Editoriali / L'opinione

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La protesta delle ragazze nude in piazza San Pietro


La protesta delle ragazze nude in piazza San Pietro
14/01/2013, 14:26

Ieri quattro attiviste del gruppo "Femen" (gruppo creato in Ucraina, riconoscibile dal fatto di essere composto da sole donne che manifestano a petto nudo, scrivendo gli slogan sui loro corpi) si sono distinte per essere andate a piazza San Pietro, a Roma, durante l'Angelus. Nel bel mezzo della cerimonia si sono tolte le magliertte - come è nel loro stile - e hanno mostrato le scritte sul loro corpo: "Shut up" (state zitti) e "In gay we trust" ("Crediamo nei gay", parafrasando il "Crediamo in Dio" - "In god we trust" - delle cerimonie religiose). 
Naturalmente è intervenuta subito la Polizia che - quattro contro uno - hanno preso le quattro ragazze e le hanno portate via. Prima di questom c'è stato l'episodio della foto: due donne si sono accanite contro una delle manifestanti: una la teneva ferma e l'altra la colpiva ripetutamente con l'ombrello. Ora, tralasciamo il fatto che quella si chiama aggressione, per cui la Polizia doveva portare via anche queste due signore, per la denuncia a piede libero; e non facendolo hanno commesso un reato. Ma soprattutto cosa spinge queste due donne ad aggredire un'altra ragazza? Cosa, se non il bigottismo? Paradossalmente, sono più vicine al Vangelo le ragazze di Femen che quelle due signore. Infatti in nessun punto del Vangelo si condanna il nudo, mentre la violenza viene condannata diverse volte. A partire dal "porgi l'altra guancia", diventato proverbiale, al muto rimprovero di Gesù verso Pietro mentre riattacca l'orecchio ad uno dei soldati che lo arrestano che l'apostolo aveva staccato con un colpo di spada. Ma anche il dialogo con uno degli apostoli, che gli chiede: "Quante volte dovrò perdonare il mio nemico? Sette volte?" E Gesù che risponde: "No, 77 volte sette".
 Tornando alla protesta in piazza, è interessante notare come si a passato sotto silenzio, sui mass media, il motivo della protesta, cioè la difesa dei diritti dei gay. Perchè questa è la caratteristica della nostra informazione: nel momento in cui c'è qualche problema in una manifestazione, il motivo della manifestazione stessa svanisce. E questo è grave, perchè si dimezza l'efficacia della manifestazione che, indipendentemente da come si svolge, ha dei suoi motivi. 
D'altronde il gruppo delle Femen si è caratterizzata finora per intervenire sempre a difesa delle discrimazioni: contro le donne, contro gli omosessuali, ma anche contro le illegalità della polizia nel loro Paese, contro le detenzioni causate da processi farsa, come accade in Russia ed in Ucraina. E in Italia le discriminazioni sono tante: contrio i gay, a cui sono negati i diritti più elementari; contro gli extracomunitari, a cui viene negato persino il diritto di esistere; ma in parte anche contro le donne, dato che subiscono pesanti penalizzazioni nello stipendio sul luogo del lavoro e discriminazioni in molti aspetti della nostra vita civile. Poi per carità, si può anche dire che farlo spogliandosi non è la maniera migliore. Ma è senz'altro quella che attira di più l'attenzione. Anche se c'è da dire che queste ragazze hanno una determinazione veramente unica: è raro che si riesca ad usare la propria nudità senza mostrare vergogna, ma senza neanche usare la seduzione. Infatti queste ragazze non usano pose ammiccanti nè usano altri modi di azione provocanti; si spogliano, ma poi agiscono come qualsiasi altro manifestante. 

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di Antonio Rispoli
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