Editoriali / L'opinione

Commenta Stampa

L'ennesimo tentativo di rompere il blocco a Gaza

La nave Estelle si avvicina all'Italia. Ma chi ne parla?


La nave Estelle si avvicina all'Italia. Ma chi ne parla?
28/09/2012, 19:41

In questi giorni vicino alle coste italiane si sta avvicinando la Estelle, una grossa barca a vela carica di aiuti umanitari. Ma è qualcosa di cui gli italiani non sanno nulla, perchè nessuno ne parla. 
La nave è partita dalla Scandinavia ed è diretta a Gaza, per rifornire i cittadini  palestinesi di alcuni generi di prima necessità. Oggi o domani attraccherà a Genova e poi il 4 ottobre sarà a Napoli, per poi proseguire verso il Medioriente. 
E' difficile che arrivi, dato che le navi israeliane dal 2007 hanno formato un blocco a 200 chilometri dalle coste palestinesi e impediscono a qualsiasi nave di proseguire, a meno che non accetti di essere scortata in un porto israeliano. Dove depredano l'imbarcazione di tutto ciò che può essere loro utile e buttano in qualche discarica il resto. Ovviamente la scusa per tenere attivo questo blocco è la sicurezza, ma in realtà è solo una delle linee con cui viene portato avanti l'assedio di Gaza. Insomma, non è nulla di dissimile da quello che avviene nell'Oceano Indiano, con i pirati somali. L'unica differenza è che i pirati somali vogliono un riscatto per rilasciare gli ostaggi; gli israeliani, se non ne ammazzano qualcuno, li rilasciano dopo gli interrogatori e le eventuali torture. Così almeno successe con la Freedom Flottilla, bloccata da una incursione dei soldati israeliani che trucidarono almeno 9 persone (alcune fomnti però hanno parlato di una decina di dispersi, persone buttate a mare dopo essere state uccise) colpendole con raffiche di mitra sparate alla schiena a bruciapelo. Gli israeliani raccontarono che le navi erano piene di estremisti palestinesi e che i soldati avevano subito un attacco quando erano sbarcati sulla nave. Ma è una versione che non sta in piedi: nessun soldato se è attaccato spara alla schiena dell'aggressore di un altro; si spara a chi ti sta di fronte. Così come non regge il fatto che due soldati fossero stati feriti a colti di coltello: l'unica cosa che mostrarono furono delle fotografie di coltelli sequestrati su una nave nel 2003. 
Una volta dirottate le navi sul porto israeliano di Ashdod, annunciarono alla stampa che avrebbero controllato il carico e poi lo avrebbero fatto giungere a Gaza. Invece nulla del genere: presero quello che gli interesseva e gettarono il resto in una discarica nei pressi del deserto del Negev. Addirittura arrivarono a smontare i pannelli solari delle carrozzelle per disabili e gettare lo scheletro nella discarica. 
Con la Freedom Flottilla II Israele ha usato un'altra arma: la diplomazia. Ha ordinato a Grecia, Italia e Cipro (i tre Paesi dove allora c'erano le navi in attesa di salpare per Gaza) di bloccare la partenza delle navi, in cambio di aiuti economici. Non è per caso che la Grecia ha avuto un forte finanziamento pochi mesi dopo e che l'Italia ha vinto un appalto per la vendita di una trentina di aerei militari da addestramento (ed Israele non ne ha certo bisogno, dato che li esporta). Non so cosa abbia pagato a Cipro, ma le navi ivi ormeggiate vennero fatte oggetto di diversi sabotaggi, prima che la Freedom Flottilla rinunciasse. 
Questo è il terzo tentativo, su cui i cittadini possono solo augurarsi che vada bene.
Ma Israele non accetterà di interrompere l'assedio a Gaza, che va avanti dal 2007, cioè da quando gli abitanti votarono per Hamas alle elezioni presidenziali. UNa vittoria che non piacque ad Usa ed Israele, che decisero di punire gli abitanti di Gaza: gli Usa costrinsero i palestinesi ad accettare il predominio di Abu Mazen, mentre gli israeliani decisero di punire gli abitanti di Gaza. E così da allora chiusero i 13 accessi che da Gaza portano ad Israele ed inaugurarono il blocco navale. Inoltre imposero la chiusura del valico di Rafah, che collega Gaza all'Egitto. E quando l'Egitto se l'è dimenticato - come dopo la deposizione di Moubarak, è arrivato il promemoria, sotto forma di bombardamenti ed attacchi contro i posti di polizia. Questo ovviamente senza contare i continui bombardamenti - anche con armi proibite dalla Convenzione di Ginevra - e i cecchini che fanno strage e mutilano i civili. 
Insomma, è una versione in grande del ghetto di Varsavia tra il 1939 e il 1944. Quello che ha salvato gli abitanti di Gaza è stato il fatto di costruire una serie di tunnel sotto il valico di Rafah in modo da permettere agli uomini di Hamas di procurarsi cibo, acqua e medicinali da distribuire alla popolazione in cambio di lavoro. 
Una situazione che va condannata, ma su cui a livello internazionale nessuno fiata. Non c'è un solo governo in Occidente che spenda una parola a favore dei palestinesi. In questo momento c'è l'Assemblea generale dell'Onu in corso a New York, ma l'unico capo di Stato che ne ha parlarto - tra quelli che contano - è il Presidente del Brasile, Roussef. Per il resto, silenzio di tomba. Un silenzio di tomba davanti ad un genocidio che prosegue da 45 anni. 
Com'è quella frase che usano spesso i responsabili delle comunità ebraiche, quando celebrano la memoria degli ebrei (e solo di quelli) morti nei campi di concentramento? "Cose come queste non devono succedere mai più". E poi: "Chi guarda e tace senza intervenire è un complice di chi commette crudeltà".

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©