizia. Ovviamente il grosso dei documenti su di lui venne poi distrutto dallo stesso Stalin e da Beria quando Koba divenne dittatore e cambiò nome

E non bisogna dimenticare la storia di Adolf Hitler. Lui non entrò nel Partito dei Lavoratori Tedeschi (così si chiamava nel 1919) per passione politica. Venne semplicemente mandato - come tanti agenti dei servizi segreti tedeschi di bassissimo rango - a sorvegliare le riunioni di quel partito. Bisogna capire che dopo la guerra la Germania era piena di gruppi che tentavano colpi di Stato uno dietro l'altro. Per scongiurare questo pericolo, i servizi segreti decisero di spiare i partiti di estrema destra ed estrema sinistra, da cui proveniva il pericolo. E così Hitler venne mandato in una birreria di Monaco per accertarsi che non ci fossero discorsi di rivolta. Cosa che fece: entrò, prese la sua birra e si sedette in un angolo ad ascoltare. Secondo le abitudini tedesche del periodo, chi voleva parlare si iscriveva in una lista e parlava di quello che voleva. Se l'uditorio acconsentiva, batteva i boccali di birra sul tavolo, a mo' di applauso. Se era contrario, lanciavano gli stessi boccali contro il malcapitato; segnale inequivocabile di andarsene, se non voleva finire all'ospedale. 

Ma proprio la prima sera sul palco salì un professore universitario che propose la sua idea: la Baviera doveva separarsi dalla Germania e farsi annettere dall'Austria, verso cui i bavaresi erano più affini. Una idea che non piacque ad Hitler, sostenitore dell'unità delle popolazioni di lingua tedesca. Così il futuro dittatore prese a sua volta la parola sul palco e smontò una per una le argomentazioni dell'avversario. E - dando prova della capacità oratoria e del carisma che furono il filo conduttore della sua carriera politica - conquistò i presenti. A cominciare dal capo del partito, Anton Drexler, che gli propose di iscriversi, dandogli anche volantini ed altro materiale. Hitler chiese il permesso al suo superiore e lo ottenne, E così entrò nel DAP, dove divenne in poche settimane un oratore indispensabile, capace di attirare nella birreria centinaia di persone, che poi divennero migliaia, accettando persino di pagare 50 centesimi di marco per assistere al comizio. Il suo successo lo fece diventare il numero 2 del partito, finchè Hitler non minacciò Drexler: voleva essere il presidente del partito o se ne sarebbe andato. 

A quel punto cambiò nome al partito, inserendo la parola "nazionalsocialista" e cominciò a farsi chiamare "Fuhrer", cioè capo. Ma continuò a lavorare sia per la politica sia per i servizi segreti tedeschi. Che anzi lo aiutarono, dandogli i soldi per comprare una nuova sede per il partito e per potenziare la propria propaganda. L'addio ai servizi segreti avvenne nel 1922, pochi mesi prima del tentativo di colpo di Stato (conosciuto come "putsch della birreria") che costò ad Hitler l'arresto e il carcere. Ma in Hitler restò una certa diffidenza nei servizi segreti: raramente dava retta ai loro rapporti e considerava i capi delle due divisioni (quella che si occupava dell'Est, guidata da Reinhard Gehlen, e quella che si occupava dell'Ovest, guidata da Wilhelm Canaris) dei potenziali nemici e li faceva tenere d'occhio. Canaris poi venne anche arrestato, dopo l'attentato contro Hitler del luglio 1944, portato in campo di concentramento e torturato con violenza. Gli spezzarono anche le ossa delle mani e delle gambe. Poi, quando capirono che non avrebbero saputo più niente da lui, le SS lo giustiziarono. 

Quindi, come si vede, l'appartenenza ad un servizio segreto non è mica una cosa tanto rara. E noi sappiamo di questi solo perchè è stata data un'occhiata ai documenti. Ma chissà quanti sono stati i leader politici occidentali che erano legati ai servizi segreti e d cui non sappiamo nulla? Per esempio, prendiamo Harry Hopkins, vicepresidente con Franklin Delano Roosvelt e presidente dopo la sua morte. Fu lui a dare l'ordine di sganciare le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Ci sono molti documenti che dimostrano come si sia speso più volte per fare concessioni a Stalin e all'URSS. L'ha fatto per simpatia politica, perchè riteneva che fosse giusto o perchè era al soldo dell'URSS? Questa ipotesi è tutt'altro che improbabile: nel corso dei decenni si è scoperto che il KGB è riuscito a procurarsi agenti situati in alto loco, sia negli Usa che in Inghilterra che in altri Paesi. Addirittura un assistente del capo dei servizi segreti britannici. Quindi la possibilità di trovare una spia a quei livelli non è zero. 

Tornando ad Angela Merkel, il punto diventerebbe, al massimo, sapere se lei ha denunciato alla Polizia segreta tedesca persone dalla dubbia affidabilità politica (cioè persone troppo vicine all'Occidente o addirittura spie dell'Occidente). E questo non lo potrà mai sapere, in nessun caso. Perchè non esistono documenti in proposito. Se esistessero, già sarebbero stati scoperti. Ma attenzione: "non esistono" non vuol dire che non sono mai esistiti. Infatti, prima della caduta del Muro di Berlino, vennero bruciate tonnellate e tonnellate di documenti. E quindi non si può saper ecosa c'era in quei documenti. 

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di Antonio Rispoli
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